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“IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA DELLE DONNE BATTISTE”

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Meditazione: Matteo 20:20-28
di Helene Fontana
Dobbiamo essere discepole/i ambiziose/i! E’ questo che insegna Gesù ai suoi seguaci in Matteo 20, ed è questo che ripete il titolo che è stato il filo rosso della Giornata Mondiale di Preghiera degli ultimi cinque anni – “Risorgi, risplendi!”
Magari sembra strana questa affermazione, forse addirittura in contrasto con l’insegnamento di Gesù. Ma dipende cosa si intende per “ambiziosa/o”.
La parola “ambizione” la usiamo per lo più con un significato negativo. Il dizionario la spiega come “desiderio vivo, aspirazione a qualche cosa”. E fa qualche esempio: “aspirazione di onori, di cariche, di dominio”. Esempi scelti non a caso, perché poi aggiunge che il termine viene spesso usato per denotare proprio il desiderio di potere, di onori, di grandezza, oppure la vanità, l’orgoglio smisurato. Non è però questo l’unico significato della parola. Il dizionario continua: “in senso positivo, [vuol dire] desiderio di eccellere”. Insomma, non è necessariamente un male avere ambizioni, bisogna vedere di che aspirazioni si tratta, come pensiamo di arrivarci e quali sono le motivazioni che ci
muovono per raggiungerle. Essere ambiziose/i, voler fare bene le cose, voler migliorare, può anche essere molto positivo, se le ambizioni vengono scelte con cura.
Il testo dal Vangelo di Matteo 20, anche senza usare la parola “ambizioni”, parla proprio di queste: quale era l’aspirazione di Gesù? Quali sono le ambizioni dei/delle suoi/e discepoli/e (di tutti i tempi)? Quali dovrebbero essere?
Come sono diverse o simili a quelle che generalmente muovono il nostro mondo? Si tratta di domande che ci invitano a (ri)considerare e chiarire le motivazioni e lo scopo della nostra scelta di fede.
Ciò che motiva Gesù, ciò che era lo scopo della sua missione, viene chiarito con le parole che chiudono il brano biblico: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti”. L’ambizione, se così si può dire, di Gesù, lo scopo della sua vita, era quella di essere un grande servitore. Non un maestro onorato, non un guaritore riverito, non un capo riconosciuto, ma un grande servitore. Per questo motivo aveva messo a disposizione degli altri tutto ciò che poteva e che aveva: con il suo insegnamento donava la Parola di Dio, con le guarigioni il rinnovamento, con la sua chiamata la possibilità di una nuova vita. Aveva messo a disposizione la conoscenza, l’amicizia, l’accoglienza, l’incoraggiamento, il conforto…
Ma sapeva che c’era bisogno di altro ancora: “il Figlio dell’uomo è venuto… per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti”. Questo era il servizio estremo a cui era chiamato, un servizio volto a liberare le persone da una vita senza Dio e ricondurle a lui.
Gesù era pronto a svolgere questo servizio, e ha cercato di preparare i suoi discepoli per ciò che questo avrebbe implicato: ha preannunciato loro cosa sarebbe successo nei vicini giorni di Pasqua, la sofferenza, la morte e la risurrezione, e la sua intenzione di andare incontro a tutto questo (Matteo 20:17-19).
Ma il nostro brano biblico rivela che discepoli, i seguaci ed amici di Gesù, non avevano capito. Oppure le loro aspirazioni erano altre. Certo, volevano seguire Gesù, condividere la sua missione. Ma speravano ancora che quella missione sarebbe stata di successo nel senso che sognavano loro: che ci sarebbero stati per loro posti di riguardo,
una posizione vicino al “potere”, un po’ di gloria …
Gli altri discepoli si sono indignati alla domanda della madre di Giacomo e Giovanni per i suoi figli. Viene il sospetto, però, che l’indignazione nascesse dal fatto che anche loro ambivano ai posti migliori per sé. I posti dei grandi, dei “primi”.
Ma ecco che Gesù interviene. Dice che non c’è niente di male nell’avere ambizioni, ma bisogno vedere di che ambizioni si tratta e quali motivazioni ci muovono per raggiungerle. Insomma, bisogna scegliersi le ambizioni con cura. E Gesù chiede ai suoi discepoli di condividere la sua “ambizione”, quella di essere un grande servitore per il
bene degli altri.
Specifica, poi, Gesù, che questo servizio è di natura molto diversa rispetto alle ambizioni che in genere animano il mondo. Sia i modi di fare che le motivazioni che spronano i discepoli sono diversi. Sull’esempio di Gesù si mettono al servizio per il bene degli altri, anche quando questo servizio avviene al costo di sacrifici e difficoltà.
Gesù invita chi lo segue a mettere da parte le ambizioni personali di riconoscimento e successo, quelle che spesse volte motivano le scelte e le azioni non solo dei grandi della terra ma anche di tutti noi, nel nostro piccolo ambiente. E liberate/i da queste ci chiede di servire, animate/i dalla volontà di fare il bene, di esserci per e con gli/le altri/e, di metterci a disposizione.
