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Le caratteristiche della “chiamata”

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Testo: Giona 1, 1-16

Stiamo adempiendo alla volontà di Dio? Stiamo adempiendo agli insegnamenti di Cristo? Credo che ognuno di noi abbia un dono e sia chiamato a metterlo a frutto nella Chiesa, nella società, nei rapporti interpersonali. La domanda di oggi è: stiamo adempiendo a questa chiamata? Nel caso di Giona, la sua chiamata era quella annunciare il peccato di Ninive, capitale dell’Assiria. Il profeta però fece tutt’altro, e prese un’altra direzione, imbarcandosi per Tarsis.
Anche oggi, tra i cristiani ci sono molti che somigliano a Giona, che hanno nel cuore una o più Ninive; scappano dalla volontà di Dio, da quello che è più giusto per loro, per far primeggiare i dettami umani e in alcuni casi anche il proprio orgoglio.  I primi versi del libro molte cose sul profeta, in particolare sulla sua  “chiamata”. Osserviamo, che la chiamata di Giona viene descritta secondo precisi termini:
1.    Una chiamata personale
La chiamata di Dio è personale, rivolta a Giona come ad ognuno di noi. Il testo infatti dice: “la Parola del Signore venne a Giona”. Dio chiama Giona. Non sappiamo come sia avvenuta questa chiamata, se attraverso la parola come fece con Abramo, attraverso una visione come ad Ezechiele, attraverso un sogno come a Giuseppe, o probabilmente attraverso una semplice impressione nel suo cuore. Anche oggi il Signore parla alle nostre vite, ognuno conosce come sia avvenuta questa rivelazione. Oggi potremmo dire che non abbiamo più bisogno di teofanie uditive e oculari perché esse avvengono attraverso sia la lettura e lo studio delle Scritture, sia attraverso l’opera dei “santi” della Chiesa. Dio non ha parlato solo ad alcuni, con i profeti o i patriarchi, ma rivolge una chiamata “personale” quotidianamente. Dio non chiama solo pastori e predicatori, ma tutti e tutte. Molte volte noi credenti non abbiamo problemi a credere che Dio abbia parlato a Giona o ad altri profeti, ma incontriamo difficoltà che Dio possa parlare a noi. Ricordiamoci che Dio non chiama l’equipaggiato, ma equipaggia il/la chiamato/a. Non dobbiamo pensare di non essere adatti; Dio conosce i nostri punti di forza e le nostre debolezze, il nostro passato. Dio è interessato a ciò che facciamo nelle varie situazioni e luoghi della vita.
2.    Una chiamata puntuale
La chiamata di Dio è puntuale. Dio non ha detto a Giona di passare prima da Gerusalemme o altrove, ma a Ninive. C’era l’urgenza di annunciare un oracolo di giudizio ma allo stesso tempo in funzione della loro salvezza. Non fra una settimana, un mese o un anno, ma ora! Va a Ninive! Anche oggi, molti di noi dimentichiamo in un cassetto l’orologio (a volte volontariamente) quando si tratta delle “cose” di Dio. Dimentichiamo che dopo la chiamata segue l’azione. Come cristiani siamo chiamati ad annunciare la Parola di Dio al nostro prossimo attraverso le Scritture ma anche e soprattutto attraverso le nostre azioni e la nostra testimonianza. L’azione che segue la chiamata è puntuale, ovvero ogni qualvolta che se ne presenta l’occasione. Penso che di occasioni del genere durante la giornata se ne presentino svariate, quindi è tutta questione di “ricordare”.
3.    Una chiamata propositiva
Giona è chiamato non ad annunciare un trattato teologico, a fare della teologia, ma è chiamato a far sentire la sua voce, il suo dissenso. Molte volte pensiamo che la nostra missione sia solo annunciare il Regno di Dio. Sbagliato! Sì, siamo chiamati anche a quello, ma anche a far sentire la nostra voce, la nostra contrarietà nei vari campi della società, di fronte alle ingiustizie. Siamo chiamati a far sentire la nostra voce in materia etica, sociale ecc. Non possiamo e non dobbiamo restare in silenzio davanti a quello che è la vita quotidiana; perché la vita sulla terra non è qualcosa di altro che non fa parte delle vita di un cristiano. Il regno di Dio è qui ed ora, inizia dalla vita qui sulla terra.  Davanti alle ingiustizie della vita, di qualsiasi campo, facciamo come Dio ha comandato a Giona, “gridiamo”, facciamo sentire la nostra voce, la voce di Dio. Molte volte ci sembrerà di gridare come se fossimo nel deserto, ma non smettiamo di gridare. Ammetto che non è facile gridare contro le malvagità del mondo. E ancora più difficile quando come Giona, siamo pochi tra tanti. La mia voce, la tua voce, la nostra voce, fanno la differenza.
4.    Una chiamata che supera i confini
I confini possono essere linee geografiche che separano luoghi fisici, come quello che separa una nazione dall’altra. Ma possono essere linee culturali che dividono culture: lingue, modi di fare, stili di vita che distinguono una comunità dall’altra. Ancora, linee dottrinali, che contraddistinguono le varie confessioni religiose e in alcuni casi dividono con delle barriere fondate sul silenzio e inaccessibili. Tutte queste barriere diventano dei limiti che non consentono di aprirsi al nuovo.
Dio chiama Giona ad alzarsi e ad uscire dai confini. Tutta la storia della rivelazione è un costante appello ad attraversare confini. Abramo deve partire per andare in una terra sconosciuta ma promessa. Mosè, che non sa parlare bene in pubblico, viene mandato dal faraone. La chiesa degli Atti degli Apostoli che viene spinta ad andare oltre la città di Gerusalemme. Ci sono confini personali da superare: la crescita in maturità necessita che si attraversino confini fatti di cose mai fatte prima, esperienze mai affrontate prima, luoghi mai abitati prima, responsabilità mai avute prima. Se si vuole crescere, si devono attraversare confini. Le lettere di Paolo esortano costantemente i cristiani a crescere, camminare, andare avanti. Altrimenti, si rimane dove si è: chiusi nella zona confortevole, dove ci sentiamo a nostro agio. A noi Dio dice: “alzati, và! Và nella via che ti indicherò, cresci in maturità, diventa un uomo e una donna pronta a camminare avanti”.
Il punto è che Dio chiama ad attraversare confini, per approfondire il suo impatto nelle nostre vite e per mostrare al mondo chi è Lui. La geografia di Dio è più ampia della nostra e ci chiama ad ampliare la nostra mappa della realtà. Il libro di Giona possiamo dire che è un trattato di geografia divina che ci invita ad esplorare il mondo di Dio. Al di là di Giona, pensiamo a Gesù. Ha lasciato la sua dimora, il suo luogo di confort per assumere la debolezza della nostra umanità. Lui ha attraversato confini culturali per incontrare tutti e tutte noi.
Dove andrai tu? Seguirai Giona o seguirai Gesù? Ti spaventa la tua Ninive? Ti spaventa la tua città? Ti spaventa il futuro? Ti spaventa vivere per sempre per Cristo? Se Dio ti ha chiamato a farle, alzati e và. Anche se fosse Ninive, quella è la tua destinazione. Non guardare a Giona, guarda a Gesù. Giona fuggì, Gesù ubbidì. E tu cosa farai? Se Dio ti chiama ad attraversare i confini, rimarrai nel tuo mondo o ti aprirai al mondo di Dio?
Amen.


