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L'armatura del Battesimo

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Testo: Efesini 6

11 Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. 12 La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. 13 Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. 14 State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, 15 e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. 16 Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; 17 prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. 18 Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, 19 e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo, 20 del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere.

 

Cari fratelli e sorelle,

questa mia meditazione consta di tre passaggi: una tesi, una antitesi e una sintesi.

1. La tesi riguarda la suggestiva immagine della armatura con la sua applicazione allegorica.

L'immagine della armatura evoca la condizione del credente come quella di un guerriero. Ed infatti ciò a cui si fa riferimento è una vera e propria battaglia sebbene di tipo spirituale. Il cristiano è chiamato alla resistenza contro le potenze del male che sono più subdole e spesso più sfuggenti di quelle umane. Ci si deve preparare ad una guerra senza esclusione di colpi. In questa battaglia il cristiano non è tanto chiamato a conquistare, quanto a resistere e l'armatura ha uno scopo fondamentalmente difensivo.

Le situazioni possono mutare, e i cristiani si possono trovare in una aperta condizione di persecuzione ed essere come l'autore, "in catene" a motivo dell'Evangelo. Ma non è da sottovalutare neppure il tempo in cui il cristianesimo gode di una certa protezione esteriore, perché allora la lotta spirituale può prendere le forme della seduzione che corrode la fede da dentro. Infatti le forze malvagie non abitano solo i cieli, ma insidiano anche il profondo della coscienza. In ogni caso, la condizione del cristiano in questo mondo è quella di un combattente.

Ecco allora che l'armatura evoca le qualità fondamentali che il cristiano deve coltivare. La verità, la giustizia, la pace la fede, la salvezza, sono tutte armi difensive, atte a schivare o neutralizzare i dardi infuocati del maligno.

L'unica arma offensiva, a ben vedere, è la spada dello Spirito, cioè della Parola di Dio. Essa infatti è una spada a doppio taglio capace di compiere il suo lavoro in andata e in ritorno. Essa é in grado di trafiggere il cuore del nemico e di produrre in lui un profondo ravvedimento dalle sue vie inique.  L'arma della Parola, non è semplicemente quella della persuasione o della abilità retorica del predicatore, ma la sua capacità dello Spirito di svelare la profondità della coscienza e di aprire uno spazio nuovo di vita. La spada è un bisturi che incide la carne, ma solo per eliminare la massa tumorale che ostruisce l'arteria.

Ora, dico, se uno vuole diventare ingegnere frequenterà il politecnico, e se vuole diventare pilota frequenterà una scuola di volo. Perché il luogo della formazione adatto è quello che fornisce gli strumenti idonei e le competenze adeguate. Allo stesso modo, se uno vuole diventare un cristiano deve frequentare la chiesa.

Se volete che i vostri figli siano attrezzati ad entrare in questo mondo cinico, il cui unico valore è quello del denaro, dovete fare in modo che i vostri figli frequentino la scuola della chiesa. Senza questa formazione, i giovani rischiano di essere fagocitati dalle ideologie del tempo. Vi risparmio la lista di queste divoranti ideologie, perché le conoscete meglio di me.

2. L'antitesi

Adesso però provo a fare un contrappunto a quanto appena detto.

Allo scopo mi faccio aiutare da un personaggio di una storia un po' surreale di Italo Calvino "Il Cavaliere inesistente".

Il Cavaliere inesistente è Agilulfo, eroico combattente dell'esercito di Carlo Magno. Egli ha la sua armatura sempre luccicante e in perfetta efficienza. Ha tutte le qualità guerriere necessarie: disciplinato, fedele al comando, pronto all'azione, vigile, ma se gli alzi la celata, ti accorgi che dentro non c'è nulla.                                                                          Sì, hai capito bene l'armatura è vuota e se la tocchi tintinna come fosse una campana e l'aria e le zanzare vi entrano e vi escono come da una stanza vuota. Agilulfo è il tipo di persona abile in tutte le cose, addestrato fino alla ossessione, egli non dorme mai, (come potrebbe dormire uno che non esiste?), ma manca di una sola cosa, la qualità dell'esistenza, io direi nell'economia del mio ragionamento, Agilulfo manca di umanità.

Ma potrebbe essere davvero possibile? Si possono avere verità, fede salvezza e altro ancora è poi essere vuoti, quindi "non essere"? Per quanto ci appaia paradossale, in certi casi estremi, la cosa è possibile.

Vi parlo di una persona conosciuta tanti anni fa, zelante nella evangelizzazione, coraggioso nel testimoniare della fede, il quale però credeva che l'immigrazione cinese fosse un pericolo da sventare, li chiamava "il pericolo giallo". E anche quando gli facevo notare che ci sono un miliardo e oltre quattrocento milioni di cinesi nel mondo e che quella generalizzazione era ingiusta e grossolana, non voleva sentire ragioni.

"Toc toc, c'è nessuno in questa armatura?"

Oppure una persona zelante nella fede che usava un linguaggio offensivo a aggressivo verso chiunque professasse una religione diversa dalla sua, o anche solo un po' diversa. Chi non è per Cristo, può essere solo l'anticristo. Confesso che certe semplificazioni mi spaventano.

"Toc toc, posso alzare la visiera?"

