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Fate posto nei vostri cuori!

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Testo: I Corinzi 7, 2

Fare posto è sempre stato il mestiere di Dio.
Sin dal primo giorno quando il  caos avvolgeva, oscurava e mescolava ogni cosa Dio  decise di fare posto alla vita. Il racconto di Genesi 1 altro non è che il racconto di questo fare posto. Iddio separò la luce dalle tenebre il primo giorno, poi separò le acque dalle acque creando uno spazio di indispensabile stabilità, il secondo giorno, poi separò le acque dall’asciutto creando mare e terra e un ambiente adeguato facendo spazio alla vita vegetale e al suo rigenerarsi, ciascuno secondo le sue specie il terzo giorno. Poi creò l’alternarsi di giorno e notte il quarto giorno. Ed era pronto il mondo per uccelli e pesci che potevano generare e moltiplicarsi contando sulla benedizione di Dio, il quinto giorno. Il sesto giorno era dunque pronto per far spazio ad animali terrestri ed esseri umani. Mentre crea, Dio si ritrae e fa spazio perché ci sia vita abbondante per una miriade incalcolabile di esseri viventi liberi di esistere, di occupare gli spazi che Dio aveva reso adeguati non soltanto  per i primi nati ma per tutti quelli che sarebbero venuti in seguito. Tutto in un equilibrio perfetto.

Dio crea vita e vita in abbondanza e lascia esistere perché la vita abbondante coinvolga altri ed altre ancora per giorni, anni, secoli, millenni… Creare fu dunque per Dio un fare spazio perché altri vivessero con la sua benedizione. E Dio vide ed ecco era tutto molto buono ed anche molto bello!

Poi Dio creando l’umano fa una cosa incredibile di cui ci parla il saggio poeta del libro dell’Ecclesiaste quando dice: “Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell’eternità, sebbene l’umano non possa comprendere dal principio alla fine l’opera che Dio ha fatta” (3, 11). Capite cosa fece Dio? Rese la nostra mente e i nostri cuori capaci di intuire  qualcosa che va molto oltre noi, cioè il pensiero dell’eternità. Cioè Egli rese idonei noi che siamo esseri limitati di avere lo spazio nel cuore per pensare all’infinito! Non lo comprendiamo bene, o forse non lo comprendiamo affatto, eppure questo pensiero c’è dentro di noi, innato, espresso in molti modi in ogni tempo, per esempio nei versi fra i più belli che siano stati scritti nella nostra lingua. Ecco l’Infinito di Giacomo Leopardi:
 
 
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.
 

Chi è fra noi che non abbia mai sentito la dolcezza di questa immensità, il senso di vertigine davanti ad un paesaggio o alla linea dell’orizzonte appena visibile al nostro sguardo, o alla potenza di una mareggiata, o ancora al silenzio di una valle alpina. E a volte serve la penna di un poeta per offrire agli altri queste tracce di infinito o il canto di un salmista (salmo 19):

 
I cieli raccontano la gloria di Dio
e il firmamento annuncia l'opera delle sue mani.
2 Un giorno rivolge parole all'altro,
una notte comunica conoscenza all'altra.
3 Non hanno favella, né parole;
la loro voce non s'ode,
4 ma il loro suono si diffonde per tutta la terra,
i loro accenti giungono fino all'estremità del mondo.
 
Dunque Dio ci crea ritirandosi per far spazio all’universo, alle sue creature, i soli, le stelle, i pianeti, le lune, e poi qui da noi, le montagne, i mari, le creature viventi che un istituto di ricerca ha calcolato in circa nove milioni di specie diverse, dei quali l’86% ancora da classificare. Dio crea benedicendo e questo benedizione è possibilità di allargarsi, di espandersi, di riempire la terra.
Poi Dio mette nel cuore umano il pensiero dell’eternità, un’intuizione regalata pur quando il nostro sguardo non arriva oltre la siepe che ci sbarra la vista.
   
Dio dunque fa spazio fuori di sé regalando alle sue creature e a noi fra esse, la libertà di esistere, e fa spazio dentro di noi regalandoci il pensiero dell’infinito. Quanto spazio crea Dio fuori e dentro il nostro cuore!

