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La pienezza del vuoto: una meditazione su 2 Re 4

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Suggestiva premessa

Se fosse possibile rappresentare un atomo, ingrandendo il suo nucleo alle dimensioni di una mela, l'elettrone che vi gira intorno non sarebbe più grande di un granello di sabbia. Ma, e questa è la cosa almeno per me più sorprendente, esso ruoterebbe intorno al nucleo su un'orbita a distanza di un chilometro. Riconoscete il paradosso? La particella più elementare della materia, l'atomo, è piena di vuoto!

Gli aristotelici dicevano che la natura rifugge il vuoto. Prova ne è che un gas tende a riempire tutto lo spazio che ha a disposizione. Gli atomisti, per contro, teorizzavano il vuoto, senza il quale non sarebbe stato possibile alcun movimento.

Fin dai tempi antichissimi esiste dunque, nella speculazione filosofica, una dialettica tra l'horror vacui, la grande paura del vuoto, e la fecondità del vuoto, senza il quale pare, non si darebbe pienezza alcuna.

L'astrofisico vietnamita Trinh Xuan Thuan nel suo libro "La pienezza del vuoto", giunge ad una sorprendente conclusione: la fisica e la cosmologia contemporanee propongono una visione del mondo molto simile a quella delle maggiori tradizioni spirituali orientali che, invece di temere il vuoto, lo vivono come possibilità di mutamento, e dunque di vita.

Prendiamo le mosse da questa, spero interessante premessa, per provare a fare del tema del vuoto una riflessione teologica ed esistenziale.

Breve intervista alla comunità

Se dovessimo descrivere a parole nostre, con degli esempi, cosa sia l'esperienza del vuoto, a cosa faremmo riferimento? Cosa ci viene in mente in primo luogo?

- Il vuoto come esperienza del lutto (per la morte, o per un abbandono)

- Il vuoto come esperienza della perdita della propria integrità fisica o psicologica

- Il vuoto come perdita del lavoro e impoverimento

- Il vuoto come silenzio

- Il vuoto come esperienza del morire

- L'esperienza di un parto o di un aborto

In generale queste esperienze raccontano del vuoto come "accidente" che ci saremmo volentieri evitato. Questa esperienza si accompagna solitamente con sensazione di vertigine, di paura, di angoscia profonda.

A questo punto volgiamo la nostra attenzione al testo biblico, in particolare ad una storia che appartiene alle vicende del profeta Eliseo.

Il testo

Da 2 Re 4:8

Un giorno Eliseo passava per Sunem; là c'era una donna ricca che lo trattenne con premura perché mangiasse da lei; così tutte le volte che passava di là, andava a mangiare da lei. 9 La donna disse a suo marito: «Ecco, io so che quest'uomo che passa sempre da noi, è un santo uomo di Dio. 10 Ti prego, costruiamogli, di sopra, una piccola camera in muratura e mettiamoci per lui un letto, un tavolino, una sedia e un candeliere, affinché, quando verrà da noi, egli possa ritirarvisi». 11 Così, un giorno che egli giunse a Sunem, si ritirò in quella camera, e vi dormì. 12 E disse a Gheazi, suo servo: «Chiama questa Sunamita». Egli la chiamò, e lei si presentò davanti a lui. 13 Eliseo disse a Gheazi: «Dille così: "Tu hai avuto per noi tutta questa premura; che si può fare per te? Hai bisogno che si parli per te al re o al capo dell'esercito?"» Lei rispose: 14 «Io vivo in mezzo al mio popolo». Ed Eliseo disse: «Che si potrebbe fare per lei?» Gheazi rispose: «Certo non ha figli, e suo marito è vecchio». 15 Eliseo gli disse: «Chiamala!» Gheazi la chiamò, e lei si presentò alla porta. 16 Ed Eliseo le disse: «L'anno prossimo, in questo stesso periodo, tu abbraccerai un figlio». Lei rispose: «No, mio signore, tu che sei un uomo di Dio, non ingannare la tua serva!»

17 Questa donna concepì e, l'anno dopo, in quel medesimo periodo partorì un figlio, come Eliseo le aveva detto. 18 Il bambino si fece grande; e un giorno, uscito per andare da suo padre che era con i mietitori, 19 disse a suo padre: «La mia testa! la mia testa!» Il padre disse al servo: «Portalo da sua madre!» 20 Il servo lo portò via e lo condusse da sua madre. Il bambino rimase sulle ginocchia di lei fino a mezzogiorno, poi morì. 21 Allora la donna salì, lo adagiò sul letto dell'uomo di Dio, chiuse la porta, e uscì. 22 Poi chiamò suo marito e gli disse: «Ti prego, mandami un servo e un'asina, perché voglio correre dall'uomo di Dio, e tornare». 23 Il marito le chiese: «Perché vuoi andare da lui quest'oggi? Non è il novilunio, e non è sabato». Lei rispose: «Lascia fare!» 24 Poi fece sellare l'asina, e disse al suo servo: «Guidala, e tira via; non mi fermare per strada, a meno che io non te lo dica». 25 Così partì, e giunse dall'uomo di Dio, sul monte Carmelo.

