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Meditazione d'Avvento per il CCP di Milano

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La meditazione natalizia che vi propongo questa sera prova a mettere in relazione e in dialogo tra loro due elementi. Il primo è una miniatura del 15° secolo. E il secondo elemento è costituito da alcuni aspetti dei vangeli dell'infanzia in Luca e in Matteo.
Partiamo dalla nostra icona. Desidero farlo, però, con un piccolo rebus.
Vi mostro la stessa miniatura, ma una delle due è stata manipolata.  A voi il compito di scoprire quale.

 

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E' chiaro che la versione manipolata si presenta come la più plausibile.
Questo semplice gioco mi consente di partire citando quanto è accaduto. Alla mia comunicazione per posta elettronica, al dottor Comolli, di voler fare una meditazione partendo da questa miniatura, (intendo quella autentica), questi, dopo qualche giorno, mi ha chiesto, con molta discrezione,   se ero certo che non si trattasse di una manipolazione. La sua preoccupazione era più che giustificata. La miniatura, infatti, appariva troppo diversa dalle tradizionali e il timore che il tutto fosse il risultato di un buontempone, abile con il Photoshop, era fondato.
 Partiamo dunque dalla meraviglia di Comolli, che spero sia anche la vostra.

La miniatura che abbiamo davanti, è datata intorno al 1450. Si trova dentro un "Libro delle Ore", testo di devozioni, preghiere eucaristiche e mariane. Il libro è scritto in latino e proviene da Besançon in Francia dove deve essere appartenuto ad una famiglia benestante.
Oggi il libro è l'oggetto numero 69 della collezione conservata nel Museo Fitzwilliam di Cambridge.
Libri simili a questo costituivano spesso dei doni per donne, magari in occasione del loro matrimonio, scelti come strumento per la loro educazione religiosa. Purtroppo non si è riusciti a risalire all'identità della prima proprietaria di questo libro.
L'immagine è accompagnata dalla dicitura in latino del Salmo 70, 1 "Dio vieni in mio soccorso, Signore affrettati ad aiutarmi"
L'immagine in sè ha del sorprendente.
Ci sono altre miniature in altri libri che rappresentano Maria con un libro aperto vicino a lei, nel momento dell'annuncio della gravidanza da parte dell'angelo Gabriele. Ma non risultano esserci paralleli di una simile scena della natività.
Maria è a letto intenta a leggere un libro. La ricopre una trapunta rossa che avvolge tutto il suo letto. Giuseppe, invece, è seduto a terra, in parte sopra la stessa coperta che arriva fino a lui e tiene in braccio il piccolo bambino in fasce. Il capo di Giuseppe è chino sul piccolo nella posizione di chi parla al bambino, o forse canta una ninna nanna.
I due personaggi sono uniti in una cornice ad arco in cui si trovano un bue e un asinello dentro un recinto. Molto probabilmente questi rimandano al testo di Isaia 1,3 in cui si dice: "Il bue conosce il suo possessore e l'asino, la greppia del suo padrone, ma il mio popolo, non ha discernimento". Il bue è rivolto verso Maria, probabilmente votato a riscaldarla, mentre la donna studia. L'asino è chinato su Giuseppe e sul bambino e sembra intento a rosicchiare l'aureola di Giuseppe.
Nel suo insieme la scena effonde un'atmosfera placida in cui Maria si prende una pausa dal bambino, dedicandosi ad altro e Giuseppe è in una postura di tenerezza verso il bambino e di servizio (stanto seduto ai piedi) verso Maria.
Del bambino possiamo dire che l'aureola parla della sua santità, e le fasce a segno di croce, anticipano il suo destino.  La mano di Giuseppe sembra piuttosto sorreggerlo che abbracciarlo.
Probabilmente la finalità dell' illustrazione era quella di invitare la giovane donna alla quale il libro era stato donato, ad avere in Maria un modello di spiritualità,  nutrita di approfondimento e di studio.
Questa immagine, a circa sei secoli di distanza, genera meraviglia. Uno spunto intrigante per la nostra rivisitazione di alcuni passaggi dei Vangeli dell'infanzia.