Il grande libro delle storie, la Bibbia, ci racconta poi molte volte come abbiamo amministrato male questa libertà e cercato di limitare soltanto a noi stessi spazi e benedizione. La libertà di esistere per alcuni è diventata tentativo di accaparrarsi lo spazio vitale degli altri, la propria libertà è stata giocata contro la libertà degli altri, la benedizione è stata contesa ed è divenuta quindi esclusiva, come la storia di Caino e Abele prima e di Giacobbe ed Esaù poi, ci hanno ben rappresentato. Come fu possibile che la generosità del Dio benedicente divenisse antagonismo mortale per Caino? Come fu possibile che la generosa benedizione di Dio per tutte le sue creature divenisse per Isacco una sola benedizione da impartire all’uno o all’altro dei suoi figli gemelli? I due bambini avevano trovato spazio nello stesso ventre ma nel mondo  sembrava che non ci fosse spazio di libertà per tutti e due. Uno doveva servire l’altro, nelle parole del padre. E così la storia biblica ci restituisce l’immagine di un uomo ferocemente ostile che vuole la morte del fratello, Esaù, e di un altro, Giacobbe, tormentato e fuggiasco  che resta per lunghi anni affamato di vita, ossessionato da quella benedizione che sembrava non spettargli mai in questo mondo.

Vedete, Dio crea spazio vitale per le sue creature, Dio crea in noi un cuore che può intuire spazi e tempi senza confini, ma poi noi montiamo recinti, alziamo steccati, e riempiendo i nostri cuori di egoismi, di paure, di ostilità li rendiamo impenetrabili e angusti.

Fino a che nel mondo dai cuori ristretti Dio decide un giorno di venire Egli stesso mandando suo Figlio. In questo modo ne scrivono i Vangeli, e Giovanni in particolare ne parla usando il linguaggio della Creazione.

 
1 Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. 2 Essa era nel principio con Dio. 3 Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. 4 In lei era la vita, e la vita era la luce degli umani (…)
9 La vera luce che illumina ogni persona stava venendo nel mondo. 10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l'ha conosciuto. 11 È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto….
 

Era la stessa storia che si ripeteva. “Venne in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto”.
Non ci fu spazio per Colui che aveva fatto spazio perché il mondo venisse al mondo. Pensate al paradosso. La parola per mezzo della quale tutto era stato creato si fece umana e venne e trovò che alcuni si erano accaparrati tutto lo spazio. Nessuno indietreggiò e così non fu ricevuto. Fu scacciato, respinto.
Luca narra la stessa cosa dicendo  che il piccolo Gesù nacque in una stalla perché “non c’era posto per lui nell’albergo”. 

Tutta la storia biblica può essere letta con questa lente tematica. Il Dio che fa spazio benedicendo e l’umano che si accaparra tutti gli spazi. Più occupa spazi non suoi, più il proprio cuore si riempie di sentimenti meschini e perde la capacità di spaziare nell’intuizione che Dio aveva dato agli umani, il pensiero dell’eternità, il riconoscimento grato della gloria e della bontà di Dio.

Ma anche la nostra storia come popoli può essere letta in questa chiave. Molti fra noi in questo paese mi sembra facciano fatica a fare spazio agli altri. La propaganda spesso impedisce di riconoscere nell’altro la comune umanità. Il cuore è indurito e ristretto. E se Cristo tornasse come uno straniero, uno venuto da un altrove, ci sarebbe posto per lui? O tutti gli spazi sarebbero occupati proprio come 2000 anni fa e lui sarebbe scacciato e respinto? Oggi è poi tanto diverso da allora?

Il testo del Vangelo di Giovanni tuttavia continua:
11 È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto; 12 ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome.  13 i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma sono nati da Dio.

Il Vangelo dice che è possibile fare spazio. C’è chi ha fatto spazio a Cristo, ha ricevuto la Parola di Dio, nel proprio cuore e nella propria vita. A loro – dice il Vangelo - è stato dato il diritto di diventare figli e figlie di Dio, coloro che credono nel suo nome, la cui vita è rigenerata, come il primo giorno, attraverso la Parola benedicente di Dio.