 

1 La parola del SIGNORE fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, in questi termini:
2 «Àlzati, va' a Ninive, la gran città, e proclama contro di lei che la loro malvagità è salita fino a me».
3 Ma Giona si mise in viaggio per fuggire a Tarsis, lontano dalla presenza del SIGNORE. Scese a Iafo, dove trovò una nave diretta a Tarsis e, pagato il prezzo del suo viaggio, si imbarcò per andare con loro a Tarsis, lontano dalla presenza del SIGNORE.

4 Il SIGNORE scatenò un gran vento sul mare, e vi fu sul mare una tempesta così forte che la nave era sul punto di sfasciarsi. 5 I marinai ebbero paura e invocarono ciascuno il proprio dio e gettarono a mare il carico di bordo, per alleggerire la nave. Giona, invece, era sceso in fondo alla nave, si era coricato e dormiva profondamente. 6 Il capitano gli si avvicinò e gli disse: «Che fai qui? Dormi? Àlzati, invoca il tuo dio! Forse egli si darà pensiero di noi e non periremo». 7 Poi si dissero l'un l'altro: «Venite, tiriamo a sorte e sapremo per causa di chi ci capita questa disgrazia». Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona.
8 Allora gli dissero: «Spiegaci dunque per causa di chi ci capita questa disgrazia! Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?» 9 Egli rispose loro: «Sono Ebreo e temo il SIGNORE, Dio del cielo, che ha fatto il mare e la terraferma». 10 Allora quegli uomini furono presi da grande spavento e gli domandarono: «Perché hai fatto questo?» Quegli uomini infatti sapevano che egli fuggiva lontano dalla presenza del SIGNORE, perché egli li aveva messi al corrente della cosa. 11 Poi gli dissero: «Che dobbiamo fare di te perché il mare si calmi per noi?» Il mare infatti si faceva sempre più tempestoso. 12 Egli rispose: «Prendetemi e gettatemi in mare, e il mare si calmerà per voi; perché io so che questa gran tempesta vi piomba addosso per causa mia».
13 Tuttavia quegli uomini remavano con forza per raggiungere la riva; ma non riuscivano, perché il mare si faceva sempre più tempestoso e minaccioso. 14 Allora gridarono al SIGNORE e dissero: «SIGNORE, non lasciarci perire per risparmiare la vita di quest'uomo e non accusarci del sangue innocente; poiché tu, SIGNORE, hai fatto come ti è piaciuto». 15 Poi presero Giona, lo gettarono in mare e la furia del mare si calmò. 16 Allora quegli uomini furono presi da un grande timore del SIGNORE; offrirono un sacrificio al SIGNORE e fecero dei voti.