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La carne e lo Spirito

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Testo: Galati 5, 13-26

Ro 13:8-10; Gm 3:13-18
13 Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un'occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell'amore servite gli uni agli altri; 14 poiché tutta la legge è adempiuta in quest'unica parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso». 15 Ma se vi mordete e divorate gli uni gli altri, guardate di non essere consumati gli uni dagli altri.

Ro 8:1-14; 13:12-14 (Ef 5:1-12; Cl 3:5-15)
16 Io dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne. 17 Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare quello che vorreste. 18 Ma se siete guidati dallo Spirito, non siete sotto la legge.
19 Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, 20 idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, 21 invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose; circa le quali, come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio.
22 Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo; 23 contro queste cose non c'è legge.
24 Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. 25 Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche guidati dallo Spirito.
26 Non siamo vanagloriosi, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri.

Marco 11

Il fico sterile; i mercanti cacciati dal tempio
=(Mt 21:12-13, 18-19; Lu 19:45-48) Gv 2:13-17; Lu 13:6-9
12 Il giorno seguente, quando furono usciti da Betania, egli ebbe fame. 13 Veduto di lontano un fico, che aveva delle foglie, andò a vedere se vi trovasse qualche cosa; ma, avvicinatosi al fico, non vi trovò niente altro che foglie; perché non era la stagione dei fichi. 14 Gesù, rivolgendosi al fico, gli disse: «Nessuno mangi mai più frutto da te!» E i suoi discepoli udirono.
15 Vennero a Gerusalemme e Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare coloro che vendevano e compravano nel tempio; rovesciò le tavole dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombi; 16 e non permetteva a nessuno di portare oggetti attraverso il tempio. 17 E insegnava, dicendo loro: «Non è scritto: "La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti"? Ma voi ne avete fatto un covo di ladroni».
18 I capi dei sacerdoti e gli scribi udirono queste cose e cercavano il modo di farlo morire. Infatti avevano paura di lui, perché tutta la folla era piena d'ammirazione per il suo insegnamento.
19 Quando fu sera, uscirono dalla città.

Un bambino, più o meno di tre anni, va in un bellissima gelateria, accompagnato da suo padre. In doppia fila sono esposti i tantissimi gusti di una delle migliori gelaterie della città.
“Tesoro dai uno sguardo e scegli tre gusti” – dice il padre-
E il bambino: - Ma io li voglio tutti –
-          No, tesoro, non è possibile. Un cono può essere servito con non più di tre gusti e forse un po’ di panna. Vuoi anche un po’ di panna?
-          No. Li voglio tutti. -
Allora il padre si rivolge al gelataio e gli chiede: - “E’ vero che non è possibile avere più di tre gusti?-
Il gelataio un po’ spazientito per la fila risponde comunque con cortesia: - Sì, è così. Anche perché più di tre gusti non ci stanno con un solo cono-
-          Io li voglio tutti.-
-          Non è possibile.-
-          Sì!
-          No!
Comincia una discussione che si fa sempre più spiacevole, fino a che il bambino comincia a piangere. Invoca la mamma. Impreca. Vuole tutti i gusti…
Come a va a finire questa storia?
Va a finire che non avrà più il gelato?
Va a finire che avrà quello con i tre gusti canonici ma lo mangerà recriminando?
Va a finire che il padre gli comprerà due, o tre gelati per fargli assaggiare almeno 6 o 9 gusti?
A voi il compito di concludere.
 
Così è coi desideri.

Il desiderio accende la vita, come una vetrina di gustosi di gelati, fa venire la voglia di mangiarne. Il desiderio primordiale è quello di vivere. E la depressione, come malattia,  è anestesia del desiderio. Senza più desiderio, la vita si avvizzisce e poi si spegne.

