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"Siate la grammatica dell'amore dei vostri figli, ma lasciate che compongano da soli la loro poesia"

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TESTO: Luca 2,21-52

"Siate la grammatica dell'amore dei vostri figli, ma lasciate che compongano da soli la loro poesia"

Carissimi Eliana e Alberto, e carissimi amici e parenti qui convenuti per l'occasione,

la nascita di un figlio è una cosa straordinaria. Se poi si tratta del primo figlio, possiamo immaginare quanto sia al centro dei pensieri e delle attenzioni di genitori, nonni, zii, ed amici.

Come recita l'adagio, "ogni figlio è figlio unico", nel senso che in ogni figlio che nasce c'è una unicità, una irripetibilità, che chiede di essere riconosciuta e valorizzata.

Anche noi, come comunità, siamo in festa. Consideriamo fin da subito, il piccolo Noah come membro della famiglia allargata, e aspettiamo di vederlo crescere e già stupiamo e gioiamo per quel che il Signore vorrà realizzare per mezzo della sua vita.

I figli nascono e crescono per mezzo, innanzitutto, dell'amore dei genitori. Essi costituiscono il primo mondo del figlio. Dai genitori i figli ricevono protezione, nutrimento, ma soprattutto ricevono le parole, le prime parole per decifrare e ordinare il mondo.

Una mamma parla col figlio appena nato e  gli canta una ninna nanna come se lui conoscesse già le parole e la melodia. Egli, evidentemente, non le capisce ancora, ma l'intonazione, la dolcezza, il gesto che accompagna la parola, diventano la sua grammatica dell'amore. 

Adesso viviamo in un'epoca che offre delle grandi opportunità anche ai padri, dapprima quasi del tutto estranei a questa prima fase della vita del neonato. Imparare a cambiare il pannolino, saperlo cullare, o massaggiare il pancino quando arrivano le prime coliche, oppure sapersene prendere cura durante la prima febbre, la prima indisposizione, sono esperienze inedite per una intera generazione di padri. Gli uomini che sanno cogliere questa opportunità, anche perché incoraggiati dalle loro mogli, ne sono anche grandemente gratificati e benedetti, perché scoprono l'atto del prendersi cura che rivela aspetti in certi casi addirittura sconosciuti della propria personalità. Dunque, buon lavoro Alberto!

Anche i genitori di Gesù non fecero eccezione a queste regole fondamentali. Protessero il bambino dalle minacce esterne (racconto di Matteo), lo tennero al caldo durante gli spostamenti forzati (racconto di Luca), lo cullarono teneramente tra le loro braccia, fantasticando sul suo futuro. "Questo bimbo è straordinario. Come lui non c'è mai stato nessuno prima e mai  nessuno ci sarà dopo di lui". Questo era vero di Gesù, ma, se ci pensate, è vero di ogni bambino.

"Cosa vorrà fare Dio con la sua vita? Farà l'ingegnere o lo scienziato? Oppure avrà un talento artistico e  sarà un musicista"  E l'amore ha la capacità di pre-vedere già i ponti che progetterà o di ascoltare  le sinfonie che avrà composto, senza che alcuna di queste cose abbia la benché minima plausibilità.

Ieri sul giornale c'era la notizia di un padre single che ha adottato una bambina down rifiutata da sette coppie. Anche lui, il padre, intervistato su "Repubblica" fantasticava del futuro della figlia, anche lei unica.
«Quando tuo figlio nasce disabile, scopri che non diventerà mai astronauta, architetta. Si spera sempre che i figli siano migliori di te, raggiungano obiettivi che tu hai fallito. Ecco, forse il segreto con tutti i bambini è non proiettare i nostri desideri, lasciarli liberi e aiutarli a essere e diventare quello che vogliono e possono».

Nel testo biblico che abbiamo letto cogliamo i genitori di Gesù mentre lo portano al tempio dopo i primi otto giorni di vita. E' un gesto religioso, ma anche consuetudinario per l'epoca e ben augurante.

L'azione ha un duplice significato: dichiarare conclusa la fase emorragica materna che rendeva la sua condizione particolarmente vulnerabile ed esposta anche a delle infezioni, e consacrare il bambino pubblicamente al Signore. Un gesto col quale, fin dall'inizio, i genitori riconoscono pubblicamente che sì, questo è il loro figlio, ma che sanno di non averne il dominio. Essi avranno una responsabilità illimitata verso di lui, ma non ne dovranno essere proprietari. Infatti sulla vita non può reclamarsi alcun diritto di proprietà, neppure quella dei propri figli. Pensate che promemoria di liberazione doveva rappresentare questo atto, in un tempo in cui esisteva ancora la schiavitù, e la possibilità di comprare e vendere vite umane. Se non sei padrone della vita di tuo figlio che hai partorito dalle tue viscere a rischio stesso della tua vita, immagina quanto tu possa essere padrone della vita degli altri.

