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Come trasformare il nemico in amico?

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L’esperienza di Ruth e Naomi e il miracolo delle trincee della I Guerra mondiale
la notte di natale del 1914

Il libro del Deuteronomio al capitolo 23 così recita ai versetti 3 e 4:
”L’ammonita e il Moabita non entreranno nell’assemblea del Signore, nessuno dei suoi discendenti, neppure alla decima generazione entrerà nell’Assemblea del Signore, non vi entreranno mai perché non vi vennero incontro con il pane e l’acqua durante il vostro viaggio quando usciste dall’Egitto e perché assoldarono a tuo danno Balaam  per maledirti”.
Qui c’è l’origine del fatto che fra Israeliti e Moabiti sembrava esserci un destino di inimicizia. Israele e Moab non potevano adorare Dio insieme per due episodi nella storia dei due popoli che li avevano divisi per sempre. Tuttavia nel racconto di Ruth che voi bambini avete letto e studiato avete visto che le cose per Naomi e Rut sono andate diversamente. Prima di tutto la famiglia di Naomi, ebrea, era emigrata proprio a Moab per cercare il pane mentre nel paese di origine c’era la fame. Poi passati molti anni quando Naomi ormai vedova, stanca e depressa si mise in cammino per tornare a casa a Betlehem, Ruth, moabita, decise di accompagnarla in Israele e stare con lei per non farla stare sola. Questa storia che voi avete letto insieme è una bella storia fra due persone che secondo le regole dei loro popoli dovevano essere nemiche ma che invece si trasformano in amiche.  Ruth si occupò di Naomi spigolando l’orzo e Naomi diede a Ruth buoni consigli. Da nemiche diventarono amiche per la pelle per tutta la vita.
A voi è mai capitato di avere avuto qualcuno che all’inizio pensavate che era la persona più lontana e più antipatica e che poi per magia dopo è diventata la più cara e la più vicina? A me sì!

Ora vi racconto un’altra bella storia come quella di Ruth e Naomi. E’ una storia bella all’interno di una storia molto brutta. La storia più brutta che esiste è la storia di una guerra. Ora siamo nel 2018 e giusto 100 anni fa si concludeva una guerra che è passata alla storia come la Prima guerra mondiale. Cioè una guerra che ha coinvolto moltissimi paesi del mondo. In questa guerra sono morti circa 16 milioni di persone sia soldati, sia persone civili uccise dalle bombe ma anche dalla fame e dalle epidemie.
La guerra si faceva soprattutto sparando dalle trincee. Sapete che sono le trincee? Sono delle buche lunghe che si scavavano nel terreno e gli eserciti nemici erano schierati nelle trincee pronti a sparare ai soldati nemici che stavano nella trincea di fronte a poche decine di metri di distanza. Chi ammazzava più uomini riusciva a fare avanzare il suo esercito di un pochino, occupava la trincea del nemico e si continuava così per giorni, mesi, anni. La guerra di trincea è durata 4 anni.
E in questa guerra come in tutte le guerre ci si doveva odiare se no non ci si poteva sparare. Quindi tutti i  governi coinvolti facevano propaganda cercando di convincere del fatto che i nemici erano cattivi, anzi cattivissimi e per liberarsi di loro bisognava ucciderne il maggior numero. Così sono le guerre! E le guerre sono brutte storie!
Però in questa storia brutta c’è, come vi ho detto, una storia bella.
E la storia bella accadde la prima volta nella notte di Natale del 2014, era il primo anno di guerra. Quella sera tutti i soldati che erano nelle trincee erano tristi perché erano lontani da casa, dal calore e dall’amore delle loro famiglie. E allora per consolarsi cominciarono a suonare e a cantare. C’erano tre trincee vicinissime l’una all’altra, nel territorio del Belgio, una di soldati scozzesi, una di francesi e una trincea di tedeschi.
E quella sera nella trincea tedesca c’era un soldato che era anche un tenore e allora cominciò a cantare con la sua bella voce. E si mise a cantare un vecchio e bellissimo inno di Natale. In italiano lo cantiamo anche noi: “Notte benigna”. Vi faccio vedere un pezzetto di film che racconta proprio questa storia. Guardate cosa successe nelle trincee la notte di Natale del 1914.

