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Essere discepoli e discepole, con la missione dell'annuncio, in un mondo stanco e indifferente

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Testo: Isaia 50, 4-9

Cari fratelli e care sorelle, abbiamo appena letto parole struggenti di un uomo che vive una situazione di disagio e sofferenza. Da come è scritto il testo, almeno inizialmente, possiamo pensare che si tratti di un lamento. In realtà questo documento è un inno di fiducia a Dio. Leggendo bene, infatti, appare che quest'uomo, nonostante la sua sofferenza, è saldamente fiducioso nel Signore. Egli accetta, senza tirarsi indietro, di sopportare le ingiurie e le accuse dei suoi nemici sapendo di essere nel giusto. Chi è costui e perché soffre?
I primi indizi ci portano al profilo di un “discepolo” con una missione particolare. Egli ha il compito dell'annuncio, e per questo annuncio viene istruito come un allievo. Il suo parlare e il suo ascoltare dipendono direttamente da Dio. Il linguaggio utilizzato è tipico dei profeti. Qualche esegeta vede in lui l'immagine che incarna quella parte di Israele rimasta fedele a Dio e ritornata alla propria terra dopo il lungo esilio in Babilonia.
Egli è un uomo a cui si affida un mandato non semplice da eseguire, infatti deve parlare a un uditorio stanco. Sappiamo che chi è stanco difficilmente si dispone ad ascoltare perché la stanchezza porta a essere meno ricettivi e alquanto nervosi. Le persone a cui si rivolge il discepolo sono estremamente provate, esauste fisicamente e psicologicamente. Questo popolo stanco ha bisogno di essere risvegliato e rinfrancato per ascoltare, e anche questo risveglio, non  dipende dall'azione del discepolo; esso dipende unicamente da Dio. L'aiuto offerto da quest'uomo, dunque, può essere rifiutato ed il suo atteggiamento suscitare ostilità. L'impresa è ardua ma egli decide di non tirarsi indietro e di sottoporsi alla causa.
Scopriamo che ad attenderlo non c'è soltanto un gruppo di persone poco disposte ad ascoltarlo, ma un tribunale pronto a sottoporlo a una dura punizione. L'accettazione passiva e silenziosa della condanna appare agli occhi dei suoi accusatori come un'ammissione di colpa.
Allora ci si chiede: “Come mai? Perché quest'uomo così legato a Dio non si ribella dinnanzi a una ingiustizia tanto forte nei suoi confronti? Perché questo silenzio di fronte a chi lo accusa ed è pronto a colpirlo? È veramente colpevole? Forse sa di meritare tutto questo?”. Tra domande e turbamenti una voce sembra tuonare e pretendere la nostra attenzione. È un “ma” forte e deciso a fare eco tra i nostri pensieri confusi e nel nostro cuore.
“Ma il Signore, DIO, mi ha soccorso”.
L'attenzione ritorna a Dio che è dalla parte del suo discepolo e questa certezza permette al sofferente di non restare confuso e turbato in un momento così delicato. Egli si presenta davanti a chi lo condanna con la faccia dura come selce, sicuro di sé e senza timori. Quel “ma” introduce una ferma opposizione alla condanna ricevuta senza però che il condannato si sottragga, o tenti di farlo, al processo e a chi lo accusa. Egli sa perfettamente che è Dio a volere quella condizione e vuole continuare senza riserve la sua missione. 
Sa che Dio lo libererà dalla vergogna e da tutto il male che è costretto a subire. Egli avrebbe potuto ribellarsi, ma ha scelto di non ritirarsi perché confida nell'aiuto di Dio e nella onestà della sua causa. Forte di questa sicurezza si rivolge direttamente a coloro che lo accusano invitandoli a misurarsi con lui e a presentarsi avanti. Proprio a loro ed in quel preciso momento il discepolo e servo grida con autorevolezza la sua più grande certezza:
“Il Signore, DIO, mi verrà in aiuto”.
Dio entra direttamente in causa e il condannato gli affida la sua situazione; chi intende accusarlo ora lo fa' dovendosi confrontare con Lui. Proprio nel momento in cui le cose sembrano essersi concluse e gli accusatori hanno finalmente un colpevole da punire quest'uomo riapre il caso e ci si chiede: “Cosa accadrà ora? Che ne sarà di Lui?”.
      Il Signore gli dona il coraggio per fare la cosa giusta anche se può essere difficile e terribile la conseguenza a cui va incontro.
