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Ecco io sto per fare una cosa nuova

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Testo della meditazione: Isaia 43

Come meditare sul tempo che è trascorso e quello che abbiamo davanti, in maniera biblica, cioè abitati da una vera speranza e in una maniera realistica che tenga conto degli eventi, degli accadimenti, anche di quelli meno positivi e talvolta drammatici?
Cosa possiamo veramente augurarci per questo 2020, come persone, e come chiesa cristiana che abita questa grande città?
Provo a elencare tre elementi che mi sono sembrati notevoli in questo capitolo e che mi paiono adatti allo scopo, con una conclusione più esplicitamente cristologica.

1. Primo punto: l'augurio di un 2020 liberi dall'ossessione dell'io.
Il nostro è un mondo dominato dall'ossessione dell'io, dell'ego. "Io, mio, voglio, desidero, possedere, comprare, avere successo": fanno parte di questo lessico che impariamo fin da bambini, e che fa di tutti gli altri esseri umani dei potenziali antagonisti, dei competitors. Per cui ogni relazione di amicizia e di amore, dura finché non mette in questione questa egemonia dell'io, questo imperativo categorico alla mia felicità, a cui ogni altra cosa deve essere relativizzata.
Non si tratta di semplice egoismo. Quello è sempre esistito. E' un istinto naturale che posto nella giusta dialettica con l'altruismo, può rendere la nostra vita di relazione equilibrata.
Ciò di cui parlo è una vera e propria idea fissa, che non ci lascia tregua. E' una antropologia estrema del riconoscimento dell'individuo.  Non siamo mai sazi di gratificazioni, non siamo mai appagati in ciò che abbiamo. Siamo famelici in continuazione, fagociteremmo qualsiasi cosa. Siamo fissati per la nostra immagine fisica, per la nostra salute, per il nostro benessere economico.
Addirittura questa ossessione si estende anche alla sfera spirituale. Dio esiste per me. Egli deve prendersi cura della mia salute. Deve risolvere i miei problemi di lavoro. Deve farmi trovare il compagno o la compagna giusta. Deve garantire la mia prosperità.
Il Padre nostro, dell'orante biblico, è trasformato in "Padre mio". Tutto per me: Il creato, la redenzione, la salvezza, il benessere spirituale. 
Il cristianesimo è attraversato da una grande crisi spirituale e, a mio avviso, il punto nevralgico sta proprio in questa riduzione individualistica, della fede e di Dio stesso.
In questo capitolo ho contato per più di 20 volte il pronome "io". Ma esso è sempre applicato a Dio.
"Anì Jahwe" e "anochì" vengono ripetuti spesso all'inizio di una nuova frase e di un nuovo periodo.
"Io sono colui che ti ha liberato (nell'esodo) e che ti libererà (dalla dispersione e dall'esilio)". "Io sono il creatore del popolo, io sono il redentore, io sono colui che ti perdona  peccati, io sono colui che sta per fare una cosa nuova."
L'"Io" di Dio, abitato dall'amore per Israele disinnesca la nostra ossessione, sposta il nostro centro di gravità da noi stessi. Fa sollevare il nostro sguardo dal nostro ombelico, anche spiritualmente parlando, per volgerci ai vasti spazi del mondo che Dio ama.


2.  Secondo punto: L'augurio di un 2020 di memoria e smemoratezza
Nella testimonianza del diario degli ultimi periodi della vita di Marisa, abbiamo ascoltato quanto sia stata dura per lei l'esperienza della perdita della memoria a breve. Marisa era orgogliosa della sua capacità di incasellare in ordine le cose imparate. Una insegnante è esercitata in questo compito e cerca di trasmettere ai propri alunni l'importanza di ricordare quanto appreso.
E anche il nostro testo va nella stessa direzione.
Israele si trova ancora lontano dal proprio paese. Ma può coltivare la speranza di tornarci, ora che la contingenza politica appare favorevole, solamente se si ricorda che altre volte Dio, nella sua storia, è intervenuto per liberarlo dalla condizione di servitù in cui era caduto.
Ricordarsi di ciò che Dio fece per noi, apre alla speranza per il futuro. Ciò che Egli ha fatto può farlo ancora, anzi vi sono già gli inizi, i germogli, di una nuova primavera di libertà.
Tuttavia non deve passare inosservato il fatto che in questo testo non è solo importante la memoria, ma anche una certa capacità di dimenticare.
Il ricordo  di un trauma, ad esempio, può diventare un carico molto pesante da portare. Se e quando la nostra memoria si fissa sui torti subiti, e più in generale sul nostro credito nei confronti della vita, il ricordare può farci diventare rancorosi e perfino vendicativi.
Israele ha bisogno di "non ricordare più le cose passate". Basta indugiare sulle umiliazioni subite, basta raccogliere nei faldoni della memoria i torti, le parole e le azioni che ci hanno ferito. Basta.
Certo mi si potrà dire che la memoria ci coglie all'improvviso, perché alcune cose riemergono malgrado noi stessi. Magari tornano nei nostri sogni e riemergono dal nostro inconscio.
Vero. Ma altro è la memoria negativa che riemerge, e che tu allontani via protendendoti verso il futuro che Dio sta preparando per te, altro è indugiare sul ricordo e farlo diventare un tarlo che corrode i tuoi giorni svuotandoli di ogni possibilità di gioia e di senso della novità.
Dobbiamo ricordare e con la preghiera perfino avere l'audacia di risvegliare la memoria di Dio, per ricordargli quel che Egli è: Dio per noi. Ma dobbiamo anche avere la sapienza e la capacità di dimenticare quanto si pone sul nostro cammino come un macigno che ci impedisce di procedere.



