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Questione di compassione

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Testo: Giona 4: 1-3

QUESTIONE DI COMPASSIONE
Il libro di Giona ci ha presentato una serie di eventi sorprendenti al punto da essere incredibili. Ma questo è il punto: la sorpresa, anche scioccante, degli eventi nel libro di Giona. Le sorprese però non finiscono qui; scopriamo infatti, all’interno del capitolo, altre 3 sorprese:
1. La sorprendente rabbia di Giona
2. La sorprendente risposta di Dio
3. La sorprendente lezione contenuta in un finale sorprendente
1. La sorprendente rabbia di Giona (vv. 1-3)
Ecco che scopriamo la verità sul perché Giona fuggì quando Dio lo chiamò per andare a Ninive. Noi pensavamo che la sua fuga fosse dettata da sentimenti di paura o terrore nell’andare in una città violenta e straniera, con una profezia di Dio. Ma non è così, qui vediamo che non era la paura del fallimento che ha spinto Giona a fuggire; era la paura del successo! Giona è estremamente (o molto, גְדוֹלָ֑ה  Gadòl) dispiaciuto e nella preghiera che rivolge a Dio viene fuori la personalità di Giona, quello che veramente pensava su Dio e sulla sua missione assegnatale. Giona vuole che il giudizio di Dio cada su Ninive. Vuole che la malvagità della città sia punita dalla calamità, come promesso, anche se Giona sa in cuor suo che Dio era quel tipo di dio che avrebbe mostrato pietà ai Niniviti se si fossero pentiti. Con amarezza dice a Dio che sapeva che Lui avrebbe risparmiato la città perché è un Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in bontà e fedeltà (…). Giona sta citando Esodo 34,6-7.
Per Giona queste qualità, misericordia e pietà, sono buone e giuste solo quando sono dirette a Israele, il popolo scelto da Dio. Quando Dio sceglie di mostrare il Suo carattere benevolo verso i pagani, gli incirconcisi, i non scelti come i Niniviti, allora queste qualità agli occhi di Giona non sono più buone. Non è solo arrabbiato con Dio, non gli piace persino che Dio sia un dio così, lo vorrebbe diverso, con altri attributi. Giona nella sua preghiera chiede al Signore di toglierli la vita, perché è meglio per lui morire che vivere, piuttosto che vedere i risultati della compassione di Dio.
Anche oggi ci sono molti Giona, che amano il giudizio e odiano la misericordia. Costoro sono coloro che sono pieni di egoismo e presunzione, perché pensano di non aver bisogno della misericordia di Dio. Loro sono apposto così, sono “arrivati”. Giona dimenticò della misericordia ricevuta nella tempesta e nel ventre del pesce. I Farisei non pensavano di aver bisogno di misericordia, perché si ritenevano (arbitrariamente) giusti, e così odiavano vedere Gesù estendere la misericordia alle prostitute e agli esattori delle tasse e ad altri peccatori di tutti i tipi. Spesso pensiamo alla misericordia come ad un qualcosa di bello da elargire a coloro che pensano di aver bisogno di misericordia. Per quelli che non pensano di averne bisogno, può essere una cosa indesiderabile e persino sprecata.
Ciò che Giona non capì, ciò che i Farisei non capirono, ciò che noi cristiani a volte non capiamo, è che tutti abbiamo bisogno della misericordia. Quando ci rendiamo conto di quanto abbiamo bisogno di misericordia, allora anche la misericordia verso gli altri diventa un qualcosa di giusto e bello. Gesù ha detto che non sono i sani coloro che hanno bisogno di un medico ma i malati, e non è venuto per i giusti, ma per i peccatori. La sorprendente rabbia di Giona rivela il suo cuore orgogliosamente nazionalista.
2. La sorprendente risposta di Dio (v. 4)
Dio risponde a Giona con una domanda semplice ma intrigante: “fai bene ad essere irritato così?” Dio non sta rimproverando Giona. Non stava chiedendo a Giona perché lo stesse criticando, ma semplicemente di riesaminare la valutazione della situazione. Come se Dio stesse dicendo: “sei sicuro che la tua valutazione o opinione sia corretta?”. Anche noi teniamo in mente questa domanda quando lottiamo con sentimenti di rabbia; poniamoci ogni volta questa domanda: faccio bene ad essere arrabbiato? Sono sicuro che la mia valutazione della situazione sia corretta?  
