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Riflesione su Romani 13:8-14

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Romani 13:8-14
8 Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. 9 Infatti il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. 10 L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore.
11 Questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. 12 La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. 13 Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. 14 Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri.
Cosa ti aspetti dal futuro?
 
Cosa ti aspetti tu che ti sei laureata di recente?
Cosa ti aspetti tu che oggi ti sposi?
E cosa ti aspetti dal futuro tu che oggi ti sei dovuto separare da una persona cara?
E tu che hai appena scoperto di essere affetto da una malattia invalidante?
 
Tutti noi aspettiamo qualcosa di buono dal domani.
Poi però il domani non sempre va secondo i nostri auspici.
E che succede quando rimaniamo delusi nelle nostre speranze?
Siamo frustrati, intristiti dalla mancata realizzazione del nostro desiderio.
Così è successo venerdì con Faouzi. Dopo una lunga attesa, il responso alla sua richiesta di asilo ci è stato consegnato: respinto per manifesta infondatezza. In parte ce lo aspettavamo e già ci stiamo preparando per il ricorso. Ma nel profondo del cuore speravamo che potesse essere andare diversamente.
Ora cosa accade quando quello che tu ti aspettavi, per qualcosa di importante, non si realizza?
Ci sono diverse possibilità
Una è cadere in una tale condizione di prostrazione da smettere di aspettarti qualsiasi cosa. In questi casi la persona appare spenta. Ritiene che nulla più possa cambiare la sua condizione. Si arrende agli eventi, e diventa fatalista o passiva.
Ma, grazie a Dio, il più delle volte, prendiamo atto dell'accaduto e cominciamo a sperare di nuovo in qualcosa di un po' di diverso.
"Mi aspettavo di diventare un grande calciatore, ma quella tendinite mi ha messo fuori gioco. Allora ho smesso di aspettarmi di diventare un calciatore ed ho cominciato a sperare di diventare un allenatore".
Le attese non sono terminate, si sono solo modificate. Riprendiamo a sperare, anche se in modo un po' diverso.
 
Noi tutti, qualsiasi sia la condizione, lo stato di salute, l'età, ci aspettiamo qualcosa dal domani. E se proprio siamo messi alle strette da mille contrarietà, non smettiamo di dire a noi stessi: "Domani è un altro giorno, si vedrà"
 
Samuel Becket ha scritto un'opera teatrale intitolata "Aspettando Godot". E' l'attesa di due amici, che in una strada di periferia molto desolata, aspettano la venuta decisiva di un loro amico che si chiama Godot. Il quale però ritarda. La sua venuta viene sempre rimandata anche se nuovamente annunciata. E loro trascorrono intere giornate, impalati a quell'angolo di strada, mentre discutono e litigano su molte cose, anche molto banali, in attesa di quell'amico fantasma.
Qualcuno ha voluto vedere proprio in questo nome il significato di questa rappresentazione: Godot è infatti formato da due parole inglesi, "God" e "dot". La prima significa "Dio" e la seconda "punto". Si aspetta Dio, ma questi è sempre seguito da uno stop e non dal suo intervento come ci si aspetterebbe. L'atteso ma non arriva mai. Tutto questo per alludere al fatto che anche la speranza cristiana sarebbe un'illusione.
Come replichiamo a questa insinuazione?
 
Abbiamo detto che l'essere umano, privato della attesa del domani, si intristisce fino a spegnarsi del tutto.
Ma qualsiasi attesa ha lo stesso valore?
 
In che modo il nostro testo ci aiuta a sperare senza farci illusioni?
Come possiamo vivere la stagione liturgica dell'Avvento, senza però raccontarci bugie?
 
Oltre tutto il nostro tempo è scandito da un altro messaggio molto insistente. Il mondo, a causa dell'inquinamento e del cambiamento climatico, rischia di andare verso il collasso. Qualcuno azzarda delle previsioni: "Questa è l'ultima generazione prima di un possibile disastro senza ritorno".  Tutto ciò, evidentemente, per spingerci ad una azione urgente in difesa dell'ambiente. Anche se però tutto questo rischia di gettarci in uno stato di prostrazione.
 
Il nostro testo imbocca un'altra strada.
 
a. Paolo ci dice che é tempo di svegliarci dal nostro sonno.
Il giorno è vicino, la nostra salvezza è più vicina di quanto credessimo.
Il nostro futuro non è la semplice proiezione dei nostri desideri, ma è anche e soprattutto la realizzazione della promessa di Dio. La nostra attesa non riguarda tanto il nostro futuro, quanto la sua venuta, il suo ritorno. Il senso del Natale sta proprio nell'annuncio del ritorno di colui che è già venuto.
 
b. La seconda cosa che suggerisce il testo è che dobbiamo diventare "coscienti del momento". Non basta che il Signore ritorni, è necessario anche che ne prendiamo coscienza. E qui la parola "tempo" usata non è kronos ma kairos. Non è la prossima ora, ma è il prossimo evento. Non è il tempo vuoto che noi dobbiamo riempire con i nostri progetti, ma il tempo pieno che si offre di dare orientamento alla nostra vita.
 
Se coltivo l'attesa del ritorno, non devo disperare, neppure se ho 100 anni, e i miei giorni sono inesorabilmente contati.
Il Natale serve a farci riprendere coscienza di tutto ciò. Serve a mettere in un orizzonte spirituale e teologico le nostre piccole e grandi speranze umane.
 
Il Natale ci ricorda che Dio è la sorgente di tutte le nostre speranze,  compresa la più flebile per la quale riusciamo appena a sospirare: "Domani è un altro giorno, si vedrà".
 
Ma non è tutto. Ciò che distingue un'illusione da una speranza autentica è il nostro atteggiamento.
Vuoi diventare una ballerina? Ok. Che cosa stai facendo nel tuo presente per perseguire il tuo obiettivo? Quanta energia sei disposta a mettere in campo per raggiungere quell'obiettivo?
Se non vai a lezione, se non ti eserciti, se non accetti la correzione, la tua non è una speranza è una illusione.
 
Il nostro testo è molto chiaro a questo riguardo. Mentre aspettiamo, siamo chiamati ad amare. Perché l'amore non fa male a nessuno, ma, al contrario fa fiorire la vita. Chi ama trova naturale anche sperare. Ma se pensi di sperare senza amare, sei un illuso.
 
c. Infine il nostro testo diviene anche più specifico: si tratta di non assumere atteggiamenti sbagliati rispetto a ciò che riteniamo giusto. Non perché questo sia sufficiente. Di per sé non lo è. Ma lo diventa nelle mani di Dio.
 
Comportiamoci onestamente e smettiamo di abusare della vita degli altri se lo facciamo. Se sei un tipo geloso, dice il testo, smetti di esserlo. E in positivo, Paolo ci esorta: "Rivestitevi di Cristo". Cioè fate di Cristo l'habitus della vostra vita. Egli ci protegge dal caldo e dal freddo. E' protezione dai nostri errori mediante il perdono. Ci libera dal nostro egoismo.
Indossiamo Cristo. Amiamo il nostro fratello e sorella andiamo incontro al futuro senza paura. Portiamo in noi la consapevolezza che il nostro futuro è anche l'avvento di Dio per tutti noi.
 
Attiviamoci fin da subito per questa alba di luce che ci aspetta. La notte deve fare necessariamente spazio al giorno e la morte cedere il passo alla vita eterna