Certo, c’è da stare attente/i. Perché così come i primi discepoli di Gesù anche noi siamo a rischio di trasformare perfino la fede e il servizio in occasioni per avere un momento di gloria personale, una posizione con un piccolo potere. Ma se seguiamo Gesù sulla via che ha intrapreso, ricordando come lui stesso ha vissuto il servizio, forse sì, avremo anche noi momenti in cui ci sentiamo turbate/i o timorose/i o scettiche/i o desiderose/i di qualche
riconoscimento, ma passo dopo passo potremo risplendere sempre di più, non della nostra ma della sua luce. Mosse/i dall’ambizione di essere grandi servitrici/tori che sanno condividere il sacrificio di Gesù e che sperimentano
la forza e la benedizione che provengono dalla sua risurrezione.

TESTIMONIANZA SUL SERVIZIO CRISTIANO
E' la seconda volta in poco tempo che mi ritrovo a fare una riflessione sul servizio cristiano, in un periodo in cui è
necessario che io mediti sul mio servizio.
Da circa 12 anni sono membro di una delle chiese battiste di Torino nella quale servo come presidente del Consiglio di chiesa,
come monitrice della Scuola Domenicale e liturgista.
Devo dire che questa imbarazzante molteplicità di incarichi (che accomuna molte sorelle e molti fratelli delle chiese che conosco) non è per me né vanto né merito ma indice di una cronica carenza di operai/operaie o di una nostra incapacità di individuare e coltivare doni e vocazioni.
Posso iniziare dicendo che il mio approccio al servizio non è mai stato del tipo di quello del profeta Isaia che alla chiamata del Signore: “ Chi manderò, chi andrà per noi?”, risponde con entusiastico slancio. “Manda me!”; la mia risposta alla chiamata è più simile ad un: “ok, se non va nessun altro, vado io”. Dopodiché, però, io mi considero ad assoluto servizio dell'obiettivo: ci sono
cose da fare e vanno fatte nel miglior modo possibile anche e soprattutto se non mi piacciono. Questo lo considero un talento che il Signore mi ha dato e che devo stare attenta a non sprecare e soprattutto ad investire con oculatezza.
Alla base del servire cristiano ci devono essere, secondo me, la fede e l'umiltà. La fede è quella di Filippo che in Atti 8:26 viene mandato ad evangelizzare in una strada deserta, missione apparentemente inutile e infruttuosa che lui accoglie
senza fiatare perchè ha fiducia nel Signore; l'umiltà è quella di Maria che risponde “mi sia fatto secondo la tua parola” e si mette nelle mani di Dio rischiando molto (Luca 1:38).
Nel mio servire pur cercando di avere questi presupposti ovviamente non sempre ci riesco perchè spesso la missione mi sembra inevitabilmente infruttuosa e la mia ansia di fare rischia di sfociare nella presunzione.
Ad un certo punto, recentemente, è sopraggiunta la crisi per cui mi sento un po' come il profeta Elia quando fugge ad Oreb: si è lasciato prendere la mano, ha esagerato e forse ha frainteso quello che gli era stato chiesto di fare ed è spossato, confuso e spaventato. (1 Re 19). Ma ho estrema fiducia che il Signore mi porterà cibo e acqua spirituali e che allora, così ristorata, riuscirò a sentirLo nel “soffio leggero” e ricaricata continuerò a servirLo, come Lui disporrà.
Fin da quando ero una bambina ascoltando il racconto in Luca 10: 38-42 ho provato una vera antipatia per Maria, la sorella di Marta che si siede ad ascoltare e contemplare anziché “fare”. Solo ultimamente invece ho capito l'importanza della scelta di Maria: non può esistere servizio cristiano senza il nutrimento spirituale, senza l'ascolto e la contemplazione della Parola.
Bisogna a tratti fermarsi per riequilibrare ogni nostra azione alla luce dell'Evangelo ricordando le parole rassicuranti di Gesù: Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. 29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; 30 poiché il mio giogo è dolce e il mio carico
è leggero». (Mt 11:28-30)
Stefania Di Dio
Come vengono utilizzate le offerte GMP
A livello globale:
Il 50% saranno usate per favorire il collegamento delle donne
battiste virtualmente, attraverso momenti comuni preghiera e per
pubblicizzare vari eventi organizzati per favorire l'incontro delle
donne di persona.
1.Virtualmente: e-magazine, lettera elettronica mensile, sito web,
condivisione di storie, Facebook, vari blog.
2. Vari eventi come la Conferenza di leadership quinquennale,
borse di studio, conferenze teologiche, consulenze per giovani
donne, la Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne;
i viaggi degli Ufficiali e del Direttore Esecutivo per incoraggiare e
sostenere le Unioni Continentali.
3. Promozione, design, stampa e servizio mail per la distribuzione
del programma.
4. Progetti della Giornata Mondiale per venire in contro alle esigenze
delle donne di tutto il mondo.
5.Sostenimento delle spese amministrative degli uffici.
A livello Continentale:
1. Aiutano gli Ufficiali delle Unioni Continentali a formare nuove organizzazioni di Donne Battiste. 2. Sostengono
programmi speciali di evangelizzazione e conferenze delle donne. 3. Sostengono i Progetti GMP delle Unioni
Continentali. 4. Sono utilizzate per realizzare riunioni speciali per venire in contro alle esigenze delle donne; 5. Per
le Borse di studio per le riunioni continentali tenute ogni cinque anni 6. Sovvenzionano i viaggi per i funzionari
dell'Unione continentale per incoraggiare i gruppi nazionali delle donne battiste; 7. Sostengono i costi operativi non
impostati per il lavoro amministrativo delle Unioni continentali.