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Il comandamento più grande

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Testo: Marco 12: 28-34

PREGHIAMO
Padre, anche questa mattina abbiamo bisogno di te, perché da soli non sappiamo ascoltarti e parlarti. Semina il buon seme sulla terra arida del nostro cuore e fallo germogliare. Agisci nella nostra vita e nel mondo e rendici capaci di camminare sul sentiero dell’amore. Per Cristo Gesù nostro Signore. Amen.

Chi partecipa agli studi biblici nelle case ha dovuto ultimamente svolgere un compito a casa: Leggere tutto il vangelo di Marco in un tempo breve, possibilmente tutto in una volta o comunque in una settimana. L’esercizio era indicato dagli autori del libro che stiamo usando come traccia dei nostri studi biblici “Dire, fare, baciare …il lettore e la Bibbia” scritto da Lidia Maggi e Angelo Reginato.
Cosa vi ricorda “Dire, fare, baciare, lettera, testamento”? Quando molti di noi erano bambini, era una punizione nei giochi infantili. Chi perdeva al gioco, doveva pagare pegno, un pegno che poteva essere piacevole (baciare qualcuno) ma il più delle volte la punizione era poco gradita. Faceva comunque parte del gioco. E nel libro si cerca di insegnare a leggere la Bibbia in modo giocoso.
Perché vi faccio questa premessa? Perché è stata la lettura dell’evangelo di Marco che ha fatto soffermare la mia attenzione sul brano che abbiamo letto.
Al gruppo di studio che si fa in casa mia ho confessato che la lettura tutta d’un fiato dell’evangelo di Marco mi è parsa pesante (un po’ come una punizione nel gioco dell’insegnamento della lettura della Bibbia perché è un vangelo molto ricco di storie, parabole, messaggi importanti per i lettori, messaggi legati principalmente alla messianicità di Gesù.

Comunque, il compito di leggere il vangelo di Marco tutto in una volta chiedeva anche di fare attenzione a come i diversi personaggi del racconto ricercano Gesù e contare quante domande compaiono nel vangelo. Se volete provarci anche voi …. Ce ne sono veramente moltissime!
E alla fine se ne  perde proprio il conto.
Un po’ come le domande che tutti ci facciamo nel corso della vita. Da bambini: sarò promosso?, riceverò il regalo tanto desiderato? Mi vogliono bene mamma e papa? E poi quanti perché formulano i bambini agli adulti e sovente ci mettono in difficoltà le loro domande! Da adulti poi non ne parliamo! Troverò lavoro?, casa? Guarirò dalla malattia? Troverò l’amore? E non mancano certo le domande sulla nostra fede attraversata negli anni da dubbi e domande sovente senza risposta.

Una delle tante domane la troviamo anche nel testo di oggi. Una domanda fondamentale per la nostra fede.      “Qual è il più importante dei comandamenti?”

Anche i rabbini distinguevano fra comandamenti più o meno importanti; si domandavano anche espressamente quale fosse il comandamento di maggiore importanza. Ogni giorno, ogni mattina e sera, ogni Israelita maschio adulto deve recitare Deut.  6, 4-9 e 11, 13-21, come confessione della sua fede (ovvero i testi che abbiamo letto prima del testo della meditazione).
E Gesù cita in risposta alla domanda dello scriba proprio il testo biblico che già ogni israelita sa già da tempo mediante la legge. Nulla di nuovo quindi come risposta.

L’antico “primo” comandamento … “Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio , con tutto il cuore ,con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze” , riceve però un significato nuovo per il fatto di essere messo in parallelo con il “secondo”…..”Ama il tuo prossimo come te stesso”.
Si afferma che nessun altro comandamento è più grande di questi due:
Il primo, quello dell’amore verso Dio, è la base di ogni adempimento, perché solo Lui e l’unico Signore.
Il secondo, l’amore verso il prossimo, è il fondamento di ogni norma, nella quale si realizza la fedeltà verso Dio stesso.

