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Una bella storia

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Testo: Giovanni 4,1-30/39-42

Sono passati dieci anni, quasi undici dagli eventi che sto per raccontarvi. Da allora sono davvero successe molte cose e io sono certo avviata al tramonto della mia vita terrena. Ho raccontato tante volte la mia storia, mi è sempre piaciuto raccontarla. E ogni volta ripenso a qualche particolare che mi era sfuggito o di cui mi ero dimenticata. E sorrido. Certo non avrei mai immaginato all'alba di quel giorno che tutto, proprio tutto per me sarebbe cambiato. Ma ecco come è andata... Faceva un gran caldo quella mattina proprio come oggi e io ero stanchissima, sfinita. Come ogni giorno ero venuta al pozzo a prendere l'acqua a mezzogiorno. Mi domanderete come mai avevo scelto proprio l'ora più calda per andare al pozzo a costo di sentirmi male, non ero più giovanissima, e avete proprio ragione. Vi dirò che ormai da tempo avevo scelto quell'orario per non essere costretta ad incontrare gli sguardi sfuggenti e inquisitori delle altre dorme. In un piccolo paese come quello dove vivo non era un segreto la mia vicenda di dorma più volte ripudiata dai mariti. Ben cinque. Le ragioni? Tante e gravi, ma a chi vuoi che interessassero. Gli uomini hanno sempre fatto con me quello che hanno voluto. Fatto sta che questa volta il compagno con cui vivevo non intendeva sposarmi - era chiaro che non potevo dargli dei figli - e questo aveva alimentato i pettegolezzi e le critiche. Io avevo continuato a camminare a testa alta, ma la verità è che in poco tempo si era creato un vuoto intomo a me. Meglio così, pensavo, e tiravo dritto ma dentro al cuore qualcosa si era spezzato, pensavo, forse per sempre. Era un fallimento completo la mia vita, quella era la verità... Mi sentivo così quel giorno. I l sole picchiava inesorabile e io ero arrivata al pozzo sudata e senza fiato. La bocca impastata d'amaro... Quel giorno però al pozzo c'era un uomo, dall'aspetto era stanco almeno quanto me. Se ne stava lì seduto. Aveva trovato appena un po' d'ombra. Ma non aveva nulla per attìngere l'acqua, così mi sono avvicinata per farlo io che avevo il recipiente adatto. Il pozzo è molto profondo e l'operazione dura un po'. Comunque mentre mi sforzavo di tirar su l'acqua quell'uomo mi ha rivolto la parola, aveva sete e mi chiedeva da bere. E così dall'accento mi sono accorta che era un giudeo, anzi un galileo. "Perché mi rivolgi la parola?", gli ho chiesto. Nessun uomo, figuriamoci se giudeo, avrebbe mai parlato con me se non per un secondo fine. Cosa voleva ? Solo acqua? Ero molto stupita e anche un po' impaurita. Non c'era nessun altro. Ha alzato lo sguardo e quegli occhi che sono affondati nei miei, mi hanno subito rassicurato. Così semplicemente ha continuato a parlarmi e io a rispondergli, così sia io, sia lui abbiamo all'inizio dimentìcato perfino di bere. E con quel caldo... Mi ha detto che lui poteva togliermi la sete dandomi un'acqua diversa, speciale. Che voleva dire? Poi ho capito che era riuscito a leggermi dentro come nessuno prima. Aveva intuito la mia aridità, la mia sete di vita, di amore, di considerazione, di pace. Aveva capito l'amarezza che sentivo, che avevo bisogno di essere ascoltata e accolta come sono, senza cattiveria, senza critica, senza giudizio. Avevo anch'io delle speranze che erano state soffocate sotto le delusioni che si erano accumulate una sull'altra. E' strano, ma quello straniero aveva capito in poco tempo cose di me che fino a quel momento non aveva mai capito nessuno. E senza giudicarmi. Così pian piano ha messo dentro di me una trepidazione, un calore strano, un'ansia buona... Qualcuno, qualcuno del mio popolo - ve l'ho detto che sono samaritana? Strano ma ora non mi sembra più tanto importante - insomma qualcuno del mio paese, non ricordo più chi, aveva parlato che sarebbe venuto presto un messia, un Taheb, lo aveva chiamato, un profeta, uno come Mose, ma chi ci pensava più... Un maestro, uno mandato da Dio per salvare il mondo, compresi noi samaritani... Un pensiero mi ha attraversato la mente. Come un lampo improvviso: " E se fosse lui?", ho pensato... Poi me lo ha confermato lui stesso, così come se dicesse la cosa più naturale di questo mondo. "Sowo io - ha detto - io che ti