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Lettera alla Chiesa in Tiatiri

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Lettera alla Chiesa in Tiatiri
18 «All'angelo della chiesa di Tiatiri scrivi:
Queste cose dice il Figlio di Dio, che ha gli occhi come fiamma di fuoco, e i piedi simili a bronzo incandescente:
19 "Io conosco le tue opere, il tuo amore, la tua fede, il tuo servizio, la tua costanza; so che le tue ultime opere sono più numerose delle prime. 20 Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione, e a mangiare carni sacrificate agli idoli. 21 Le ho dato tempo perché si ravvedesse, ma lei non vuol ravvedersi della sua fornicazione. 22 Ecco, io la getto sopra un letto di dolore, e metto in una grande tribolazione coloro che commettono adulterio con lei, se non si ravvedono delle opere che ella compie. 23 Metterò anche a morte i suoi figli; e tutte le chiese conosceranno che io sono colui che scruta le reni e i cuori, e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere. 24 Ma agli altri di voi, in Tiatiri, che non professate tale dottrina e non avete conosciuto le profondità di Satana (come le chiamano loro), io dico: Non vi impongo altro peso. 25 Soltanto, quello che avete, tenetelo fermamente finché io venga.
26 A chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine, darò potere sulle nazioni, 27 ed egli le reggerà con una verga di ferro e le frantumerà come vasi d'argilla, 28 come anch'io ho ricevuto potere dal Padre mio; e gli darò la stella del mattino.
29 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese".