Pensate, solo Marco tra gli evangelisti riporta il primo comandamento (Deut. 6:5) preceduto dalla formula introduttiva “il Signore, l’Iddio nostro è l’unico Signore” (Deut. 6:4)i e che ricorda la rivelazione di Dio a Israele. Se non ci fosse questa introduzione, non rimarrebbe altro che un solo comandamento. Al comandamento dell’amore per Dio, Gesù unisce quello dell’amore per il prossimo.

Per la verità ero un po’ perplessa ad affrontare il tema dell’amore perché il termine “amore” è veramente abusato come concetto teologico in quanto  termine fondamentale nel cristianesimo come nelle altre religioni e poi nel nostro parlare corrente quando ci riferiamo all’amore tra persone o all’amore per la natura, gli animali o aggiungeteci voi altri riferimenti.   

Ma il fascino di questa narrazione di Marco sta nel modo nel quale Gesù riunisce i due comandamenti profondamente separati e trovo che noi abbiamo il dovere di soffermarci su questo testo anche se pensiamo di conoscerlo molto bene. La scrittura è sempre una rivelazione nuova.
“Non c’è altro comandamento maggiore di questi”. Se ognuno dei due è caldamente raccomandato dai rabbini, solo Gesù li ha riuniti come due principi che sintetizzano tutti i doveri della persona.
Gesù dice una cosa molto importante, il prossimo devi amarlo come te stesso ovvero, per amare l’altro devi prima imparare ad amare te stesso.

E qui vi pongo io delle domande.
Noi come amiamo noi stessi? Siamo iperattivi, soffriamo di esaurimenti, insonnia, tensioni, rapporti interpersonali pesanti. Ci roviniamo l’esistenza perché non abbiamo imparato a rispettare la nostra persona. Non abbiamo capito che cosa vuole dire l’amore di Dio per noi. Paradossalmente l’altro, quando cerchiamo di amarlo, potrebbe risponderci: non voglio che tu mi ami come ami te stesso! Perché ti ami molto male.
Anche dal punto di vista religioso sovente viviamo in modo nevrotico il nostro impegno:
sensi di colpa per quello che non riusciamo a fare o per quello che facciamo male. Ci amiamo male perché non ci lasciamo liberare da Dio e viviamo (o alcuni vivono) la  religiosità in modo alienante e strumentale. Per amare l’altro, è necessario prima di tutto amare se stessi. Amare se stesso non vuole dire comprarsi abiti, cibo, case, auto, cellulari e … aggiungetevi quello che vi viene in mente, facendo magari sacrifici economici e debiti per poi non dormirci la notte. Lo dico a voi ma prima di tutto lo dico a me stessa facendo una grande confessione di peccato.

Il testo ci insegna che amare se stessi significa riscoprire i doni di Dio. Riconoscere l’amore di Dio per me e non l’amore dell”IO” per me; vivere questo amore e smetterla con i sacrifici in questo modo siamo liberati dalla contrapposizione io/l’altro, perché colgo questo amore insieme all’altro. 
Perciò “come te stesso” non significa, invece di te stesso, ma ama te stesso e l’altro.

Notate cosa dice lo scriba a Gesu “ ….…che vi è un solo Dio e che all’infuori di lui non c’è alcun altro e che amarlo con tutto il tutto il cuore è molto di più di tutti gli olocausti o sacrifici.” E Gesù gli risponde “tu non sei lontano dal regno di Dio”!
E poi ….. nessuno osava più interrogare Gesù.     Ebbene, qui, in questo amore nasce una comunità.

L’amore può richiedere rinuncia, ma soprattutto richiede vocazione e discepolato.
Nella prima lettera di Giovanni è detto : 1 Giovanni 4:10-11 “In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato su Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha tanto amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri”.

Dunque: un anno che finisce, ed un nuovo anno che ci viene offerto di vivere, una tappa di vita di cui ci viene fatto dono in modo immeritato.
Proviamo ad accostarci a questo nuovo anno che arriva con spirito rinnovato e ricordarci che l’amore di Dio, dà vita.  Questo amore libera da ogni spiritualità o moralismo perché esso è il perdono di Dio che promuove la mia vita. Se Dio mi ama fa di me una nuova creatura. Io devo vedere me stesso in un rapporto diverso, solo allora potrò stabilire rapporti diversi con gli altri. . così potremo costruire una nuova comunità