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I germogli del mondo che viene

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Testo: Luca 21, 25-33

25 Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle; sulla terra, angoscia delle nazioni, spaventate dal rimbombo del mare e delle onde; 26 gli uomini verranno meno per la paurosa attesa di quello che starà per accadere al mondo; poiché le potenze dei cieli saranno scrollate. 27 Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nuvole con potenza e gloria grande. 28 Ma quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra liberazione si avvicina». 29 Disse loro una parabola: «Guardate il fico e tutti gli alberi; 30 quando cominciano a germogliare, voi, guardando, riconoscete da voi stessi che l'estate è ormai vicina. 31 Così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. 32 In verità vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute. 33 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».
Questo testo fa parte di un capitolo che riporta quella che viene definita dagli esegeti come “la piccola apocalisse”. Apocalisse significa rivelazione ma al nostro orecchio pur abituati alla lettura attenta della Bibbia la parola apocalisse assume il significato di “visione dominata da un diffuso senso di tragedia o di catastrofe”. Ed effettivamente il brano che abbiamo letto che contiene solo una parte del discorso di Gesù genera se non angoscia almeno un po’ di inquietudine e molti interrogativi  perché è un linguaggio a cui non siamo abituati. I nostri discorsi su Dio e sulla sua rivelazione non contengono generalmente questi toni. Il cuore del nostro annuncio ha a che fare con Gesù che muore per amore e risuscita per darci perdono e speranza. Il nostro è un orizzonte personale e comunitario, quasi mai cosmico. Invece al tempo di Gesù e nei decenni successivi quello apocalittico era un linguaggio molto usato, e lo era perché attraverso questo linguaggio spesso simbolico e pieno di metafore si intendeva incoraggiare i credenti a resistere in tempi difficilissimi di sofferenza e oppressione.
 
In ogni caso la predicazione profetica di Gesù che precede la sua passione ebbe a che fare in primo luogo con la distruzione del tempio e di Gerusalemme, una profezia che lo angosciava molto. Ricordate quando entrando a Gerusalemme pianse sulla città profetizzando la sua caduta? Ne parla proprio Luca  al capitolo 19, 41-44 (ma anche prima, in 13, 34).
41 Quando fu vicino, vedendo la città, pianse su di essa, dicendo: 42 «Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi. 43 Poiché verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte; 44 abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata».
Proprio come Geremia anche Gesù pianse sulla città prima della sua distruzione.
Invece Luca scrive il suo Vangelo dai 10 ai 20 anni dopo questi eventi e dunque sa molto bene che quello che Gesù aveva previsto era drammaticamente già accaduto. Il tempio era stata distrutto e Gerusalemme rasa al suolo in seguito a una guerra sanguinosissima fra giudei e romani durata circa 4 anni e un numero altissimo di morti.
Quello che fa Luca qui riprendendo le testimonianze che aveva ricevuto è comprendere la profezia di Gesù alla luce del suo tempo. Mentre in Marco la distruzione di Gerusalemme è l’inizio della fine del mondo e del ritorno del Figlio con potenza, qui in Luca i due eventi, la distruzione di Gerusalemme e la fine dei tempi sono descritti separatamente. E Luca dice che gli eventi della fine avverranno “quando i tempi delle nazioni saranno compiuti”.Cioè quando il Vangelo si diffonderà in tutto il mondo fuori dei confini di Israele.  Questo è un dettaglio importante che ci fa capire come bisogna comprendere e interpretare le profezie: ogni generazione deve ricomprendere la parola antica mettendola in relazione con i tempi che vive attraverso il discernimento.
Luca a partire dalla parola di Gesù che ha ricevuto e che riporta è guidato dallo Spirito Santo nel discernere il suo tempo. Dunque questo è anche il nostro compito: cercare di comprendere questo brano così lontano dalla nostra sensibilità e metterlo in relazione con il nostro tempo.

Questo testo parla di “segni  nel sole, nella luna e nelle stelle e sulla terra angoscia fra le nazioni” quando “il Figlio dell’uomo verrà con potenza  e gloria grande”. L’attesa del Figlio dell’uomo sulle nuvole riprende una profezia contenuta nel libro di Daniele. Eccovi il brano:
13 Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d'uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui; 14 gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto. (Dan 7, 13-14)
E’ chiaro che per i cristiani il Figlio dell’uomo non è altri che Gesù risorto che ritorna nella gloria. Quello che si annuncia per il futuro che riguarda Gesù e i suoi eletti ha una portata cosmica, coinvolge cioè tutto l’universo. Qualcosa di questo coinvolgimento è contenuto anche nel Vangelo dell’infanzia di Matteo per esempio. Come comprendere se non in questo modo il fatto che una stella in cielo indicò la strada ai magi di Oriente per arrivare a conoscere il Messia? E come comprendere che alla morte di Gesù “la terra tremò, le rocce si schiantarono e le tombe si aprirono” (Mt 27,51) se non come segni che cielo e terra furono coinvolti in questo evento?
Si annuncia in queste pagine che quello che è avvenuto a Gesù e in Gesù ha conseguenze non solo nella nostra vita personale, non solo per la nostra piccola comunità di fede, non solo per la chiesa universale, non solo per l’umanità e non solo per l’umanità del nostro tempo  ma ha valenza universale. Ciò che è avvenuto in Gesù è parte di un progetto universale che coinvolgerà un giorno tutti e tutto. Perché come scrisse Paolo, il giorno del compimento di tutte le cose sarà quando “Il Figlio consegnerà tutto nelle mani del Padre e Dio sarà tutto in tutti” (I Cor 15, 28).