Cominciamo da Maria e rivolgiamo la nostra attenzione al Vangelo di Luca. In esso Maria ha un ruolo molto attivo. Come sappiamo è lei che viene visitata dall'angelo che le annuncia quanto sta per accadere (in Matteo invece è Giuseppe). L'annuncio è sconvolgente. Sconvolge l'ordine sociale che non ammetteva una gravidanza prima e fuori del matrimonio. E la maternità irregolare annunciata a Maria avrebbe potuto sconvolgere irrimediabilmente il rapporto fra lei e il promesso sposo in quanto tale gravidanza sarebbe stata probabilmente letta come un adulterio (tale era giuridicamente anche se i due erano ancora solo fidanzati).
Maria è stupita ma non sconvolta. E dopo qualche ovvia domanda, seguita da risposte ancora molto misteriose  ("Lo Spirito Santo verrà su di te, e la potenza dell'Altissimo ti coprirà dell'ombra sua"), Maria acconsente al piano divino annunciatole. "Ecco, io sono la tua serva, Signore; mi sia fatto secondo la tua parola". Un ospite inatteso visita Maria. Un altro ospite inatteso la feconda del suo seme divino. E infine, il più inatteso degli ospiti, le cresce in grembo. E' suo figlio, ma non lo è. Le appartiene, ma è straniero. E' intessuto nelle sue viscere, ma viene dal cielo. E Maria, vero monumento ad ogni forma di accoglienza, capisce che non può capire e si affida a questa pericolosa avventura, sulla base di una parola.
In questo modo, nel racconto lucano, si invera l'espressione giovannea: la parola è stata fatta carne.

Il ruolo attivo di Maria, in questo racconto, trova un altro momento lirico nel "magnificat", canto di lode e liberazione.  Ella celebra la magnificenza del Signore innanzitutto per ciò che ha fatto a lei.  Ella è "beata" per l'opera della grazia in lei. La sua umile origine non avanza pretese neppure di particolari virtù. Nondimeno Dio, avendola scelta, le ha dato un nome. La santità del nome di Dio è il fondamento del ricordo di Maria attraverso le generazioni. 

Ecco il testo (Luca 1,46-50):
«L'anima mia magnifica il Signore,
e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore,
perché egli ha guardato alla bassezza della sua serva.
Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata,
perché grandi cose mi ha fatte il Potente.
Santo è il suo nome; e la sua misericordia si estende di generazione in generazione
su quelli che lo temono.

Il canto-preghiera di Maria poteva anche terminare qui. Versi di grande lirismo che rispecchiano una profonda comprensione di quanto la stava attraversando come donna e come madre, ma la preghiera si dilata nello spazio e nel tempo, e si fa inno politico (vv. 51-53).

Egli ha operato potentemente con il suo braccio;
ha disperso quelli che erano superbi nei pensieri del loro cuore;
ha detronizzato i potenti,
e ha innalzato gli umili;
ha colmato di beni gli affamati,
e ha rimandato a mani vuote i ricchi.

Un inno di liberazione con i verbi coniugati al passato che però fanno chiaramente riferimento al futuro. Quanto Dio ha compiuto nella storia per liberare il suo popolo, Israele, si ripete e si ripeterà (allargandosi a tutte le genti) attraverso il piano di salvezza che si dischiude nella vita di questo bambino: Gesù, il Messia!
Maria è viva e attiva col suo corpo, e la sua strardinaria preghiera. Ma Maria è anche intellettualmente vivace.
Quando l'angelo le apparve (1, 29b) si dice che "ella si domandava cosa volesse dire un tale saluto". Ma quello fu solo l'inizio di un percorso di crescita teologica, cominciava per lei "l'avventura di pensare (e ripensare) Dio".
Infatti più avanti davanti al corteo di persone, a partire dai pastori, che si recavano in quella stalla per omaggiare il suo piccolo, il testo dice che "Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo" (2,19).
E anche più avanti, nel racconto di Gesù dodicenne, che si allontana dai genitori per dedicarsi, ora che è divenuto "adulto" alle domande della fede rivolte ai maestri, si ripete: "Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore".
Maria non indugia. Sceglie. Accoglie. Esercita piena autorità dando nome al bambino.  Ma su tutto riflette, ripensa. Non si tratta solo di quel che è accaduto a lei e alla sua famiglia, ma di quanto accade al suo popolo, e noi aggiungiamo, al mondo intero.

