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Riflessione su Matteo 7, 24-27 e 28

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Matteo 7, 24-27 e 28

24 «Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. 25 La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. 26 E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande».
28 Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, la folla si stupiva del suo insegnamento,

Il lungo discorso di Gesù, nella redazione proposta dal Vangelo di Matteo, copre tre capitoli, il 5, il 6 e il 7 ed è notevolmente più lungo del parallelo che troviamo in Luca  al capitolo 6.
Questo discorso cominciato con le "beatitudini", si conclude con questa metafora delle due case.
In verità le metafore che chiudono questo sermone, nel capitolo 7 sono tre.
C'è l'immagine delle due vie, la via larga e la via stretta. In cui la strada comoda conduce inesorabilmente alla malora.
Poi c'è l'immagine dei due alberi, uno che produce frutto e l'altro che non ne produce. Con l'indicazione che quest'ultimo sarà tagliato e buttato nel fuoco.
E infine quello delle due case, una costruita sulla roccia e l'altra sulla sabbia con la constatazione che quella costruita sulla sabbia, al tempo dell'uragano, crollerà per essere "una grande rovina".
 
Tutte e tre le immagini vogliono convenire la stessa idea: questo sermone di Gesù non è fatto solo per essere ascoltato, ma per essere ascoltato e messo in pratica. Chi non lo fa imbocca la via larga, è albero che non porta frutto, è casa costruita sulla sabbia.
 
La metafora ha una sua forza nelle Scritture, in cui si preferisce rappresentare con delle immagini realtà che altrimenti finirebbero per essere troppo astratte.
Ad esempio se volessimo dare una definizione concettuale della chiesa potremmo dire:
"La chiesa é una società alternativa costruita intorno alla fede in Gesù Cristo e al Padre amorevole. Una comunità ispirata e mossa dall'azione dello Spirito Santo, che rende la parola della Scrittura vivente e autorevole per la vita spirituale di coloro che confessano questa fede. La chiesa è  luogo in cui vengono celebrati i sacramenti del battesimo, iniziazione alla vita cristiana e della Cena del Signore, come momento atto a coltivare la comunione e la riconciliazione tra i suoi membri.
Ma se cerchiamo nella Scrittura troviamo immagini ben più evocative, come quella del corpo, quella della sposa, della città, del tempio, della barca, della vigna. Immagini che non solo dicono meglio delle concettualizzazioni, ma dicono anche di più.
 
Nel nostro testo la metafora ci parla della chiesa come di una casa che resiste all'uragano e perciò è in grado di offrire riparo a chi la abita.
L'idea è biblica.
 
In Isaia, a più riprese troviamo questa immagine del rifugio dalla tempesta
Al capitolo 4 si parla di un rifugio sul monte Sion per i sopravvissuti al giudizio di Dio;
in 25,4 si parla di una fortezza e un rifugio per il povero contro l'arsura e contro la tirannia;
in 32 ,2 si parla di un re giusto che viene dato al popolo come un rifugio contro l'uragano
 
Nel nostro testo dobbiamo intendere che Gesù stesso è il costruttore di questo rifugio che protegge nel giorno dell'avversità. Ovviamente con questo racconto Gesù rivolge anche una critica profetica al tempio di Gerusalemme.  Esso è costruito sulla sabbia e finirà per sgretolarsi. Il tempio non potrà reggere alla prova del tempo.
Gesù edifica un nuovo tempio di cui lui stesso è  pietra angolare e noi, i suoi discepoli e discepole, siamo le  pietre viventi.
 
Fuori c'è l'uragano. C'è aria di tempesta.
Che sensazione di pace, quando qualcuno ci offre asilo in una casa sicura, quando fuori infuria il maltempo!
Che bellissima immagine per la chiesa!
"Vieni dentro e lascia che ti offra asilo! Vieni e riscaldati un po', lascia che ti offra da mangiare e da bere.
Vieni in questo luogo di rifugio e protezione in un tempo segnato dalla burrasca"
 
I giovani di questa chiesa hanno dato un'accoglienza ad una persona per ripararsi dall'uragano che si è abbattuto sulla sua vita. Non hanno voluto tenere la loro stanza appena inaugurata, intonsa. Hanno dimostrato di voler essere chiesa. E questo ha conferito autorità alla loro predicazione di domenica scorsa.
Essi hanno dimostrato una volta di più il fatto che non sono la chiesa di domani, ma quella di oggi.
 
E se volessimo trovare una metafora per dire la chiesa nel nostro tempo?
 
In diverse stazioni ferroviarie in Italia, ultimamente, si trova sovente un pianoforte.
La gente nelle stazioni ha fretta. Una volta arrivata non ha indugi vuole giungere alla meta. Corre e non è disposta a fermarsi. Magari il treno è arrivato con un po' di ritardo e si rischia di mancare l'appuntamento di lavoro.
 