Nell’ultimo studio biblico abbiamo parlato proprio di questo, di come le diverse tradizioni cristiane  hanno compreso testi come questo, come, cioè, si siano figurate la fine dei tempi e il ritorno del Signore. Abbiamo visto che le chiese cristiane ne hanno discusso tanto nei secoli e ancora ne discutono. Ci sarà la distruzione di tutto e la salvezza solo dei credenti? O ci sarà la distruzione delle opere malvagie e la trasformazione di tutto ciò che esiste secondo la volontà di Dio? Ci saranno solo gli umani o anche il resto del creato? La nostra lettura ci sembra vada più nel senso della trasformazione creativa di tutto, non solo degli umani, e nel superamento definitivo del peccato e del regno della morte, ultima nemica. Forse un consenso unanime su tutto non lo troveremo mai perché i testi che ne parlano usano linguaggi e simbolismi diversi intrinsicamente inadatti a esprimere una realtà così diversa dalla nostra, ma in fondo che importa? Quello che è chiaro è il messaggio che se ne desume e che è anche lo scopo anche del nostro testo:  e cioè dire che i cristiani come gli altri, e anche più degli altri, potranno nella loro vita personale e collettiva andare incontro a tempi anche molto  difficili e tormentati, ma, come dice il nostro testo al v.28,   quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra liberazione si avvicina.
Dunque ai cristiani è richiesta una testimonianza coraggiosa e sincera e una visione dagli orizzonti ampi in vista del futuro che sarà saldamente nelle mani di Dio!
Ma il testo non finisce qua ma porta a noi la freschezza di una parabola, la parabola del fico:
Guardate il fico e tutti gli alberi; 30 quando cominciano a germogliare, voi, guardando, riconoscete da voi stessi che l'estate è ormai vicina. 31 Così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
Ecco a noi la sfida che la Parola di Gesù ci pone: riconoscere i segni dei tempi proprio come un agricoltore guardando il suo albero di fico scorge fra le foglie i germogli di nuova vita in vista dei frutti buoni e succulenti che verranno. Vedete , mentre ci sono segni che tutti possono leggere (i segni del cielo li vedono tutti), ci sono cose che possono vedere solo quelli che osservano con attenzione e cercano, cercano fra le foglie. Noi dobbiamo cercare fra le foglie e trovare i germogli. La loro visione ci farà capire che il Regno di Dio ha già preso radici in noi e fuori di noi e ha cominciato a trasformare la realtà. Queste trasformazioni già operanti aspettano il compimento nel futuro che appartiene solo a Dio.
Ho chiesto in anticipo a qualcuno/a di voi di guardare fra le foglie per scorgere qualche germoglio… Non so se qualcuno/a vuole ora condividere con noi tutti  ciò che ha trovato….

Io vorrei indicare solo qualcuno dei germogli che ho trovato ma se guardiamo bene ce ne sono davvero tanti.
Eccone uno. Nel 1995 nasce “Libera”. Libera è una rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi coinvolti in un impegno “contro” le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e “per” la giustizia sociale, la ricerca di verità, la tutela dei diritti, per una cittadinanza all’altezza dello spirito e delle speranze della Costituzione. La prima campagna che fece Libera fu per una legge che consentiva il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla mafia, legge poi promulgata nel 1996. Da allora ad oggi sono  finora ben 777 i soggetti diversi impegnati nella gestione di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, ottenuti in concessione dagli enti locali, in 17 regioni su 20. La regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati alle mafie è la Sicilia con 204 soggetti gestori, segue la Lombardia con 151, poi la Campania, la Calabria, la Puglia e il Lazio. Di questo poco si sente eppure sono tanti tanti germogli di una nuova maniera di vivere nella solidarietà e nella giustizia.

Un secondo germoglio vorrei portarvelo dalla mia esperienza in Zimbabwe. Vorrei dare un volto a questo germoglio: Questa ragazza si chiama Kimberly Chamunorwa , è nata nella zona rurale di Sanyati, orfana di padre non era potuta andare a scuola per mancanza assoluta di soldi. Kimberly è entrata nel progetto di adozione a distanza anni fa e ha lavorato sodo fino ad essere molto brava e per meriti è entrata da due anni nell’Università dello Zimbabwe.   Kimberly è un tenero e promettente germoglio del Regno, quel Regno in cui non ci sarà più pianto e ingiustizia, non ci saranno diseguaglianze e bambini privati di futuro.  Non siamo ancora nel Regno ma ci sono germogli del Regno e questi germogli sono la nostra consolazione e la nostra forza.

Il testo finisce con queste parole: 32 In verità vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute. 33 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».
Certo originariamente forse Gesù intendeva dire che le profezie su Gerusalemme si sarebbero compiute molto presto, in quella stessa generazione (e così fu), ma non è anche vero che ogni generazione è confrontata di nuovo con le sue parole, col suo messaggio, con l’attesa del compimento, con il compito di comprendere i segni dei tempi e cercare i germogli del Regno?
Senza dubbio è così. Dio benedica la sua parola che diventa nuova ogni volta perché lo Spirito la rinnova e la rende attuale. Dio benedica la sua parola perché possiamo testimoniare che è vero che potranno anche cielo e terra passare ed essere trasformati da Dio ma le parole di Gesù sorpasseranno ogni tempo e resteranno fino a che Dio stesso non le compirà! Amen