Maria che legge un libro, come riporta la nostra miniatura, non è dunque immagine fuori sintonia rispetto al racconto lucano, anzi, ne intuisce l'autonomia, la sapienza di parola, l'acutezza di pensiero. Maria fa molto di più che allattare il bambino, Maria "studia teologia".

Cosa leggeva Maria? La Torah. Forse cerca quelle citazioni profetiche (quattro), con le quali, ad esempio, l'evangelista Matteo cuce la storia della nascita di Gesù? O forse Maria, in un anacronismo deliberato dell'artista, legge il Vangelo di Luca, legge cioè se stessa in una storia che la comprende ma anche la trascende?

Qui la nostra meditazione ha il compito di raccogliere il testimone di Maria.
L'icona potrebbe ben interpretare l'esperienza di tante donne cristiane che nella storia fino ad oggi sono state e sono studiose della Bibbia. Esse son riuscite a mettere insieme cose che gli uomini non hanno mai dovuto coniugare: attività intellettuale, famiglia e narrazione biografica.
Maria ha una postura regale e la sua coperta assomiglia al mantello di un re. Donna autorevole questa Maria assorta in un compito non meno decisivo per lei e per il bambino: che è quello di "meditare".

Adesso proviamo a spostare il nostro sguardo da Maria a Giuseppe e dal Vangelo di Luca a quello di Matteo.
Nella nostra miniatura abbiamo visto Giuseppe avere il bambino tra le braccia rivolgendogli uno sguardo vigile e tenero al tempo stesso. Giuseppe è seduto sul pavimento. In parte è seduto anche su un lembo della coperta di Maria.
La posizione di Giuseppe, in basso a sinistra, ai piedi di Maria, seduto sul pavimento, è quella del discepolo. (Vedi la storia di Marta e Maria in 10,38ss). Potremmo allora immaginare che Maria stia leggendo (le profezie?) ad alta voce anche a beneficio del marito.
Il Vangelo di Matteo racconta come Gesù divenne figlio di Giuseppe. Precede questo testo una genealogia, una lunga lista di nomi, per lo più sconosciuti, che ha uno scopo fondamentale: indicare che Gesù è della stirpe di Davide. Essa inoltre, nel numero delle generazioni che scandiscono i periodi storici, indica che la nascita di Gesù giunge alla pienezza dei tempi.
Questa è la genealogia di Giuseppe e non di Maria, Giuseppe non fu padre naturale di Gesù, la sua paternità fu frutto di una decisione libera e consapevole.
Generalizzando, potremmo dire che si è madre sempre di natura e in maniera viscerale. Ma padre si diventa mediante una decisione "adottiva", anche quando lo si è per via naturale. La decisione di Giuseppe di dare un nome a Gesù non è nel segno di una "potestas"  naturale,  ma di un servizio da rendere in base ad un sogno rivelatorio.
Nell' iconografia tradizionale, Giuseppe viene rappresentato come un uomo anziano e dormiente, mentre un angelo gli parla. Ma il racconto evangelico, invece, ci presenta un Giuseppe che la rivelazione rende vigile, un padre consapevole, responsabile, attento all'accudimento e alla protezione del bambino e della madre. E, infatti, Giuseppe, saputo del proposito stragista di Erode, personaggio ossessionato dalla paura di essere spodestato, senza esitazione "prese il bambino e sua madre e se ne fuggì in Egitto".
Non sappiamo quanto tempo trascorse (forse due anni). L'Egitto richiama, nel gioco di accostamento tra la storia dell' infanzia di Gesù e la storia del popolo d'Israele, il tempo in cui l'Egitto fu il luogo di rifugio di Giacobbe e della sua famiglia in tempo di carestia. Gesù e la sua famiglia vivono l' esperienza della emigrazione e di tanti richiedenti asilo. Giuseppe restò vigile anche per capire il momento adatto per poter tornare a casa.
Sono tutte cose che conosciamo perfettamente, ma che pure la nostra miniatura ci aiuta a riscoprire con sorprendente freschezza.

