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Geremia e la rivelazione di un “nuovo patto”: Luce di Speranza viva nella notte più buia

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Testo: Geremia 31,31-34

Mi sia consentito citare un aforisma attribuito al filosofo greco Eraclito:

“ Il sole è nuovo ogni giorno”

In effetti non esiste notte che non volga a un nuovo giorno e, per quanto scura e tenebrosa possa essere, essa finisce sempre con il dissolversi all'alba.
La luce che oggi ci illumina apre dinnanzi a noi la speranza di un rinnovamento. Tutto si risveglia al mattino con il meraviglioso cinguettio degli uccelli che si librano nel cielo e cantano alla vita.

Il nostro Geremia non vive certo un periodo tranquillo. I suoi giorni sembrano tormentati da tenebre profonde.
Ad attenderlo vi sono tempi estremamente difficili e duri. La situazione politica e religiosa d'Israele è in forte declino tra il seicento e il cinquecento a.C e la conseguenza di tutto ciò consisterà nella distruzione del Tempio di Gerusalemme e nella deportazione del popolo in Babilonia.
Dinnanzi al profeta si prospetta la possibilità di un arresto e di un trasferimento forzato in Egitto.

Nulla di buono all'orizzonte dunque, nessuna speranza.
Dinnanzi a una simile prospettiva qualsiasi persona cadrebbe nella disperazione più profonda, ma il profeta ha una visione dei giorni futuri e afferma con forza:

“ Ecco i giorni vengono”.

Nel buio più totale riesce a vedere l'orizzonte di giorni nuovi in cui Dio rinnoverà con Israele il Suo patto.

Già altri patti erano stati stipulati tra Dio e l'umanità:
•    il patto con Noè (Genesi 9,9 ) che garantisce la durevolezza del mondo e dell’umanità dopo il diluvio;
•    il patto con Abramo (Genesi 15) che afferma la promessa di una terra e di una discendenza numerosa;
•    il patto con il popolo d’Israele sul monte Sinai e basato sull'osservanza della Torah(Esodo 19);
•    un primo rinnovamento del patto (Esodo 34,10) che ristabilisce quello precedente violato con l’episodio del vitello d’oro.

Come vediamo Israele ha già infranto una volta un patto e nella logica antica, per quelli che trasgrediscono un accordo è prevista una terribile conseguenza.
L'atteggiamento di Dio nei confronti dell'infedele, invece, è di assoluta disponibilità a ricominciare di nuovo.

Il Signore rivela a Geremia un barlume di speranza dimostrandosi favorevole, ancora una volta, al ripristino di un “nuovo patto”.

Perché nuovo? Quale sarebbe la novità questa volta?

Il patto che Dio si impegna a fare dopo il duro periodo dell'esilio babilonese è rivolto allo stesso popolo (questa volta, però, divisi nel regno del Nord e quello del Sud) e il suo contenuto si riferisce sempre alla Torah.
La novità consiste nel fatto che la Legge sarà posta  direttamente nel cuore d'Israele e di ciascuno e ciascuna dei suoi figli e figlie.

Il popolo ha modo d'interiorizzare il suo rapporto con Dio anche in base alla propria esperienza personale e per questo motivo si lega a Lui per mezzo di una relazione più diretta e intima.

Dio stesso si fa promotore e garante di questo patto nella volontà profonda e viscerale di offrire a Israele una nuova speranza e di ricominciare un nuovo capitolo della sua storia.

Tutti e tutte avranno la possibilità di riconoscere Dio e ricevere il perdono del Signore che si metterà a disposizione di ciascuno e ciascuna senza distinzioni.

Come possiamo notare i patti stipulati da Dio contengono, di volta in volta , aperture maggiori:
si passa dalla promessa della sussistenza del mondo e dei suoi abitanti a quella di una discendenza nonostante l'impossibilità di procreare. Poi Dio si impegna ancora con un patto nella costituzione di un popolo, quello d'Israele, dopo averlo liberato dalla schiavitù d'Egitto e nonostante essi lo abbiano violato si rende disponibile a ripristinarlo enfatizzando l'osservanza della Torah.

Ora, dopo l'ennesimo fallimento umano, il Signore si impegna a incidere nel cuore della gente le “parole” che portano alla vita.

Non è sorprendente questo agire di Dio che dinnanzi ad una delusione invece di chiudersi ed irrigidirsi si apre offrendo possibilità maggiori?
Egli d'avanti alla caducità degli uomini e delle donne non si arrende. Rinuncia alla possibilità di gettare la spugna con noi e abbandonarci al nostro triste destino. Il Signore della vita non permette alle tenebre della distruzione di avere la meglio avvolgendo totalmente le sue creature.

Cari fratelli e care sorelle, amati e amate dal Signore, stamattina il sole risplende su ciascuno e ciascuna di noi e i nostri occhi si sono aperti accogliendo il chiarore del nuovo giorno che spalanca dinnanzi a noi le sue porte.
Siamo stati risvegliati e risvegliate dall'amore di Dio che conduce ciascuno e ciascuna dinnanzi alla sua presenza.

Forse la notte trascorsa ha portato a qualcuno sonni tranquilli e ottimi consigli mentre ad altri pensieri angoscianti rendendola più lunga del solito; a ogni modo essa è passata e il cielo continua a brillare.
È una grazia del Signore riuscire ad apprezzare un cielo azzurro nella sua bellezza e immensità e un vero miracolo poterne percepirne la potenza proprio nel mezzo della notte più buia.
Un grande dono possiamo afferrare in tempo di sconforto e di smarrimento ed è quello della Speranza offerta da un Dio che non si stanca mai di amare.

Il nostro Signore è più di un sole nuovo che rischiara i nostri giorni; Egli è Luce viva che risplende proprio nella fitta oscurità.

Nel libro delle Lamentazioni 3,22b-23 è scritto che “ le sue compassioni infatti non sono esaurite; si rinnovano ogni mattina. Grande è la tua fedeltà!”

Un nuovo sole, un nuovo patto, un nuovo giorno, di nuovo la vita e lo stesso Dio pronto a donarsi e ad offrirci ancora l'opportunità di camminare nella luce Sua.
Amen