Ma la storia che ho appena raccontata da’ ragione anche del fatto che i nostri desideri, per ragioni di mercato, sono continuamente stuzzicati da tanti gusti, troppi, e sempre nuovi. E quindi sì, ci troviamo un po’ come quel bambino: giocati dai nostri desideri. Perché i gusti sono più di quanti può contenerne il nostro stomaco. E troppi gusti fanno disgusto. Non basterebbero dieci vite per quanti sono i nostri desideri…

Addirittura poi, ci sono i casi in cui un desiderio contrasta con un altro e quindi si escludono a vicenda. E’ per questo che, anche rispetto al desiderio, siamo giocati tra la possibilità della bulimia e quella della anoressia. Troppi desideri, abbuffata. Nessun desiderio, digiuno.

La continua corsa a soddisfare ogni desiderio dei nostri figli, uccide il loro desiderio, ci avvertono psicologi e pedagoghi. E così una stanza di un bambino piena oltre ogni ragionevolezza, di giocattoli, finisce col produrre come risultato l’incapacità totale di giocare e una insoddisfazione generalizzata. 

Perché? E' semplice. Il desiderio si nutre della sua mancanza. Se esso non viene fantasticato, atteso, procacciato, e poi realizzato, ma viene troppo frettolosamente offerto, senza nessuno sforzo, addirittura prima che prenda forma,  viene poi subito abbandonato a favore del perseguimento di un altro desiderio. E questo in una corsa concitata,  inconcludente.

Stamattina vogliamo interrogarci sul rapporto tra fede cristiana e desiderio, o meglio tra fede cristiana, desiderio e responsabilità.

Il cristianesimo ha mostrato una certa diffidenza, se non addirittura una aperta fobia nei confronti del desiderio. Il desiderio, per intenderci, è quasi sempre desiderio della carne, per usare il linguaggio paolino. E’ un capriccio dell’anima che mossa dagli impulsi e dall’istinto, non ci fa andare da nessuna parte e comunque, di certo, non ci guida  verso il Regno di Dio.

In opposizione al desiderio il cristianesimo ha enfatizzato l’essere morale, la disciplina, il compiere, non senza fatica, la scelta giusta, nel perseguimento della virtù, che altro non è che imbrigliamento del desiderio, il suo controllo, fin quasi alla  sua neutralizzazione.

Tutte le pratiche di privazione, a cominciare dal digiuno, per passare alla astinenza della vita sessuale, alla privazione di ogni possesso sancita dai voti di povertà, sono la maniera per indicare una (presunta) via superiore di una vita virtuosa e perciò anche spirituale.

Ci sono alcuni che su questa via hanno ottenuto risultati considerevoli.

Ma, e dobbiamo ammetterlo, questa via negativa, rispetto al desiderio, ha anche manifestato la patologia spirituale più diffusa tra i mistici, cioè l’accidia, quella malattia, tipicamente monacale, di indifferenza  graduale e poi di totale perdita di interesse nella vita in e di questo mondo.

Non solo, ma i desideri scacciati dalla porta sovente rientrano dalla finestra, in forme addirittura pervertite e chiaramente patologiche. A questo riguardo andrebbe approfondito, ad esempio, il rapporto tra celibato imposto e pedofilia.

E allora? Esiste una risposta alternativa a quella della negazione del desiderio?

Il testo di Galati ci fa una lista del tutto esemplificativa, ma non esaustiva dei doni dello Spirito. Ma dalla lettura del testo compendiamo che questi frutti dello Spirito che operano nel credente, altro non sono che i desideri dello Spirito.

Ecco, c’è un desiderio che produce vita, che la fa fiorire, che ne sviluppa le potenzialità. Anche questo desiderio è una pulsione, ma è anche una passione che accende la vita e la fa muovere anche in senso spirituale.

Nel racconto di Marco, il testo della così detta purificazione del tempio è intrecciato con la strana storia del fico che non da’ frutti.

Gesù, mosso dalla fame,  si avvicina ad un fico per raccoglierne e mangiarne qualcuno. Ma non ne trova. Il fatto è che non è stagione e quindi non ne poteva trovare. Gesù è irritato e dichiara la perenne sterilità del fico. Questa è una vicenda in cui Gesù è mosso da un desiderio (fame, ma anche, probabilmente gusto, la dolcezza del fico) ma questo viene frustrato. La sua pretesa appare irragionevole, non meno di quella di avere un cono con 25 gusti.