parlo'". Così senza pensarci due volte, quando ho visto arrivare altre persone che chiaramente erano gli amici di quell'uomo, ho lasciato lì la brocca e sono fuggita via. Son corsa in paese. E non mi importava niente di quello che pensavano di me, non me ne importava più niente. "Andate a vedere anche voi - ho detto - c'è un uomo al pozzo, ascoltatelo, lui mi ha letto nel cuore, non potrebbe essere proprio lui il Taheb che stiamo aspettando?". E incredibilmente mi hanno ascoltato, non mi hanno riso dietro, non mi harmo presa per pazza. Sono andati in tanti a vedere con i loro occhi al pozzo di Giacobbe, l'hanno ascoltato con le loro orecchie e, proprio come me, gli hanno creduto. E poi gli abbiamo chiesto di restare e lui è rimasto con noi ancora due giorni. Prima Sicar era un paese morto, un piccolo insignificante paese, geloso delle sue tradizioni che ce l'aveva a morte con i giudei, ma la visita del maestro, la sua parola ci ha trasformati e quando è partito io non ero più la donna dei tanti ripudi, la concubina senza dignità, quella che nessuno guardava in faccia senza storcere la bocca e distogliere lo sguardo, no... ero la prima testimone, quella che aveva visto il Taheb per prima... Eravamo emozionati, contenti, euforici e lo siamo rimasti per un bel po' raccontando gli uni alle altre quello che lui ci aveva detto. Perché lui ci aveva ascoltati e aveva avuto una parola per ciascuno di noi. Poi qualcuno di noi ha deciso di seguire il maestro insieme agli altri fino a Gerusalemme. E sono stati loro poi che ci hanno raccontato cosa era avvenuto dopo, come i capi religiosi e i politici lo avevano preso di mira. Forse le parole che aveva detto a me suU'adorare Dio in spirito e verità e non necessariamente in posti come il monte Garizim o Gerusalemme, li aveva indispettiti. L'opposizione serpeggiava fra quelli che contavano e alla fine i romani lo avevano preso e condarmato a morte per crocifissione. Le donne che rimasero con lui fino alla fine ci hanno poi raccontato che prima di morire di quel supplizio atroce e umiliante, disse la stessa frase che aveva detto a me: "Ho sete! ". Ci ho pensato tanto. "Ho sete! ". Doveva essersi sentito come me, anzi molto peggio di come mi sentivo io quel giorno al pozzo, la bocca impastata d'amaro. I l suo insegnamento, le sue speranze, i suoi progetti, tutto inutile, un fallimento totale. Una vita vissuta inutilmente, scartata, buttata via, lui rifiuto umano coperto di sputi. Sulla croce aveva detto, ''Ho sete!", sete di acqua ma anche sete di vita, di giustizia, di verità, sete di umanità... Oh quanto avrei voluto dargli da bere io dell'acqua fresca di fonte... Quella volta gli diedero invece da bere del vino inacidito inzuppato in una spugna... Poi aveva detto: "E' compiuto!". La sua vita si concludeva cosi. Possibile? Sì, possibile... Eppure non finì lì. Incredibilmente. Perché dopo tre giorni tutto cambiò di nuovo e la sua sete di vita, di giustizia, di verità fu finalmente saziata. Non trovarono più il suo corpo nella tomba, anzi al terzo giorno fu visto vivo e pieno di gioia. Era tornato, era tornato per raccogliere tutti di nuovo e mandarli dovunque a portare la sua parola. Così qualche settimana dopo qualcuno si ricordò di noi e venne qui a Sicar a trovarci per raccontarci la storia che vi ho raccontato oggi. Questa storia è verità, è quell'acqua viva che rinnova la vita, la trasforma, un'acqua che porta via l'amaro, rinfresca corpo e anima, e ci toglie la sete. Oggi siamo qui insieme, samaritani, galilei, giudei, uomini, donne, bambini nella stessa comunità di fede. Non ci sono barriere. E ' una fede nuova che non fa differenze fra le persone. Un miracolo. Quando mi aveva detto che Dio non doveva essere cercato più nei templi e nei luoghi sacri perché i veri adoratori avrebbero adorato Dio in Spirito e Verità e aveva aggiunto che Iddio cerca tali adoratori, ho capito che Dio ci cerca sempre, tutti, così come siamo. Gesù ha cercato me quando non interessavo più a nessuno, e come ha cercato me cerca anche te. Non smette mai di cercarci. La nostra vita può a volte essere arida e sterile, può non interessare a nessuno, ma Lui ci dà acqua viva che ci rimette in movimento. Questa è la mia storia ma sono sicura che, come me, ognuno e ognuna di voi ha la sua bella storia da raccontare.