Mi avvio adesso alla conclusione con poche osservazioni sulla presenza degli animali.
Nel racconto lucano è scritto che Maria depose Gesù in una mangiatoia, perché non si trovò posto per loro nell'albergo.
Questo dettaglio rende plausibile la presenza, nella iconografia tradizionale, degli animali.
La citazione di Isaia 1,3, potrebbe apparire del tutto arbitraria, ma non è proprio così.
La citazione calza a pennello per dire che il mondo naturale riconosce il bambino, diversamente da tutta Gerusalemme e da tutti i suoi capi religiosi, che indagano le Scritture, è vero, ma solo per facilitare il progetto di morte ordito da Erode.
La nascita di Gesù avviene sotto la minaccia della croce che già proietta la sua ombra sinistra sul bambino. E nella nostra icona questo dettaglio sembra suggerito dalla fasciatura a croce che avvolge e lega il neonato.
Naturalmente, a noi, la presenza degli animali nella stalla, richiama anche l'attesa pacificazione tra gli esseri umani e il resto della creazione.

Conclusione
Una piccola miniatura, di un artista minore, che illustra una scena tradizionale, in un tradizionalissimo libro di preghiere medievale in cui Maria legge e Giuseppe si prende cura del fanciullo, seduto ai suoi piedi, ci ha offerto la possibilità di rivisitare la storia dei Vangeli dell'infanzia, per rileggere alcuni dettagli in maniera contro culturale e con un approccio teologico abbastanza diverso dal consueto. Sotto l' incrostazione patriarcale della cultura millenaria che ha generato e accompagnato questi testi, si trova la brace ancora ardente di un messaggio che invece apre spazi di protagonismo e libertà anche per una figura femminile come Maria. Ella, piuttosto che essere imprigionata in rigide strutture dogmatiche, riappare nella freschezza di una ragazza, audace, capace di decidere, abile nella riflessione.
E a Giuseppe, anche lui affrancanto dal modello del vecchio dormiente-sognatore, è offerta la opportunità di un ruolo attivo nella assunzione di cura del corpo del bambino. Un dettaglio che incoraggi noi uomini oggi a scoprire lati tradizionalmente materni, valorizzare sentimenti come la tenerezza, e azioni come la cura e la protezione, favorendo così il salutare superamento del ruolo maschile così ancora segnato dal patriarcalismo.
Infine lasciatemi liberamente interpretare quell'asinello che rosicchia l'aureola di Giuseppe, per trovarvi la ragioni del mio augurio a voi tutti.

Vi auguro un Natale un po' meno tradizionale e, se non vi scandalizza, anche un po' meno sacro.
Una famiglia un po' meno sacra, ma più capace di intercettare le trasformazioni in atto, rispetto al modello tradizionale di famiglia. Non esistono oggi soltanto pericoli per la stabilità delle famiglie, ma anche delle nuove opportunità. La possibilità che nella famiglia ciascuno scelga l'altro/a liberamente, con senso di responsabilità reciproca, nel pieno riconoscimento della parità e intercambiabilità dei ruoli. Una famiglia affrancata da modelli patriarcali sempre in pericolo, questi ultimi, di sfociare in autoritarismo e violenza. Una famiglia formata da un padre adottivo e una madre riflessiva, impegnati entrambi ad allevare con cura un figlio, consapevoli sin dall'inizio che, in definitiva, proprio questo figlio, non appartiene a loro.
La ninna nanna di Giuseppe.