3. Terzo punto: Una forte curiosità per il nuovo
Qui siamo al centro del nostro testo, ai suoi versetti cruciali, che danno orientamento a tutto il capitolo.
Dio annuncia che Egli sta per fare una cosa nuova. Una cosa nuova è inedita. Non l'avevamo vista prima. E' una cosa alla quale non si applica il detto sapienziale: "Niente di nuovo sotto il sole". Non è la versione moderna di cose già viste. Non è un remake. Non è un revival.
Una cosa nuova è una cosa mai vista. E neppure immaginata. Una cosa nuova (ma anche una cosa bella), genera stupore, meraviglia.
Dio dice: vi stupirò. Anche se siete avvertiti che qualcosa di nuovo accadrà, quando avrà luogo, non potrete che rimanerne esterrefatti, sbigottiti.
Dio vuole prepararci a questa novità. Non gli basta sorprenderci, ma vuole preparaci ad una sorpresa.
Ma non basta, Dio ci dice di più.
L'altro giorno passeggiavo al parco del Sempione. Amo questo parco. E' una delle cose belle della mia vita di oggi. Osservando gli alberi e le piante nel loro insieme, pare che esse trasmettano visivamente quanto si percepisce anche per effetto della temperatura, siamo in inverno. Tutto è spoglio. I rami si protendono verso il cielo come le braccia nude di oranti mendicanti di vita.
Ma se ti avvicini ad uno di questi rami, se guardi bene, ecco che noti già delle protuberanze appena percepibili. E' come il ventre di una donna che ha appena scoperto di essere incinta. Appena rigonfio, ma portatore di una cosa completamente nuova: una vita che prima non c'era.
Dio dice, vi stupirò, e ci invita a guardare i germogli. Non basta annunciarcelo, egli ci vuole mobilitare verso il nuovo che arriva.
Per noi cristiani il nuovo per eccellenza è la "resurrezione dai morti". Non si è ancora mai vista una cosa simile. Alcuni dicono che questa fede è una illusione. E per giustificare questa loro incredulità affermano: non si è mai vista una cosa simile. Vero. Ma se si fosse vista non sarebbe veramente nuova. Dio, per mezzo della fede, ci dice, guardate bene, perché in mezzo a voi ci sono già i germogli di qualcosa che però è del tutto nuovo.
Andiamo incontro al 2020 con questa curiosità verso la vita. La novità non è semplicemente il nostro inesorabile incedere verso la morte, come suggerisce la bella e famosa canzone di Lucio Dalla. La novità è che nel 2020 ci aspetta Dio stesso, Egli è la novità.

4.  Epilogo: un respiro universale
C'è un aspetto che ho trovato difficile e controverso di questo testo, e in cui mi sono imbattuto durante lo studio del testo e col quale voglio anche concludere questa meditazione.
Per la salvezza di Israele Dio dice di aver "dato" altri popoli.
"Io ho dato l'Egitto come tuo riscatto, l'Etiopia e Seba al tuo posto" v. 3
"Ho atterrito l'esercito nemico e "tutti quanti furono atterrati mai più si rialzarono e furono estinti, spenti, come un lucignolo" v. 17
Ma poi, in questo dare per la giustizia, si arriva ad un epilogo tragico: Israele si è stancato di Dio, ma anche Dio si è stancato di Israele per le sue iniquità, (v.24) e perciò Dio ha votato allo sterminio lo stesso Giacobbe e ha abbandonato all'infamia lo stesso Israele (v. 28).
Dio ha dato l'Egitto, l'Etiopia. Dio ha dato Seba e infine Dio ha dato allo sterminio lo stesso Israele. La disobbedienza e la ribellione a Dio si ritorce contro tutti.

Ma la buona notizia ci fa giungere fino al suo testimone, al suo servo, che per noi è Cristo: "Dio ha dato il suo unigenito figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna". L'amore di Dio arriva a dare se stesso, per il riscatto prima di Israele, ma poi anche dell'Etiopia e dell'Egitto e di Seba, e di qualsiasi altro popolo. "Dio rinchiude tutti nella disobbedienza per far grazia a tutti" (Romani 11,30).
Il 2020 sia perciò un anno nel quale diventiamo ancor più coscienti del carattere universale del Vangelo di Cristo. Non si tratta semplicemente della tua salvezza, e neppure della salvezza delle persone che ti sono care. La promessa, la novità e la speranza a cui il testo vuole prepararci, sono una salvezza che dobbiamo imparare a declinare in chiave universale. Tutto quanto c'è di buono nel 2020 è per ogni essere umano e per il creato intero.