Ma, attenzione, il testo prosegue con la purificazione del tempio. Gesù rovescia i tavoli dei cambia valuta e impedisce la pratica dello svolgimento delle normali attività del tempio.

Il desiderio di Dio, è frustrato non soltanto nelle degenerazioni commerciali del desiderio religioso, ma anche nel formalismo del rito, del sacrificio e dell’ossequio di norme che non potevano che apparire ormai inutili. La fede è scaduta a ritualità senza passione, senza desiderio, senza verità. La maledizione del fico, spiega il suo gesto verso il tempio e le sue pratiche ormai sterili.

La fede, qualsiasi fede, senza passione e senza desiderio, si degrada in ritualismo dove l’abbondanza di religione,  corrisponde al suo contrario rispetto a Dio, alla sua pressoché totale assenza.

Gesù ci mostra una via diversa. La chiamata che egli ci rivolge è accensione del desiderio per la vita, messo dentro di noi. Chi è stato chiamato ha percepito la passione, sa che in lui o lei si è acceso qualcosa: la passione di leggere la Bibbia, la passione per la giustizia, la passione per la vita comune, per la preghiera…

La fede suscita in noi desideri che non sono quelli della carne, ma quelli dello Spirito. La differenza non sta semplicemente che i primi, i desideri della carne, sarebbero rivolti a cose materiali e i secondi solamente a cose ideali e ultraterrene.

Il Vangelo non ci chiama a reprimere i desideri, ma a coltivare e indirizzare quelli giusti.

Non si tratta quindi di circoncisione, di rispetto formale della legge, ma di quel che il Salmista dice quando afferma “Ecco, io desidero i tuoi precetti, ravvivami nella tua giustizia” Salmo 119, 40.

Tutto il Salmo 119, il Salmo della Torah, ha a che vedere col desiderio, e il diletto di compiere il volere divino.

C’è un’altra modalità di vivere la fede, governata dalla Grazia e dalla Misericordia di Dio, in cui siamo mossi dal desiderio che ci fa gridare, ad esempio quando ripetiamo il Padre nostro, “Venga il tuo Regno”.

Questo non significa che per raggiungere il nostro desiderio dello Spirito non ci voglia impegno e disciplina, ma questi costituiscono dei mezzi e non dei fini.

Io vorrei una fede così, abitata dal desiderio di Dio e non dal sentimento severo e giudicante della religione prescrittiva.

Ma come si fa?

E’ un’arte che dobbiamo imparare e ciascuno deve trovare la propria via.

Tuttavia ecco alcuni esempi che mi sembrano rilevanti.

1.       Innanzitutto dobbiamo ribadire che il desiderio di Dio e di fare la sua volontà è un dono. E’ un dono dello Spirito. Non è il risultato dei nostri  esercizi spirituali o penitenziali. Con la nostra volontà riusciamo a costruire solo una religione triste. La gioia ci viene solo dal dono inatteso
2.       Ma questo dono ha dei luoghi in cui è nostra responsabilità coltivarlo.
Questo è uno di quei luoghi. Un luogo privilegiato. Qui, intendo, nella chiesa raccolta, attraverso l’ascolto della Parola e la nostra "ruminazione" di essa, il desiderio viene trasferito dal predicatore all’assemblea e da un fratello all’altro.  Diviene desiderio comune, senso di una chiamata collettiva.
 
3.       Ma non è tutto, nel canto, nella poesia, nella lettura della Parola di Dio, ma anche nell’interesse per l’arte, per le bellezze naturali, nell’impegno quotidiano per un mondo più giusto e umano, e tante altre cose, anche apparentemente mondane, abitiamo luoghi che alimentano il nostro desiderio dello Spirito.  Ed il fatto che non viviamo ancora nel Regno di Dio, il fatto che la chiesa non sia il luogo dei perfetti, il fatto che io stesso non sia ancora divenuto ciò che sono chiamato ad essere, non è motivo di scoraggiamento o di resa, ma alimenta questo desiderio di vita, lo rinnova e lo fa crescere.