Molte volte ci arrabbiamo con Dio perché ascoltiamo solo la voce del nostro essere umano, dimenticando di misurarla con quella di Dio, ovvero secondo anche una sua prospettiva. Solo attraverso la lettura della Parola e la preghiera costante e sincera noi possiamo trovare saggezza. Per poter vedere e giudicare le varie situazioni della vita dobbiamo cercare di far crollare quei muri di presunzione e orgoglio, in modo tale da ricevere da Dio sempre più coordinate precise per muoverci nel mondo e con il nostro prossimo. Giona pensava di essere nel giusto. Noi credenti? Pensiamo di essere sempre nel giusto? Fermiamoci ogni tanto e incontriamo la nostra coscienza, facciamoci inghiottire dal grande pesce, ovvero dalla presenza di Dio. Nel silenzio, faccia a faccia con la nostra coscienza incontriamo Dio, che resetta le nostre bussole mentali. Che grande lavoro e quanta misericordia Dio ha nei nostri confronti! Come abbiamo imparato da Giona, Dio resetta più volte le nostre bussole mentali!
3. La sorprendente lezione contenuta in un finale sorprendente (vv. 5-11)
Giona non risponde alla domanda di Dio, ma lascia la città, costruisce un rifugio e aspetta di vedere cosa succede a Ninive. Spera che Dio non cambi idea e faccia perire i Niniviti. Ma il rifugio che Giona preparò fu un riparo di fortuna e non forniva molto sollievo dal caldo del sole, e così il versetto 6 ci dice che Dio ha comandato alla pianta di crescere in fretta in modo tale da creare ombra su Giona mentre aspettava l’epilogo dell’oracolo. La pianta cresce e copre Giona dal caldo, rendendolo molto contento.  Ma il mattino dopo Dio ordinò ad un verme di mangiare la pianta e di farla seccare. Ordinò anche che soffiasse un vento caldo. Giona, privo di forze e depresso, chiede di morire. Di nuovo chiede a Dio di togliergli la vita.
Ancora una volta Dio rivolge la domanda: “fai bene ad irritarti così a causa del ricino?”. Giona rispose di “sì”; faccio bene ad essere arrabbiato, a tal punto da morire. Giona rimane fermo nella sua rabbia, una rabbia sincera e convinta. Dio fa leva sulla compassione sproporzionata di Giona per una pianta con cui non ha nulla a che fare. Non l'ha piantata, non l’ha curata. Giona è come un bambino viziato, che vuole tutto quello che dice ed è pronto a morire quando non ottiene quello che vuole. Prova compassione per la pianta perché gli fornisce conforto e non prova compassione per Ninive perché offende la sua sensibilità nazionalistica.
Dio pone a Giona un’ultima domanda: se è corretto non avere compassione per più di 120.000 persone che non conoscono la loro mano destra dalla loro sinistra. Ninive è una città cattiva, questo è vero. Dio vede la loro malvagità, ma vede anche la loro profonda ignoranza. Sono ciechi! Non è colpa loro se non conoscono il Dio di Israele! Lo stesso atteggiamento lo dimostra Gesù alla Croce: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". Dio ha compassione della loro “ignoranza”, intesa come non conoscenza. Quest’ultima domanda rivela che il cuore di Dio è pieno di compassione per le nazioni pagane, così come il suo cuore è pieno di compassione per il Suo popolo eletto. È davvero un Dio misericordioso, misericordioso e lento all'ira e non solo per Israele, ma anche per le città pagane. Non solo per i cristiani, ma anche per i cristiani “pieni di sé”!
La religione di Giona si era indurita in un giudizio compiaciuto e sincero, invece di avere un atteggiamento compassionevole e misericordioso verso coloro che sono lontani da Dio. La domanda di Dio chiede a Giona di confrontare il suo cuore con quello di Dio. La sua domanda ci chiede di confrontare i nostri cuori con quelli di Dio. L’ultima domanda rivota a Giona non trova risposta, rimane silente. Siamo quindi chiamati noi oggi, a rispondere a questa domanda. È una domanda aperta che ci lascia scrivere il finale della libro e il finale delle nostre vite: perdoneremo  come fa Dio, o limiteremo la nostra compassione a persone e cose a cui siamo vicini e il giudizio a persone con le quali non ci relazioniamo o che non troviamo punti di incontro?
È una questione di compassione: amiamo e perdoniamo e abbiamo pietà del nostro prossimo come Dio? È una questione di compassione. Ameremo le persone anche quando non sono come noi? Anche quando sembrano così indifferenti alle cose spirituali? Anche quando hanno punti di vista politici diversi, o opinioni su come dovrebbe essere la chiesa, o quale sia la morale o la verità. È una questione di compassione. Riflettiamo…..Preghiamo……..
Amen.