Qui si dice una verità che molti credenti hanno già sperimentato nella loro vita. Un cuore ormai chiuso, pieno di paure, di egoismi e ostilità, un cuore in cui non c’è più alcuno spazio per Dio e per pensieri d’eternità, cuori resi duri dalla competizione e dall’accaparramento, questi cuori Dio li può visitare, cambiare, trasformare. Cuori impietriti, insensibili e tristi Dio può renderli cuori di carne, pulsanti di vita, capaci di commuoversi, capaci di sentire trasporto e misericordia per l’altro, cuori in cui sgorga nuova vita, cuori che non hanno paura di aprirsi ed accogliere l’altro.
Fede è fidarsi di Dio, è lasciare che Lui svuoti il cuore di orgoglio, di desiderio di rivalsa, di senso di superiorità, e accogliere la benedizione originaria ormai dimenticata.  E così fare spazio agli altri diventerà la cosa più naturale di questo mondo.
Questo è il rinnovamento che farebbe di noi creature nuove e del mondo un luogo dove vivere in pace.

E noi cristiani, noi che abbiamo creduto siamo dunque a posto? Questo messaggio è solo per gli altri? Per quelli che in chiesa non ci vanno?
Il testo che abbiamo letto all’inizio, l’esortazione accorata che l’Apostolo Paolo mette per scritto “Fateci posto nei vostri cuori!” egli però non la rivolge fuori la chiesa ma dentro la chiesa. La comunità di Corinto aveva il cuore ristretto e indurito, incapace di comprendere la persona che aveva loro parlato di Cristo per la prima volta qualche anno prima. Nel loro cuore indurito non c’era spazio per l’amore e la riconoscenza verso Paolo, era una comunità  dilaniata da rivalità, da contese, da divisioni e rancori.
Dunque anche noi siamo parte della scena. Anche noi siamo in pericolo di riempirci di slogan razzisti e parole di ostilità, anche noi possiamo lasciarci fuorviare da pregiudizi che tolgono spazio di umanità a chi è diverso da noi, anche noi possiamo costruire steccati e divisioni fra le persone anche in chiesa.

Vedete c’è un immagine che per me è una delle più belle della Bibbia. E’ l’incontro fra Giacobbe ed Esaù quando dopo 10, forse 20 anni dal loro ultimo incontro si rivedono e nel loro abbraccio si scioglie come neve al sole tutto il rancore accumulato in anni di separazione. Ritrovo in quel gesto di inchinarsi di Giacobbe davanti al fratello temuto, non un espediente per rabbonirlo ma un fare spazio a lui e l’abbraccio fra i due una reciproca, forte, calda, commossa, affettuosa, reciproca benedizione.

Se ancora c’è nel cuore di qualcuno di noi qualche rancore, qualche colpa non confessata, qualche ferita non curata, forse è il momento di riconoscerlo. Sappiamo che questa situazione è frequente e non c’è da allarmarsi. Tuttavia se riconosciamo che abbiamo il cuore occupato da pensieri tristi, sentimenti caotici e rancori sappiamo anche che fare spazio è il mestiere di Dio. Tutto quello che possiamo fare noi è aprire il nostro cuore e lasciarci visitare e guarire da Dio. Apriamo, allarghiamo il nostro cuore.  Dio ci rassicura e ci benedice ed è perfino capace di restituirci il fratello che credevamo  perduto.
Ascoltiamo ancora l’appello accorato di Paolo e facciamolo nostro:

11 La nostra bocca vi ha parlato apertamente; il nostro cuore si è allargato. 12 Voi non siete allo stretto in noi, ma è il vostro cuore che si è ristretto. 13 Ora, per renderci il contraccambio (parlo come a figli), allargate il cuore anche voi!
(II Cor 6)

Fate posto nei vostri cuori gli uni alle altre! In questo gesto c’è una benedizione che nessuno potrà più toglierci!