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La Storia dei Battisti in Italia

 

Le stampe

Un segno della maturità delle chiese battiste italiane nel periodo di formazione e fino all'immediato dopoguerra fu l'enorme quantità di giornali, riviste e periodici che furono in grado di produrre e di distribuire insieme a Bibbie, Nuovi Testamenti e altri libri evangelici editi da loro o da altre case editrici evangeliche come la Claudiana. Abbiamo già detto come fu determi­nante la figura del colportore. La nascita e sviluppo dei batti­sti in Italia è collegato oltre che all'opera di evangelizzazione e diaconia alla stampa e diffusione delle loro iniziative edito­riali e della Bibbia come strumento privilegiato per l'alfabetizzazione e l'istruzione delle masse. Si pensava, talvolta ingenuamente, che sarebbe bastata la semplice lettura della Bibbia per illuminare le coscienze e cambiare le menti e i cuori degli italiani. In campo battista le due testate più importanti furono in un primo momento il Seminatore e il Testimonio edito a Napoli dal 1884 e dal 1890 a Roma come organo dell'Unione Cri­stiana Apostolica Battista.
Una ricostruzione storica del battismo italiano dovrà adope­rare, con le dovute cautele, la massa d'informazione che queste riviste offrono in maniera continuata con brevi periodi di silen­zio. Non bisogna dimenticare che in esse scrivevano i più dotati dei pastori e dei membri di chiesa, dunque rappresentano solo una parte del battismo. Ma, l'esperienza più interessante è collegata al periodo quando la scuola teologica battista di Roma iniziò alcune iniziative editoriali in tre direzioni: una specificamente battista stampando studi, brevi commenti di battisti su tematiche tipiche del battismo; una seconda aperta al dialogo con le altre realtà evangeliche; e la terza e più importante nel 1912 quando nacque la rivista illustrata "Bilychnis" con l'intento di entrare in dialogo con la cultura italiana dibattendo il tema della religione e della religiosità in generale. Guidò questa apertura Ludovico Paschetto.
Si può indicare questo periodo come l'inizio di una italia­nizzazione del battismo favorita da missionari come il Landels e il Whittinghill. Essi capivano che a lungo termine l'opera batti­sta e le chiese dovevano diventare italiane pienamente integrate nel flusso storico e culturale del paese. Altrimenti sarebbero diventate dei corpi estranei incapaci di incidere sulla realtà italiana.
Attorno alla rivista Bilychnis nacque la casa editrice dello stesso nome che ampliò il raggio delle pubblicazioni ini­ziando alcune collane: la Biblioteca di Studi Religiosi, i Quaderni di Bilychnis, gli Opuscoli di Bilychnis e gli Opuscoli popolari divisi in dieci serie diverse. Questa vivaci­tà nella produzione di materiale stampato sorprende l'osserva­tore e iil ricercatore attuali. La spiegazione è relativamente semplice. Se in un primo momento le persone raggiunte dall'evan­gelizzazione appartenevano alle classi subalterne, non c'è dubbio che in un secondo momento il messaggio battista cominciò ad attirare a sua volta alcuni intellettuali. Il caso più cospicuo fu il Gangale legato al settimanale Conscientia lanciato nel 1922 dall'editrice Bilychnis. Vi si legge sotto la testata il cui primo direttore fu Carmelo Rapicavoli: “E' diretto a tutti coloro che ritengono l'avvenire d'Italia strettamente connesso colla rinascita spirituale. Si propone di rievocare le tradizione italiane di riforma religiosa per trarne motivi attuali di rinno­vamento nazionale”. E' chiaro il radicamento che gli intellettua­li evangelici e battisti raccolti attorno queste riviste e perio­dici volevano dare al battismo e all'evangelismo italiano. Il Gangale è una figura complessa di difficile comprensione e collo­cazione. Il suo caso illustra da una parte, l'attrazione che il battismo esercitava su alcuni giovani intellettuali per le sue istanze democratiche e popolari. Dall'altra, la difficoltà del loro inserimento effettivo nella realtà delle chiese battiste dominate dalla questione epidermica dell'espansione e poco atten­te alla pianificazione del futuro. Il Gangale fu battezzato nella chiesa battista di Piazza in Lucina a Roma diventandone membro nel 1924. In questo stesso anno divenne  prima redattore capo e poi condirettore di “Coscientia”. Le tesi del Gangale sono note. Egli descriveva la crisi italiana come il risultato della mancata immissione del paese nella Riforma. Una rivoluzione protestante odierna avrebbe portato l'Italia al superamento delle sue diffi­coltà storiche. Il periodico diventa la cinghia di trasmissione del nuovo neocalvinismo italiano finché fu cancellato nel 1927 dal fascismo. Il Gangale voleva aprire la riflessione teologica delle chiese alla filosofia di Hegel, alle istanze del socialismo e del marxismo. Insisteva sulle radici riformate e calviniste del battismo, per il recupero di una dimensione più europea del battismo italiano. Il suo pensiero è rimasto come fermento in alcuni intellettuali e pastori italiani ma rimase inascoltato da parte dei battisti più occupati e preoccupati di questioni con­tingenti.
Un caso simile si è ripetuto nella breve storia battista in Italia ogniqualvolta si è tentato di sottolineare la necessità di pianificare strategie di lungo respiro strutturando e organizzan­do la vita e la missione comune delle chiese. Alcuni hanno insi­stito e insistono tuttora dicendo che l'unica preoccupazione legittima è la crescita e il consolidamento delle chiese. La strut­tura denominazionale è considerata secondaria e funzionale. Il risultato è la crescita in alcune chiese quando concorrono delle circostanze fortunose, un'adeguata conduzione da parte dei pasto­ri e dei dirigenti locali, reperimento di risorse sufficienti. Ma in altri luoghi dove non si danno queste circostanze le chiese non crescono. E magari dopo alcuni anni nelle chiese che sono cresciute, cambiate le circostanze positive si torna alla situa­zione iniziale o talvolta si retrocede.