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Giorni difficili

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La prudenza è una virtù, la paura rischia di essere un peccato.
Assumere comportamenti prudenti significa rispondere disciplinatamente ai consigli che stiamo ricevendo dalle autorità.  Ma ciò ha anche un valore spirituale. Lavarsi le mani, evitare di tossire senza la protezione di una mascherina, o senza proteggersi la bocca con il gomito, evitare di andare in giro in luoghi pubblici quando abbiamo dei sintomi da raffreddamento, sono comportamenti che, in questo momento in particolare, manifestano la nostra premura per gli altri. Non ha senso pregare il Signore che il virus non si diffonda, senza impegnarci, per quel che possiamo, a che questo non avvenga.
In questi momenti la prudenza è una virtù che serve a difendere le persone più vulnerabili, più esposte alle complicanze, come gli anziani e le persone malate.
Ma se la prudenza diventa paura, e ossessione, allora si trasforma in un peccato. Perché in questo caso essa non guarda più agli altri ma a noi stessi. La paura ci allontana anche da coloro a cui dobbiamo dare il nostro soccorso. La paura ci fa diventare prima scontrosi, poi diffidenti, e in certi casi perfino violenti verso il prossimo. L'altro/a finisce per essere percepito come un attentatore alla nostra incolumità, una minaccia alla nostra stessa esistenza. Lasciarsi prendere dalla paura significa rinunciare alla nostra capacità di com-patire chi è in difficoltà. E' una vera e propria ritirata in noi stessi.
Bisogna essere prudenti senza aver paura. Bisogna essere prudenti proprio per arginare e superare la paura. Facciamo tutto ciò che è prescritto e ragionevole fare per proteggerci  e proteggere gli altri. Ma poi non rinunciamo a vivere per noi stessi e per gli altri. Qui, infatti, si gioca la nostra fede.
 
Preghiamo
"Signore dacci il senso civico di comportamenti rispettosi di regole tese a salvaguardare la società. Dacci il buon senso per applicarle anche nelle nostre case. Ma, Signore, concedici anche il coraggio di vivere e di essere testimoni della tua parola di vita, anche in questi frangenti. Te lo chiediamo nel nome di Gesù che è benedetto in eterno."
"Siate prudenti come serpenti e semplici come colombe" Matteo 16,16

Abbracci
Il libro dell’Ecclesiaste, nel suo brano più conosciuto, al capitolo 3, dice che c’è un tempo per ogni cosa sotto il cielo. Leggiamo il testo:
1 Per tutto c'è il suo tempo, c'è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo: 2 un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato, 3 un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire; 4 un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per far cordoglio e un tempo per ballare, 5 un tempo per gettar via pietre e un tempo per raccoglierle, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci; 6 un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per conservare e un tempo per buttar via, 7 un tempo per strappare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare; 8 un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
Il tempo che viviamo non possiamo sceglierlo, esso semplicemente è. La vita personale e collettiva, è varia e conosce momenti e tempi anche molto diversi. Una di queste opposizioni mi è tornata in mente proprio in questi giorni: C’è un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Oggi il tempo che tutela noi stessi e gli altri è quello di astenersi dagli abbracci.
Ed è un tempo difficile. L’abbraccio è calore, è inclusione, è darsi il benvenuto, è consolarsi gli uni le altre, è vivere anche fisicamente un legame che consideriamo importante. Abbracciare è uno dei più importanti e più naturali linguaggi dell’amore. E’ un linguaggio che non ha bisogno di parole.
Ma già da domenica 23 febbraio, quando è stato diffuso l’allarme per la diffusione del virus in città,  in comunità abbiamo dovuto imparare molto in fretta la disciplina del non abbracciare. Ci è costato stare lontani, non fare quel gesto ormai divenuto consueto allargando le braccia e accogliendo il corpo dell’altro per salutarci. Ma abbiamo compreso, pur riluttanti,  che in questo momento il non abbracciare può dimostrare più amore che l’abbracciare. E’ doloroso ma è necessario proprio perché ci vogliamo bene.
Aspettiamo tutti con ansia che ritorni presto il tempo di abbracciare. E certamente verrà.
Nel frattempo però chiediamo allo Spirito Santo che ci dia creatività e volontà di trovare altri  modi per renderci presenti agli altri con lo stesso calore affettuoso dei nostri abbracci. Possiamo telefonare, possiamo mandare messaggi, possiamo pregare per le persone, dedicar loro una poesia,  possiamo scrivere una lettera alla maniera antica, possiamo consigliare la lettura di brani biblici o letterari che ci hanno dato conforto o ci hanno stimolato la riflessione…
Che il Signore ci aiuti a vivere di abbracci virtuali, calorosi e pieni di amore, in questo tempo difficile perché quando il tempo cambierà ci potremo ritrovare più uniti e più forti nello Spirito, di quando tutto questo è cominciato.