Ma c'è anche chi parte ed è in attesa del treno. E questa attesa può protrarsi, talora, per più tempo. (E' quanto è capitato a Johannesburg alla nostra delegazione di ritorno dallo Zimbabwe).
Ecco che il pianoforte può avere la sua ragione.  Capita che tra i viaggiatori ci sia qualcuno che lo sappia suonare. Talvolta possono perfino capitare musicisti di grande bravura. Allora qualcuno comincia a suonare e intorno al pianoforte si forma un piccolo crocchio di persone che ascoltano, o cantano, o suonano qualche altro strumento per caso disponibile, per poi disperdersi all'annuncio della partenza del prossimo treno.
 
Anche questa mi è sembrata una metafora della chiesa. E nello specifico anche della nostra chiesa di Milano. Qui ci sono persone che arrivano e persone che partono. E quelli in attesa del viaggio di ritorno, possono anche sostare più tempo del previsto. Al pianoforte qualcuno suona un motivo.  Sono i predicatori e le predicatrici, i pastori e le pastore che si sono avvicendati e si susseguono. La nostra assemblea elettiva di oggi è promemoria che un pastore non è un diamante, "non è per sempre".
 La musica del Vangelo ci ricorda che siamo tutti in una situazione di attesa. La chiesa stessa è provvisoria, fino a che non arrivi il Regno di Dio. Durante l'attesa è giusto trovare un rifugio sicuro.
Bella metafora, anche se con una limitazione rispetto a quanto dice il nostro testo. Alcuni potrebbero farsi  l'idea errata che la chiesa sia un luogo di intrattenimento.
Così alcuni scelgono la chiesa  per i servizi che offre, per la bravura del predicatore o predicatrice.
Meglio il pastore che racconta le barzellette. Meglio la chiesa dove offrono l'agape tutte le domeniche. Meglio la chiesa dove si cantano inni contemporanei, o tradizionali, meglio la chiesa in cui  c'è un magnifico coro, o un solenne organo a canne, ecc.
La metafora potrebbe trarci in inganno facendoci pensare alla chiesa come luogo di svago, anche se spirituale e a noi viaggiatori come clienti-passeggeri. Non dunque un luogo per ascoltare e mettere in pratica la parola del Signore, ma solo un luogo per una piacevole sosta.

Mi è venuto in mente il film di Spielberg, interpretato da Tom Hanks  "The Terminal". Chi l'ha visto?
 
E' la storia di Viktor, cittadino della Krakozhia (paese di fantasia).
Mentre arriva all'aeroporto di New York, prima di passare la frontiera, scopre che c'è stato un terribile colpo di Stato nel suo paese. Di conseguenza il suo passaporto non è più valido. Egli, quindi non può entrare negli Stati Uniti ma non può neppure tornare indietro perché il paese è isolato. Rimane così sospeso in un non-luogo, l'aeroporto, e  vittima della burocrazia ottusa, incarnata da un funzionario molto ligio alle regole.
 
A questo punto succede che Viktor, piano piano, fa di necessità virtù e impara a vivere in quel luogo singolare. Trova mille stratagemmi per procurarsi un posto per dormire e del cibo, e si inventa dei  lavoretti per guadagnare qualcosa. Dentro questa bolla di tempo, riesce a coltivare relazioni umane, riuscendo perfino a innamorarsi e ad aiutare persone più sfortunate di lui.
Durante tutto questo tempo è sorretto dal pensiero del padre che gli ha affidato una missione. 
Il padre, infatti, era un appassionato di musica  Jazz e collezionava autografi dei più grandi jazzisti. Ma alla morte gliene mancava uno, uno soltanto. Viktor è intenzionato ad affrontare qualsiasi difficoltà, pur di andare a Manhattan a prendere quell'autografo e portare a compimento la missione affidatagli dal padre.
 
Il mondo sta diventando come quel TERMINAL per milioni di persone. La terra si sta trasformando in un non-luogo per molti popoli. Noi cristiani forse più di altri, sappiamo di essere stranieri anche in casa nostra. Ecco perché un cristiano, a mio avviso,  non può essere sovranista.  Noi tutti sappiamo di  appartenere ad un "altrove" a cui siamo destinati . Nondimeno, prima, abbiamo una missione da compiere: fare la volontà di Dio, realizzare la passione del Padre: l'umanità!
 
Ascoltare la parola e metterla in pratica, questa è la definizione di chiesa, secondo la metafora di Gesù nel Vangelo di  Matteo.
Non siamo qui per intrattenerci.  Non siamo qui per "ingannare l'attesa", ma per usare il tempo limitato che abbiamo per vivere la nostra umanità, la nostra dignità di figli e figlie. Nella chiesa di Cristo non siamo clienti, ma pietre viventi di un edificio accogliente per tutte le persone, specie quelle che sono colpite dalla burrasca.