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Di chi sono il prossimo? Vicinanze e lontananze nell'epoca della modernità liquida

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Testo: Luca 10,25-37

Zygmunt Bauman, nel suo libro Modernità Liquida afferma:
"Ciò che è stato frantumato non può essere rincollato. Abbandonate ogni speranza di totalità,futura come passata, voi che entrate nel mondo della modernità fluida". Viviamo un'epoca in continuo cambiamento e in cui le distanze sembrano essersi annullate. Le evoluzioni tecnologiche continue, i mezzi di trasporti sempre più efficienti e gli esodi interminabili di popoli che migrano in fuga da povertà e guerre hanno reso la nostra società caratterizzata da diversi intrecci culturali che hanno arricchito il bagaglio di esperienze di ciascuno
e ciascuna. Anche se qualche nostalgico vorrebbe che si ritornasse all''uniformità di un tempo e chiaro che ciò non è possibile.
Siamo una generazione che naviga tanto, alcuni sul Web e altri su barconi in cerca di speranza scappando dai loro paesi di origine.
Chi è il mio prossimo oggi, in questa società? Chi posso veramente considerare il mio vicino in un mondo dove nulla è destinato a rimanere lo stesso?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo incamminarci sulla strada percorsa dai personaggi della parabola che abbiamo letto e che sono:
• un uomo di cui sappiamo solo che giace al suolo mezzo morto dopo essere stato aggredito
• un sacerdote
• un levita
• un samaritano.
Il maestro della legge, quindi esperto conoscitore delle cose di Dio, vuole mettere alla prova Gesù con una domanda che riguarda la vita eterna e come ereditarla.
In realtà egli vuole sapere da Gesù cosa pensa circa la legge e i suoi statuti e probabilmente intende sorprenderlo in una contraddizione riguardo alla Torah. Gesù, gli risponde con un'altra domanda dicendo: "Cosa è scritto nella legge? Che leggi?".
Il maestro cita degli statuti tratti dal Deteuronomio e dal Levitico molto praticati dalle persone pie e osservanti in quel tempo:
"Amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima e con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso". Gesù approva la sua affermazione e gli dice di fare esattamente quello che ha detto, ma la questione non si è ancora pienamente conclusa. Resta da stabilire chi, secondo Gesù, poteva definirsi prossimo.
Nella Torah riscontriamo che il prossimo di un ebreo è il fratello o la sorella ebrea. Quel tipo di amore, dunque, è dovuto a chi condivide la tua storia, cultura, fede, usanze, etc.
Gesù porta l'attenzione del suo interlocutore dalla questione sulla legge al racconto di una parabola inducendolo a una considerazione più ampia.
Il discorso che sino a ora si articola sulla base del teologicamente corretto subisce una variazione improvvisa e d'impatto profondo.
Anche il maestro della legge, proprio come noi, è invitato a incamminarsi su quel sentiero per ricevere la sua risposta.
Ci si imbatte in un evento terribile: un uomo si trova mezzo morto sulla strada e bisognoso di aiuto. Chi fra i tre passanti avrebbe offerto il proprio soccorso all'uomo sofferente?
La risposta non è così scontata perché Gesù non ha speso parole per definire quel tale e resta ancora la domanda sospesa su "chi è il prossimo".
Forse l'atteggiamento dei primi due, il sacerdote e il levita, può essere comprensibile. In effetti chi è quell'uomo? Chi lo conosce? Potrebbe essere anche un nemico o un malintenzionato e quindi in tal caso il sacerdote e il levita avrebbero addirittura fatto bene a proseguire dritto.
Tutti questi ragionamenti e l'atteggiamento dei primi due personaggi sembrano essere lineari, coerenti e stabili come il proseguire dritto e come la Legge che ha un suo itinerario stabilito e i suoi confini ben definiti. Il Samaritano, invece, decide di fermarsi e prestare il suo aiuto modificando il suo percorso, ma senza abbandonarlo. Infatti, dopo essersi fermato per assistere il malcapitato e avergli assicurato una certa assistenza presso una locanda prosegue il suo viaggio per poi ritornare il giorno dopo a saldare il conto e ritornare ancora nel caso vi fossero altre esigenze.
La forza dell'amore non consiste proprio in questo fratelli e sorelle?
Anche il Signore ha scelto di chinarsi a noi per raccogliere la nostra fragile e morente umanità e per farlo si è reso disponibile a "prendere la forma di un servo".
La domanda sul prossimo rimane ancora aperta e questa volta è Gesù a rivolgerla chiedendo:
"Quale dei tre pensi sia stato il prossimo di colui che si è imbattuto nei banditi?".
Il quesito è spiazzante! Qui non si tratta di stabilire chi è il tale bisognoso d'aiuto, ma il suo prossimo tra i tre personaggi. Dall'inizio del racconto sembrava che il prossimo fosse la persona da amare e invece no!
Il maestro risponde ancora in maniera perfettamente coerente alla Legge affermando: " Quello che gli ha dimostrato misericordia".
Avrà pensato che soltanto un suo simile si sarebbe potuto fermare ad aiutarlo e dunque il malcapitato avrebbe dovuto essere un samaritano!
Si sbaglia! Si sbaglia di grosso! Ci sbagliamo anche noi quando preferiamo rifugiarci nelle nostre sicurezze piuttosto che farci trasportare dal fluttuare amorevole dell'agire di Dio!
Quel tale rimane ancora non identificato e Gesù continua a non rivelare alcunché sul suo conto. Il samaritano non ha chiesto a quell'uomo chi sei prima di aiutarlo, così come Gesù non ha offerto la
sua vita per uno specifico gruppo di persone. Il Signore ha scelto di essere il prossimo di chiunque continuando a non identificare nelle sue
generalità la persona bisognosa.
Fratelli e sorelle, l'invito ad andare e fare lo stesso è anche per noi oggi.
Nell'epoca definita della "modernità liquida" le strade diventano fiumi e noi possiamo lasciarci trasportare dalle correnti dello Spirito Santo praticando la compassione, la solidarietà e l'amore che abbiamo imparato dal Signore.
Gesù ci insegna che il prossimo non è altro che colui che si "approssima", cioè che si avvicina.
Egli ci spinge alla vicinanza e a entrare nella dimensione del sofferente per portare vita e guarigione.
Tutti e tutte noi, tra le acque spesso agitate di questo mondo, possiamo imbatterci in persone che, avendo perso la stabilità della propria esistenza, sono a rischio di annegare.
La fede, cari e care nel Signore, rappresenta per tanti una scialuppa di salvataggio. Non siamo chiamati a costruire fortezze e luoghi sicuri che garantiscano soltanto a noi e a chi ci appartiene la certezza di una "vita eterna", ma a tendere la mano e chinarsi verso coloro che la vita
la stanno perdendo.
Di chi sono il prossimo? Questa è la sfida oggi come allora, questa la vera domanda a cui il Signore vuole rispondere anche ai nostri tempi.
Perché il prossimo sono io, sei tu, siamo noi tutti e tutte!
Nell'epoca della modernità liquida possiamo essere canali per far scorrere i fiumi della compassione.
Amen