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Un tesoro in vasi di coccio

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II Corinzi 4, 7-14
7 Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi. 8 Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all'estremo; perplessi, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; atterrati ma non uccisi; 10 portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo; 11 infatti, noi che viviamo siamo sempre esposti alla morte per amor di Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale.
12 Di modo che la morte opera in noi, ma la vita in voi. 13 Siccome abbiamo lo stesso spirito di fede, che è espresso in questa parola della Scrittura: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo, perciò parliamo, 14 sapendo che colui che risuscitò il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù, e ci farà comparire con voi alla sua presenza.
"Noi abbiamo questo tesoro dentro vasi di terra" scrive l'apostolo.
Alcuni pensano a Dio, anche in queste circostanze, come una presenza "fuori", fuori dal mondo, fuori dalle contingenze.
Un po' come Zeus che dall'Olimpo, da fuori, scagli i suoi dardi infuocati contro un' umanità ribelle e peccatrice. Il virus non sarebbe altro che uno dei suoi strali che ci meriteremmo per le nostre disobbedienze.
Altri pensano a Dio  in termini di maggiore benignità, ma sempre allo stesso modo. Piuttosto che lanciare saette o frecce infuocate Dio offrirebbe il suo ombrello di protezione, perché, quanti sono eletti, vi trovino riparo.
Nell'un caso come nell'altro ciò che risulta logicamente insostenibile è la benignità di Dio verso tutti. Egli, nella sua insindacabile libertà, sceglie alcuni e condanna altri.
Ma il testo biblico di oggi parla di un tesoro "dentro"  vasi di terra.
Dio, ci suggerisce l'apostolo, agisce da dentro. Dentro le circostanze favorevoli o sfavorevoli, dentro la evidente fragilità delle nostre esistenze, dentro le contingenze legate a questa o quella crisi. Dio è in grado di agire, ma non senza di noi, fragili vasi che contengono questa grazia.
Qualcuno ha detto "Se la terra ha la febbre, allora il virus siamo noi". Una frase che detta di questi tempi mi ha colpito perché offre un altro modo di vedere le cose. Noi, infatti, rispetto alla condizione asfissiante del pianeta, possiamo essere visti non come vittime ma come minuscoli elementi in grado, per mezzo della incuria e di un atteggiamento predatorio verso le risorse della terra, di diffondere una epidemia di morte.
Bene, persino rispetto a questo pensiero, il ragionamento paolino ci offre una speranza.
Siamo chiamati da Dio, che agisce in noi come una risorsa di inestimabile valore, a diventare agenti di vita, e propagatori di speranza. In tal modo Dio potrà agire "dentro" la storia umana. Qualche pagina prima, l'apostolo usa un'altra efficacissima metafora. Egli scrive: noi siamo dinanzi a Dio come il profumo di Cristo tra quelli che si salvano  (2 Corinzi 2,14),  siamo il profumo di Dio dinanzi al mondo.
Il movimento viene da dentro e va verso  fuori. Non abbiamo solo un tesoro da custodire, ma un profumo da spandere.
Non c'è dubbio, cari fratelli e care sorelle che il Signore voglia agire e mostrare il suo amore anche in questo momento della nostra vita, ma Egli desidera farlo per mezzo nostro, malgrado le nostre evidenti limitazioni.
Diveniamo coscienti di questo tesoro, e prepariamoci ad essere questo profumo che annuncia e spande intorno a noi salvezza e vita!