 1 Quando dunque Gesù seppe che i farisei avevano udito che egli faceva e battezzava più discepoli di Giovanni 2 (sebbene non fosse Gesù che battezzava, ma i suoi discepoli), 3 lasciò la Giudea e se ne andò di nuovo in Galilea.
4 Ora doveva passare per la Samaria. 5 Giunse dunque a una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al podere che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe; 6 e là c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso il pozzo. Era circa l'ora sesta.
7 Una Samaritana venne ad attingere l'acqua. Gesù le disse: «Dammi da bere». 8 (Infatti i suoi discepoli erano andati in città a comprare da mangiare.) 9 La Samaritana allora gli disse: «Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?» Infatti i Giudei non hanno relazioni con i Samaritani. 10 Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: "Dammi da bere", tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato dell'acqua viva». 11 La donna gli disse: «Signore, tu non hai nulla per attingere, e il pozzo è profondo; da dove avresti dunque quest'acqua viva? 12 Sei tu più grande di Giacobbe, nostro padre, che ci diede questo pozzo e ne bevve egli stesso con i suoi figli e il suo bestiame?» 13 Gesù le rispose: «Chiunque beve di quest'acqua avrà sete di nuovo; 14 ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna». 15 La donna gli disse: «Signore, dammi di quest'acqua, affinché io non abbia più sete e non venga più fin qui ad attingere». 16 Gesù le disse: «Va' a chiamare tuo marito e vieni qua». 17 La donna gli rispose: «Non ho marito». E Gesù: «Hai detto bene: "Non ho marito"; 18 perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; in questo hai detto la verità». 19 La donna gli disse: «Signore, vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri hanno adorato su questo monte, ma voi dite che a Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare». 21 Gesù le disse: «Donna, credimi; l'ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma l'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è Spirito; e quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in spirito e verità». 25 La donna gli disse: «Io so che il Messia (che è chiamato Cristo) deve venire; quando sarà venuto ci annuncerà ogni cosa». 26 Gesù le disse: «Sono io, io che ti parlo!» 27 In quel mentre giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che egli parlasse con una donna; eppure nessuno gli chiese: «Che cerchi?» o: «Perché discorri con lei?» 28 La donna lasciò dunque la sua secchia, se ne andò in città e disse alla gente: 29 «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto; non potrebbe essere lui il Cristo?» 30 La gente uscì dalla città e andò da lui.
...
39 Molti Samaritani di quella città credettero in lui a motivo della testimonianza resa da quella donna: «Egli mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40 Quando dunque i Samaritani andarono da lui, lo pregarono di trattenersi da loro; ed egli si trattenne là due giorni. 41 E molti di più credettero a motivo della sua parola 42 e dicevano alla donna: «Non è più a motivo di quello che tu ci hai detto, che crediamo; perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo».

 

 

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