Ma questo atto di consacrazione a Dio significa anche che il vostro amore verso il figlio non può spingersi oltre la soglia delle vostre aspettative.

Il figlio si ama abbracciandolo e proteggendolo, ma anche incoraggiandolo a camminare quando muove i primi passi, consentendogli le prime cadute, lasciandolo andare.

Sono due i movimenti dell'amore  da imparare: offrire le parole per consentirgli di parlare e poi lasciare che il figlio componga la poesia della sua vita, che sia cioè attore protagonista della sua esistenza, unica, irripetibile e imprevedibile.

Nel racconto di Gesù dodicenne, l'evangelista ce ne da' un esempio.

A 12 anni si diventava bar mizvà, figlio della Legge, e si diveniva responsabili della conoscenza e della obbedienza della Torah.

Sicché quando i genitori, tornando dalla Pasqua celebrata in Gerusalemme, sulla via del ritorno, se lo perdono, per ritrovarlo solo dopo tre giorni, sono allo stremo, preoccupati, sgomenti. E quando la madre gli chiede "Figlio perché ci hai fatto così? Ecco io e tuo padre ti cercavamo stando in gran pena", il ragazzo ormai avendo preso sul serio l'essere responsabile della sua vita, risponde: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio? Ed essi non capirono le cose che aveva dette loro".

Quale grande opportunità ci concede questo testo, unico nel suo genere tra i testi canonici,  da farci conoscere un momento importantissimo della vita di Gesù, quello in cui diventa grande.  Il momento in cui il figlio acquisisce la coscienza di non essere proprietà dei genitori. E proprio in questo momento il ragazzo diventa anche incomprensibile ai genitori.

Quanti genitori, anche tra i presenti,  riconosco di non capire più il figlio e se ne disperano? Non vi scoraggiate. Non lo capire perché si tratta di un'altra persona e non semplicemente del prolungamento di voi stessi. Facciamocene una ragione.

I genitori sono preoccupati dei pericoli che aspettano questo figlio così audace ma anche così inesperto. Potessero, i genitori, anche solo per inerzia, stabilirebbero i passi dei figli giorno per giorno, uno dopo l'altro.

Ma l'amore per essere fedele a se stesso deve cambiare. Fino a un certo punto deve sostanziarsi in protezione e guida, poi deve saper fare un passo indietro per consentire al figlio la propria autonomia.

C'è un libro che racconta questa trasformazione che ha un titolo ironico ed efficace: "Come salvarsi dall'amore dei genitori" di Oliver James. Un amore che diventa iperprotettivo finisce per essere anche opprimente, direttivo, rigido nelle sue regole, rischia di non lasciare spazio alla poesia inedita che il figlio rappresenta e desidera comporre, ma costringe il figlio ad essere una replica di se stessi. E' un amore che soffoca, che toglie il respiro.

In verità, in questa concessione ad allontanarsi e a trovare la propria strada c'è anche tanta pena da parte dei genitori, anche perché i pericoli e le tentazioni sono seri e reali.

Solo il figlio a cui è riconosciuto, perfino contra legem, il diritto di allontanarsi, può poi tornare come adulto, come persona cresciuta, autonoma, capace di responsabilità. Questo è quanto contenuto, tra l'altro, nella parabola del figliuol prodigo. Dopo che era andato via e aveva commesso degli errori anche gravi, al punto da impoverirsi e degradarsi, il figlio torna e trova un padre accogliente e misericordioso.

Cari Eliana e Alberto, avere le vostre fantasie, o aspettative per la vita di Noah non è male, ma non lasciate che diventino un copione a cui lui deve sottomettersi. Offritegli la grammatica dell'amore, ma poi lasciate che sia lui a scrivere la poesia della sua vita. Forse un giorno vi troverete a vedere quanto diversa è stata la sua vita rispetto a ciò che voi avevate sognato per lui, ma renderete grazie a Dio per ciò che è diventato: molto di più e molto meglio di quello che eravate stati capaci di immaginare voi.