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La casa del vasaio

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Testo: Geremia 18, 1-6

Care sorelle e cari fratelli, anche questa domenica il nostro testo si apre con un imperativo: “Alzati, scendi in casa del vasaio…..” . Domenica scorsa l’apostolo Paolo  ci esortava a rallegrarci e a non angustiarci, questa mattina Geremia ci esorta ad alzarci e a scendere nella casa del vasaio.
Il testo ci informa che c’è un vasaio, il vasaio ha una casa, all’interno della quale lavora l’argilla sul tornio per produrre dei vasi. Geremia, forse non meno di Isaia, è un grande poeta. Rispetto ad Isaia è un personaggio più drammatico, più debole, spesso vittima di momenti di grande disperazione di fronte all'immane compito affidatogli e di fronte all'estrema avversione dei suoi contemporanei. Il suo modo di scrivere, molto poetico, traspare all’interno di tutto il suo libro, come anche all’interno della nostra pericope. Geremia utilizza della simbologia per annunciare un messaggio, una verità.  
Chi è il vasaio all’interno del nostro racconto? E’ Dio. Chi è l’argilla? I contemporanei di Geremia. Il profeta vive in prima persona la vicenda storica nazionale che condurrà Israele alla rovina e all’esilio babilonese. Ma lo fa rispecchiandovi tutte le sue emozioni e soprattutto mettendo in risalto la presenza costante di Dio che lo spinge ad agire e a parlare persino contro la sua stessa volontà e la sua personalità. Geremia si sente in un certo senso responsabile per il suo popolo. Questo senso di responsabilità ha dunque un grande valore per la civiltà odierna, per tutti coloro che avvertono il peso delle loro responsabilità per quanto concerne ambiente, fame nel mondo, pace. Questo passaggio biblico esorta tutti coloro che ricoprono cariche istituzionali a prendersi le proprie responsabilità e ad avere il coraggio di parlare quando è necessario, per il bene comune.
Le parole di Geremia sono sì circoscritte in un tempo, rivolte a determinati destinatari, ma il suo messaggio è valido ancora oggi. Attualizzando le parole del profeta, chi rappresenta oggi la casa del vasaio? La Chiesa, intesa come assemblea del popolo di Dio. E’ nella casa del vasaio che Dio parlò a Geremia, è nella Chiesa che oggi Dio vuole parlarci.

“E’ la che io ti parlerò”

E’ in Chiesa che ti parlerò: “là ti faro udire le mie parole”. E’ durante le nostre riunioni che Dio parla, è durante il culto che Dio parla. Dobbiamo quindi riconsiderare il valore della Chiesa, della comunione fraterna (salmo 133). Alcuni tendono ad isolarsi, alcuni tendono a mancare la domenica, e questo dispiace al Signore, perché è qui che Lui parla. Naturalmente quando affermiamo che il Signore parla in Chiesa non ci riferiamo ad un luogo preciso, ad una costruzione di pietra, ma parla dove viene praticata la fratellanza, dove si creano relazioni. Dio parla alla Sua Chiesa che si riunisce durante una visita ad un anziano o ad un’anziana, durante uno studio biblico, un incontro di preghiera. Il nostro Creatore è un Dio che parla al singolo ma sempre in relazione al suo prossimo. Ad esempio lo stesso apostolo Paolo esorta nelle sue lettere le comunità ad una pacifica ed edificante fratellanza. Ecco l’importanza dell’essere chiesa. Dio parla attraverso le Scritture, attraverso il fratello e la sorella, attraverso un inno, attraverso l’ascolto della preghiere comunitarie.

“Là ti faro udire le mie parole”