Scena dal film “Joyeux Noël” , regia di Christian Carion
Vedi anche spot: https://www.youtube.com/watch?v=N0Vp7TYgl1o 

Ecco, come diceva Martin Luther King, bisogna combattere l’ingiustizia ma con le armi dell’amore. Il nostro scopo – diceva lui – è “trasformare il nemico in amico”. Ed è proprio quello che è avvenuto in quella notte di Natale. Sentendo quel canto bellissimo molti soldati si sono ricordati dell’amore di Dio che è venuto a stare qui fra noi per darci la pace e si  sono commossi, piano piano hanno ascoltato il loro cuore che si apriva a Dio… e così prima chi cantava poi gli altri sono usciti dalle loro trincee e si sono incontrati. Avevano paura all’inizio, pensavano che gli altri volessero ucciderli, ma poi pian piano hanno cominciato a guardarsi negli occhi e si sono riconosciuti uguali. Erano uomini stanchi, sporchi, spaventati, affamati di vita, di amore, lontani da casa, costretti a combattere e a uccidere e morire per una guerra che non capivano e che altri avevano deciso per loro. E così hanno vinto la paura, hanno disobbedito agli ordini di odiarsi, hanno fatto la pace fra loro.
Le scene che vengono dopo mostrano uomini che nonostante le lingue diverse cercano di comunicare, si mostrano le foto delle mogli, si scambiano cose, sotterrano insieme i loro morti e l’odio sparisce nei loro cuori perché si sono guardati negli occhi e si sono riconosciuti. Dopo la scena che abbiamo visto, tutti insieme celebrano il culto di Natale. L’odio era scomparso.
Nei giorni successivi quando i loro generali scoprirono quello che era accaduto, questi ufficiali e questi soldati furono puniti e trasferiti lontano perché non riuscivano più a spararsi addosso. Molti morirono comunque in guerra ma alcuni fra i sopravvissuti si sono poi ritrovati e visitati dopo la guerra. Erano diventati davvero amici per sempre.

Questo accade. Può accadere sempre, sapete? Ci sono molte inimicizie, a volte anche in famiglia che durano anni, e anche noi a volte ci costruiamo delle trincee per difenderci dagli altri.  Ci divide il risentimento per un torto subito, l’orgoglio, la paura di incontrarci, il timore che l’altro ci possa di nuovo fare del male o ci possa rifiutare. Per trasformare il nemico in amico serve coraggio. Vedete cosa fa il comandante francese per incontrare gli altri comandanti? Lascia le armi in trincea e va ad incontrare gli altri disarmato.  Ecco per fare la pace ci vuole più coraggio che per fare la guerra, perché lasciamo le armi in trincea e ci incontriamo disarmati guardandoci negli occhi. Ci accorgiamo così che siamo vicini, molto più vicini di quanto credevano. E siamo uguali, molto più uguali di quanto credevamo.

Sapete una cosa della storia di Ruth e Naomi? Le nemiche che diventarono amiche per la pelle sono collegate alla storia del Natale. Perché? Perché quando Ruth accompagnò Naomi si sposò con Boaz ed ebbe un figlio, Obed, e da quel figlio nacque il papà del re Davide e il re Davide fu il nonno del nonno del nonno del nonno del nonno del nonno del nonno… di Gesù! Questo è scritto nel Vangelo!
Quando i nemici diventano amici succedono cose bellissime. Cose che mai avremmo potuto immaginare. Cose che non sarebbero mai avvenute se fossimo rimasti nemici.
La pace è una magia, la magia di Dio! Ricordatevelo sempre!