L'iddio che non abbandona colui che lo serve e che sostiene quelli e quelle che da Lui dipendono determina il suo avvenire. Questa consapevolezza gli da' forza e fermezza.
Anche il nostro Signore Gesù Cristo ha vissuto proprio così!  In Luca 4 leggiamo che a Nazareth, nella sinagoga, afferma dinnanzi ai suoi uditori di essere venuto non per accontentare un popolo ma per annunciare un messaggio di salvezza rivolto a tutti i popoli provocando l'indignazione che induce i presenti a tentare di ucciderlo. Poi lo vediamo sicuro di sé dirigersi verso Gerusalemme sapendo di trovare in quel luogo spietati oppositori nonostante gli “osanna” ricevuti all'ingresso. Gesù avanza, sapendo che dovrà affrontare un tribunale ed un'esecuzione, ma prosegue perché ha la resurrezione nei suoi occhi.
Questa completa fiducia in Dio continua a ispirare tante persone che per amore della verità e per ubbidienza a Lui scelgono di seguire il Suo volere anche quando non è semplice e conveniente. Non è una fiducia cieca e senza senso, ma la certezza di portare avanti una causa che appartiene a Dio direttamente.
La chiesa, proprio come il discepolo di questo brano, spesso è chiamata a proclamare la parola del Signore a un mondo stanco e sfiduciato. Deve farlo tante volte affrontando nemici e accusatori in cerca di un capro espiatorio per i loro fallimenti e le loro mancanze, pronti a flagellare chi nel mentre si impegna per il bene! Quante volte però, fratelli e sorelle, siamo proprio noi ad essere stanchi e sfiduciati perché provati da problemi e preoccupazioni che non sempre riusciamo a sostenere e ci scontriamo con la totale indifferenza di questa società riguardo al volere di Dio. Non è semplice adempiere il mandato dell'annuncio quando siamo noi per primi ad avere necessità di una parola di consolazione.
Parlare a chi è stanco è la nostra missione, ma  la stanchezza è anche in noi! Fratelli e sorelle, abbiamo bisogno che Dio apra il nostro orecchio per ascoltare e solo allora Egli potrà dischiudere la nostra bocca per annunciare. Una chiesa pronta e sveglia è certamente quella che si lascia usare da Dio, sapendo che ogni buon esito dipende solo ed esclusivamente da Lui e non certo dal nostro agire. Stando nella sua volontà e concentrando la nostra attenzione su di Lui non saremo mai completamente preda dell'angoscia. Certo ci saranno momenti difficili e di confusione, quelli non mancheranno. Verranno momenti in cui proseguire il cammino non sarà semplice, specialmente quando percorriamo sentieri incomprensibili e tortuosi. Anche Gesù nel Getsemani fa i conti con la sua debolezza umana e trova forza soltanto affidando la sua vita alla volontà del Padre. In quei momenti, fratelli e sorelle, non lasciamoci prendere dalla paura che intorpidisce le nostre anime e i nostri cuori. Ricordiamoci al mattino di porgere la nostra attenzione a Dio affinché Egli ci risvegli con la sua parola illuminandoci di speranza.
Dipendiamo da Lui soltanto e per questo motivo andiamo avanti affrontando ogni difficoltà fiduciosi che Dio non ci abbandona.
Proseguiamo il cammino, in un tempo di incertezze, di confusione, di totale indifferenza nei confronti del Vangelo, come quello che vive oggi la nostra società, facendo quotidianamente i conti con le nostre debolezze e con la nostra poca forza. Impotenti per le nostre poche risorse e con un carico di lavoro notevole da svolgere se pensiamo alla missione che il Signore ci ha affidato. Proviamo a guardare  a Dio come un discepolo guarda al suo maestro.
Che una parola profetica animi sempre le nostre chiese, a favore degli oppressi e delle oppresse, degli ultimi e delle ultime. Non rinunciamo alla possibilità ed all'onere di trasmettere nel tempo opportuno la Parola ricevuta senza lasciarci intimorire dagli attacchi, dalle offese, e dalle scarse possibilità.
Nello sconforto e nella tribolazione anche tu ed io possiamo affermare con fiducia:

l'Iddio che mi  ha soccorso mi soccorrerà ancora”.

Quelli che pensano di mettere a tacere coloro che annunciano la grazia non riusciranno nel loro intento finché ci sarà un residuo disposto a proseguire nella missione, con la resurrezione negli occhi, costi quel che costi.
Amen!