Appena l'uomo di Dio la vide da lontano, disse a Gheazi, suo servo: «Ecco la Sunamita che viene! 26 Ti prego, corri a incontrarla, e dille: "Stai bene? Sta bene tuo marito? E il bambino sta bene?"». Lei rispose: «Stanno bene». 27 E come fu giunta dall'uomo di Dio, sul monte, gli abbracciò i piedi. Gheazi si avvicinò per respingerla; ma l'uomo di Dio disse: «Lasciala stare, poiché l'anima sua è amareggiata, e il SIGNORE me l'ha nascosto; non me l'ha rivelato». 28 La donna disse: «Avevo forse chiesto di poter avere un figlio? Non ti dissi dunque: Non m'ingannare?» 29 Allora Eliseo disse a Gheazi: «Cingiti i fianchi, prendi in mano il mio bastone, e parti. Se incontri qualcuno, non salutarlo; e se qualcuno ti saluta, non rispondergli; e poserai il mio bastone sulla faccia del bambino». 30 La madre del bambino disse a Eliseo: «Com'è vero che il SIGNORE vive e che tu vivi, io non ti lascerò». Ed Eliseo si alzò e andò insieme con lei. 31 Gheazi, che li aveva preceduti, pose il bastone sulla faccia del bambino, ma non ci fu voce né segno di vita. Allora andò incontro a Eliseo e gli riferì la cosa, dicendo: «Il bambino non si è svegliato». 32 Quando Eliseo arrivò in casa, il bambino, morto, era adagiato sul suo letto. 33 Egli entrò, si chiuse dentro con il bambino, e pregò il SIGNORE. 34 Poi salì sul letto e si coricò sul bambino; pose la sua bocca sulla bocca di lui, i suoi occhi sugli occhi di lui, le sue mani sulle mani di lui; si distese sopra di lui, e il corpo del bambino si riscaldò. 35 Poi Eliseo s'allontanò, andò qua e là per la casa; poi risalì, e si ridistese sopra il bambino; e il bambino starnutì sette volte, e aprì gli occhi. 36 Allora Eliseo chiamò Gheazi e gli disse: «Chiama questa Sunamita». Egli la chiamò; e, come giunse vicino a Eliseo, questi le disse: «Prendi tuo figlio». 37 La donna entrò, gli si gettò ai piedi, e si prostrò in terra; poi prese suo figlio, e uscì.

Meditazione

La storia offre indubbi spunti.

La donna di Sunem, è ricca, ma è anche povera. Ella possiede una tenuta, ma non ha figli.

Salta subito agli occhi la tensione tra il pieno e il vuoto.

Ad essere vuoto è in questo caso, soprattutto il suo grembo. La donna non ha figli e non ha possibilità di averne, a motivo della avanzata età del marito.

La sunamita rappresenta questo vuoto, quasi sicuramente in maniera inconscia, creando uno spazio, una camera disadorna, con pochissime cose essenziali, per ospitarvi il profeta. Ella aspetta se non un figlio, almeno che una parola venga a riempire la sua vita.

Quando il profeta, venuto a soggiornare, per ricambiare quel dono di ospitalità, le chiede cosa possa fare per lei, la donna si ritrae. "Io vivo in mezzo al mio popolo". Una maniera per dire che lei personalmente non aveva niente da chiedere che non fosse un beneficio per tutti. Che straordinaria risposta!

La donna non osa neppure fare cenno al suo vuoto. Forse perché questo era ormai divenuto parte costitutiva di lei.

Però la parola di Dio non è un surrogato di vita, ma sua stessa sorgente. In termini più comprensibili: la fede in Dio non è semplice consolazione per le nostre mancanze, ma è origine di una speranza inattesa e perciò sorprendente. (Religione come gemito dell'oppresso).

Quando, avvertito dal servo, che la donna non può avere figli a causa della anzianità del marito, il profeta le annuncia che di qui ad un anno abbraccerà un figlio. Ma la donna si ritrae. Potremmo dire che ella manifesta una "horror plena", una paura del pieno. Cosa teme la donna? Di essere illusa?  O addirittura già presagisce, il pericolo di una possibile perdita?