Questo vasaio era intento a lavorare l’argilla nella sua casa,  una casa normalissima, non un  museo. La casa del vasaio non è come le nostre case, dove bisogna fare attenzione a non sporcare e a non mettere nulla in disordine. La casa del vasaio è una casa dove si lavora, dove avvengono delle trasformazioni, è la casa di un artigiano. Le mani del vasaio non sono mai ferme sono sempre intente a lavorare. La casa del vasaio è la Chiesa di Dio, una casa dove avvengono mutamenti, dove si lavora per il bene comune e per il prossimo. Il vasaio mette le mani sull’argilla che siamo noi. L’argilla, materiale che inizialmente non ha forma, è povero, non ha valore, il cui utilizzo risale al popolo sumero e persino nella Bibbia Dio crea l’uomo dall’argilla. Cosa vuole insegnarci questo passaggio della Scrittura? L’argilla diventa importante, acquista una forma quando è nelle mani del vasaio. Noi siamo informi, senza valore da soli, senza il tocco di Dio non siamo nulla. Ma quando veniamo plasmati da questa mano sapiente del vasaio, da Dio, iniziamo ad essere preziosi.
Questa mattina fratello, sorella se abbiamo la sensazione di sentirci soli, imperfetti, ecco che il profeta Geremia ci incoraggia e ci ricorda che gli occhi del vasaio, ossia Dio, sono sull’argilla, che rappresenta tutti noi. Non importa quanti anni di fede abbiamo, un mese, un anno o 20 anni. Lasciamoci plasmare dal vasaio! Prima di tutto, l’argilla per poter essere lavorata deve essere lavata, setacciata e liberata da eventuale aria che si forma al suo interno, la cui aria risulterebbe nociva quando il vaso viene posto nel forno. Dio prima di trasformarci ci lava dei nostri errori del passato, proprio come il vasaio laverebbe la sua argilla per liberarla dalle sue impurità. Pronta l’argilla, il vasaio la sistema sulla ruota e inizia a modellarla con l’acqua. Anche per noi, che siamo stati lavati dalle nostre colpe e riconciliati, Dio inizia la Sua opera, inizia a modellarci con l’acqua viva, con la Sua Parola. Il vasaio vuole creare un vaso! Dio vuole modellarci nelle sue mani secondo i suoi proponimenti, secondo quello che è più giusto per noi. Ogni vaso è di forma diversa, come ognuno di noi è diverso. Dio ci plasma ognuno con compiti e doni diversi, così come ogni vaso differente è utile, così lo siamo noi nella Chiesa.
Può succedere però che il vaso si possa rompere o presentare dei difetti. Cosa farebbe il vasaio a quel punto? Lo getterebbe? Prima di darvi la risposta vi racconto cosa sono soliti fare i giapponesi oggi. Quando riparano un oggetto rotto, ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un procedimento chiamato “tecnica Kintsugi” . Questa tecnica, prevede la riparazione di vasellame rotto, attraverso l’unione dei cocci con della resina, che fa da collante, mista a oro o argento. Il significato di questa tecnica è davvero profondo.
Secondo i Giapponesi, il vaso rotto e riparato con quelle deliziose venature dorate che sono il risultato dell’unione dei pezzi frantumati, starebbe a significare la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé. La vita in effetti, non è mai lineare ma anzi presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, dei dolori, che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi. E proprio come spesso noi siamo orgogliosi di aver superato con successo delle impreviste difficoltà, così anche il vaso è fiero di mostrare i segni di ciò che ha superato con fatica.
Mentre il mondo occidentale pensa che un vaso rotto non tornerà ad essere mai più come prima, e dunque il legame spezzato non si potrà mai più ricostituire, i Giapponesi credono che “un vaso rotto sarà più bello di prima”, perché saprà di vissuto, proprio come un legame spezzato e rinsaldato con più forza. Si comprende bene l’ottimismo di questa filosofia, ben più lungimirante della nostra. Non solo non c’è alcun tentativo di nascondere il danno, ma anzi la riparazione del vaso viene letteralmente illuminata di una nuova luce. Il vasaio quindi getta il vaso rotto? La risposta è NO! Lo rimodella, comincia da capo. Cosa vuole insegnarci il Signore? Quando si inizia un cammino di fede siamo molto entusiasti, zelanti, desiderosi di servire Dio, ci lasciamo modellare da lui, cresciamo. Poi spesso ci sono amarezze, delusioni, problemi di relazioni comunitarie che tendono a bloccare la nostra fede, arrestando così il lavoro di Dio.

Il vaso si è rotto!

Altre volte ancora il vaso presenta difetti, piccole crepe, ovvero i nostri errori,  perché decidiamo noi stessi di non lasciarci plasmare, allontanandoci da Dio, allontanandoci dalla casa del vasaio, dalla Chiesa.

Il vaso si è rotto!

Di noi rimangono solo cocci, ferite! Ma questa mattina Dio vuole incoraggiarci. Dio non getta il vaso! Dio non prende altra argilla! Con la stessa argilla rimodella un nuovo vaso. Notiamo qui la pazienza di Dio, la misericordia di Dio. Se ci troviamo in questa condizione, se ci sentiamo come questo vaso rotto, Dio vuole che ci arrendiamo perché vuole ricominciare l’opera che aveva iniziato a svolgere. Anche l’esperienza di Pietro ci insegna che Gesù non lo rigettò, non disse: “tu sei un vaso vecchio”. Lo modellò nuovamente, lo rinnovò, lo riabilitò. Nel mondo e per il mondo quando si sbaglia o si commettono degli errori si è cancellati, si viene gettati via, ma con Dio non è così. Dio è pronto a rimodellare il suo vaso, suo figlio e sua figlia.
Per concludere fratelli e sorelle, il Signore ha bisogno di un gesto questa mattina, di una confessione: “metto la mia vita nelle tue mani affinché tu la possa modellare secondo il tuo volere”. E quando il vaso è solido, Dio inizia la sua opera di decorazione aggiungendo disegni e colori sul suo vaso; aggiungendo ad ognuno di noi dei doni. La nostra preghiera è che questa “casa” possa riempirsi di vasi forti e belli.