Oppure di una persona che reclamava per sé le virtù cristiane e poi aveva un linguaggio omofobo e denigratorio verso chiunque non fosse abbastanza allineato con gli stereotipi di genere.

"Dong!. L'armatura risuona come la campana del villaggio. Possibile che non ci sia nessuno dentro?"

Dobbiamo ammettere, fratelli e sorelle che l'immagine della armatura è stata erroneamente usata da molti cristiani nella storia per convenire una idea bellicosa e aggressiva della fede cristiana, e in tal caso molto carente di contenuti evangelici. Un cristianesimo della forma senza sostanza. Un cristianesimo della liturgia, senza però "reale presenza".

Portare i nostri figli in chiesa non basta. Non possiamo pensare di delegare alla chiesa ciò che non siamo capaci di trasmettere noi stessi ai nostri figli. Ci vuole "sostanza", cari fratelli e sorelle. E per i genitori, questa sostanza, si chiama "buon esempio", coerenza tra le regole di comportamento e  valori che le sottendono.

Non siamo chiamati a essere gli amici dei nostri figli. Non dobbiamo essere per forza simpatici. I figli crescono anche attraverso il confronto coi genitori. Ciò che però conta, è che i figli riconoscano nella umanità dei loro genitori ciò che tiene insieme tutte le cose. Se sotto l'armatura ci fosse il vuoto, la chiesa non potrà bastare.

3. Ed arriviamo, finalmente alla sintesi

Alla tesi di una armatura difensiva, fatta di disciplina spirituale e di conoscenza delle cose della fede e dunque della Bibbia, si oppone l'antitesi di una armatura che però non è abbastanza sostanziata di umanità, di reale capacità empatica verso le altre persone.

Ma c'è una sintesi che riprende il meglio dei due punti precedenti e ci fa fare un decisivo passo avanti. Questa sintesi si chiama il "rivestimento di Cristo". "Voi tutti che vi siete battezzati vi siete rivestiti di Cristo" dice Paolo l'apostolo in Galati.

Vediamo meglio di che si tratta.

Per spiegarlo mi servo di un'ultima citazione letteraria. Questa volta mi riferisco ad un libro di Erri De Luca, presentato l'anno scorso proprio al nostro centro culturale: "La natura esposta".

La storia è quella di un uomo di montagna, che aiuta migranti clandestini a superare la frontiera per andare incontro ad un destino migliore, aiutandoli a seguire passaggi segreti attraverso le montagne. Egli, come i suoi amici, si faceva pagare per offrire questo aiuto. Ma poi, prima di separarsi dalle persone, dopo averle accompagnare, restituiva loro il denaro e andava via tappandosi le orecchie perché non voleva avere ringraziamenti. Lo faceva così, per semplice fraternità umana.

Quando viene costretto ad abbandonare il suo villaggio, perché qualcuno scrive un libro parlando di lui come di un eroe ed acquista una notorietà non desiderata, egli decide di andar via dal paese. Per guadagnarsi da vivere, si reca in un posto di mare e approda al restauro di una statua di Cristo crocifisso. Egli, infatti, aveva una formazione artistica e una passione per la scultura.

Il compito affidatogli era quello di rimuovere dal Cristo il panneggio che copriva la sua nudità. Questo panno era stato aggiunto successivamente dalla chiesa per ragioni di pudore. Infatti i crocifissi erano appesi nudi, ma questo generava scandalo.                   Ora tanto il prete della chiesa quanto il vescovo della diocesi erano determinati a compiere quell'atto di restituzione dell'opera originaria, e dunque alla verità storica. Il nostro protagonista ha così, mediante quel restauro, la necessità di confrontarsi con il Cristo crocifisso e nudo. Questo corpo a corpo, produce in lui una riflessione sulla fede, che egli stesso non aveva previsto.

La nudità di Cristo crocifisso, si presenta, alla luce del messaggio biblico e paolino, nello specifico, come la vera armatura di cui abbiamo bisogno. Essa riveste la nostra nudità. La metafora nei suoi aspetti bellicosi e aggressivi è del tutto disinnescata davanti ad un Cristo trafitto e nudo. Quel che resta è la grande forza dell'amore, che viene dalla umanità di Cristo. E l'uomo che si dedica a quel restauro deve scoprire, similmente, la sua stessa umanità.

Noi, fratelli e sorelle, col battesimo siamo rivestiti di Cristo. Egli è la nostra armatura. La sua nonviolenza, il suo amore per il nemico, la sua determinazione a perdonare perfino mentre è egli stesso appeso alla croce, costituiscono non solo la forza del cristiano per resistere, ma anche quanto necessario per vincere la battaglia spirituale contro le forze del male. 

Scrive King in un sermone che abbiamo commentato coi giovani l'altra sera:

"Non riesco a distogliere gli occhi dalla croce senza rendermi anche conto che rappresenta una strana mescolanza di grandezza e meschinità, di bene e di male. Contemplando quella croce non ripenso solo all'illimitato potere di Dio, ma anche alla debolezza dell'uomo. Non penso solo allo splendore del divino, ma anche alla meschinità dell'uomo. Non penso solo al Cristo nel suo momento più alto, ma all'uomo al suo peggio. Dobbiamo considerare la croce il simbolo magnifico di un amore che vince l'odio e della luce che vince le tenebre" (M.L.King)