Con questo studio siamo giunti al “giro di boa” di questa serie di sermoni. La lettera che ci troviamo ad affrontare, la quarta nella serie delle sette lettere alle chiese d’Asia, è probabilmente quella che, tra tutte le altre che abbiamo visto fino ad ora, ci mette di fronte al linguaggio più duro e anche quello più facile da fraintendere. Di per sé la lettera affronta temi che abbiamo già incontrato nelle prime tre lettere e ci sono forti paralleli tra questa lettera e la precedente, inviata alla chiesa di Pergamo. Oggi come già ho fatto in precedenza vorrei soprattutto concentrarmi sulla parte finale del testo e sulla promessa fatta da Gesù ai cosiddetti vincitori. Ciò detto vorrei prima “attraversare” e analizzare velocemente il resto della lettera, per poter meglio rendere conto della sua conclusione.
Potremmo dire che la lettera alla chiesa di Tiatiri si sviluppi su tre punti: l’ira e l’amore di Dio e come questi si sviluppino rispetto ai temi della persecuzione e della corruzione della chiesa.
In primo luogo possiamo subito notare come questo passaggio ci presenti un Gesù di cui viene sottolineata la potenza, la santità e la giusta furia, attributi che vengono rappresentati con l’immagine dei suoi occhi e dei suoi piedi come ardenti di fuoco. Nella Lettera agli Ebrei è scritto: “il nostro Dio, infatti, è un fuoco che consuma” (Ebrei 12:29). Essendo il fuoco il modo in cui lo Spirito Santo si manifestò alla Pentecoste, possiamo tracciare un parallelo tra l’affermazione di Ebrei e quella contenuta in Giovanni 4:24, in merito al fatto che “Dio è Spirito”. Pertanto possiamo concludere che il fuoco che avvolge Gesù altro non sia che un’immagine dello Spirito Santo e quindi dello Spirito della santità e della santificazione.
La settimana scorsa riflettevo su come l’amore e l’ira di Dio siano due facce della stessa medaglia; possiamo fare la medesima riflessione a partire dalla descrizione di Dio come di un fuoco e cercando di capire le conseguenze spirituali di una tale affermazione: questo è il fuoco che divora il peccato, il fuoco della santità di Dio che è un fuoco d’amore perché libera il credente dalla corruzione, oltre che un fuoco di odio e d’ira che distrugge il peccato.
A partire da questo punto possiamo capire il resto della lettera. Ancora una volta, come nella nostra lettura della lettera alla chiesa di Pergamo non dobbiamo cogliere la condanna delle pratiche sessuali e dei riti pagani che troviamo in questa lettera come qualcosa di moralistico: dobbiamo prendere sul serio il fatto che qui la Bibbia faccia riferimento a comportamenti che segnalano una profonda corruzione spirituale e un altrettanto grande lontananza da Dio. Questo peccato è quello che il fuoco di Dio viene a cancellare. Ma Gesù non vuole né desidera la distruzione di coloro che si sono persi; alla falsa profetessa Jezebel è stato dato un tempo per ravvedersi e tornare a Dio, ma ella ha insistito nell’allontanarsi da lui e nello sviare altri membri del corpo di Cristo. Le sarà quindi reso secondo le sue opere – un altro modo per dire che chi semina vento raccoglierà inevitabilmente tempesta – e i suoi figli, che io qui sono propenso a comprendere come una metafora per il frutto delle sue azioni, verranno portati via dal vento di burrasca. Ma per tutti gli altri che l’hanno seguita vi sarà sì sofferenza, ma una sofferenza che può essere evitata qualora essi facciano ritorno a Dio, dunque una sofferenza di cui Dio non prova gioia è che si trova costretto ad amministrare su Jezebel solo perché lei stessa si è spinta troppo oltre.
Al contempo vi sono coloro che nella chiesa di Tiatiri non si sono allontanati da Dio: nei loro confronti Gesù dimostra solo parole di grande affetto; Cristo rende testimonianza della crescente passione del loro operato e dice loro di continuare così, anzi, di tenersi stretti con rinnovata passione a quello che già hanno, ossia alla buona notizia del Regno di Dio e della vita eterna.
A chi vince, dice Gesù, verranno date due cose: potere sulle nazioni e la stella del mattino. Rispetto alla prima promessa non dobbiamo farci sviare dal linguaggio del potere, del frantumare e della forza. Il potere di cui qui si parla non è quello del mondo e che noi conosciamo bene, ossia il potere come dominio e come controllo; questo è il potere di Dio, ossia il potere di sacrificare sé stesso per amore del prossimo, il potere che viene donato ai credenti che vincendo sé stessi possono diventare come Dio. Quello che i vincitori spezzeranno sarà l’orgoglio di coloro che pensano di essere auto-sufficienti, che pensano di poter erigere il proprio egoismo a regola universale; essi governeranno le nazioni perché il loro spirito di sacrificio e di amore per il prossimo li renderà degni capi dell’umanità in virtù del fatto che saranno diventati i più grandi servitori dell’umanità, proprio come Gesù Cristo è il Signore di ogni cosa perché è il primo servitore e colui che è morto per la salvezza di ogni cosa. L’immagine della stella del mattino comunica il medesimo messaggio: come la stella del mattino annuncia l'arrivo del sole e della vittoria della luce sull’oscurità, così allo stesso modo Gesù dona a coloro che vincono di annunciare il suo ritorno e l’arrivo del suo Regno, il giorno del riposo e della nuova creazione che non avrà mai fine.
Per concludere potremmo dire che la chiave di questa lettera è rappresentata dal verso 23: “Tutte le Chiese conosceranno che io sono colui che esamina attentamente le reni e i cuori, e renderò a ciascuno di voi secondo le sue opere”. In altre parole quando il fuoco di Dio avrà condotto a ravvedimento i peccatori e avrà cancellato quello che ci separa da lui, allora a tutti i credenti saranno chiari l’amore, la potenza e la santità di Dio. Questo ci riporta a una verità fondamentale: ogni cosa nel creato, il che ovviamente include noi stessi, esiste per dare gloria a Dio; lo Spirito Santo convince noi di essere peccatori e ci libera dal peccato distruggendolo dando così gloria alla potenza, alla santità e alla giustizia di Dio. Allo stesso tempo lo Spirito Santo dà grazia e rende completo ciò che da esso viene santificato, dando così gloria all’amore, alla generosità e alla pazienza di Dio.
Io credo che nonostante il suo linguaggio così aggressivo e per certi versi persino respingente questa lettera sia molto vicina a noi. Viviamo in un’epoca in cui sembra scontato che l’egoismo di una persona debba essere la regola per la quale si vive, dove diamo per scontato che le persone che dovrebbero essere le nostre guide vivano alla giornata pensando solamente al proprio tornaconto. Ma Gesù ci ricorda che c’è un Dio che nei suoi tempi agisce per riportare a sé le proprie creature con ogni mezzo necessario e ci ricorda anche che la nostra vita non è un film di cui siamo gli spettatori impotenti, ma è qualcosa che grazie al potere dello Spirito Santo possiamo influenzare e nella quale possiamo collaborare all’opera di Dio per la salvezza della creazione, “dominando” le nazioni e diventando stelle del mattino grazie allo spirito di amore e di sacrificio di cui ci è stato fatto dono. Amen.

Per la nostra meditazione nei prossimi 6 giorni consiglio di leggere, pregare e meditare Luca 8:16-18 e Matteo 5:13-16, passi dove viene sottolineata la nostra vocazione ad essere agenti di cambiamento e rigenerazione nel nostro mondo.