Secondo quanto annunciato dal profeta, il figlio nasce.

La storia sorvola sui dettagli. Li lascia immaginare a noi. Quanta gioia ha portato quel figlio? Come è cambiato il rapporto della donna col marito? Quanta gioiosa fatica ha richiesto crescerlo?

La storia sembra abbia quasi fretta di procedere verso un altro punto nodale.

Il ragazzo, andato al lavoro insieme a suo padre, si ammala. Un mal di testa persistente e acuto: il soccorso, il trasferimento dai campi a casa. Il figlio è posto sulle ginocchia di sua madre. E, infine, inesorabile, il decesso. Anche la postura di questa morte (Michelangelo si è ispirato a questa storia nella sua Pietà?), indica un nuovo svuotamento del ventre della madre. Il figlio che le aveva riempito la vita, adesso gliela svuota. Il vuoto è esperienza di perdita e di dolore, dicevano alcuni...

Ma vi ricordate cosa ho azzardato all'inizio? Cioè che quella stanza rappresentasse quel vuoto della donna, un vuoto perfino inconfessabile. E questa mia illazione sembra confermata dall'azione che segue. Ella portò suo figlio nella stanza "vuota". Siamo davanti ad un rinnovato vuoto di parola, un vuoto incolmabile di silenzio.

La donna è risoluta ma è anche indignata.

Non fa accenno al marito di quel che è successo (forse lui lo capisce ma è ammutolito anche lui dal dolore) e decide di andare dal profeta.

Speditamente va da lui. (Anche qui il racconto non ci parla dei pensieri, delle preghiere e dei silenzi della donna durante il viaggio, anche questi "vuoti" narrativi sono affidati alla fantasia del lettore). Il profeta la vede venire da lontano. Le manda incontro il servo a chiederle come sta. Chiede anche della salute del figlio: un presagio?

Capisce che la donna è amareggiata da un gran dolore. Ed il dolore non è soltanto per  la morte del figlio, ma perché la vita stessa si dimostri tutta un inganno, e che la Parola di Dio (la religione?) non generi vita ma "illusione".

La donna non è disposta ad accettare niente di meno che il profeta stesso si rechi da lei. Il "vuoto" della stanza aspetta di essere nuovamente riempito dalla Parola.

La storia, che procede con fretta al suo epilogo, si attarda a descrivere la constatazione del decesso. Il ragazzo è veramente morto. Cioè, egli ha superato la soglia della irrimediabilità. La soglia oltre la quale il vuoto non si riempie più.

Ma non è così per Dio, evidentemente. Per Dio il vuoto (ricordate il sepolcro vuoto di Gesù?), è pieno di opportunità. Il vuoto è lo spazio della sua creazione. Il profeta fa col bambino quel che Dio fece con quel pugno di fango: soffia nelle sue narici un alito vitale è l'uomo divenne anima vivente.

La resurrezione dai morti è nuova creazione. E il risuscitamento di quel ragazzo ne è caparra.

Torniamo così alla costatazione di Thuan, che invece di temere il vuoto ce lo presenta, anche a partire dalla scienza, come possibilità di mutamento, e dunque di vita.

Conclusioni

Provo a tirare qualche somma, per conto mio:

1. L'esperienza del vuoto ci spaventa e ce la risparmieremmo volentieri. Ma noi siamo "pieni di vuoto". Il vuoto è costitutivo della nostra esistenza. Il nostro terrore del vuoto non impedirà al vuoto di presentarsi prima o poi, e in forme diverse.

2. In reazione a questo vuoto noi cerchiamo di riempire la nostra vita con mille surrogati, salvo scoprire che nessuno di questi può colmare quel vuoto.

3. La donna sunamita rappresenta quel vuoto e lo fa diventare preghiera: attesa che sia la Parola di Dio a riempirlo. Dio chiede solo che gli facciamo un po' di spazio. E che alla paura del vuoto, se proprio non sappiamo sfuggirla, accompagniamo la trepidante attesa di quel che Lui sarà capace di fare in esso.

4.  La perdita per un lutto, una malattia, l'esperienza di un fallimento, rischiano di far scendere un silenzio che ammutolisce. Tutto ciò, però, non deve costituire impedimento a vivere una vita di speranza. Se la paura della perdita ci toglie la gioia di vivere siamo già morti.

5. L'ultimo atto lo scrive Dio. Egli è l'alfa e l'omega. In quanto origine della vita Dio è anche sorgente di una nuova creazione, di nuove possibilità.

Fa' spazio a Dio.

Non lasciare che i surrogati ti intasino l'anima.

"Sta in silenzio davanti al Signore e aspettalo." Salmo 37