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Benedite, non maledite! (Romani 12, 14)

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Ci racconta il Vangelo di Luca al capitolo 9 che Gesù dalla Galilea decise di andare a Gerusalemme passando per la Samaria  e in prossimità di un villaggio della Samaria inviò dei discepoli per trovare un ricovero per la notte. Ma non fu ricevuto perché i samaritani seppero che stava andando a Gerusalemme. La differenza di luoghi di culto e un insegnamento del disprezzo lungo secoli li separava.  A quel punto Giacomo e Giovanni gli chiesero: “Signore vuoi che diciamo che un fuoco scenda dal cielo e li consumi?” Volevano che si ripetesse un episodio avvenuto secoli prima di cui il profeta Elia fu protagonista. Allora per due volte Elia aveva invocato un fuoco dal cielo che effettivamente consumò i messaggeri del re di Israele Acazia che risiedeva a Samaria. Ma Gesù si voltò verso di loro e li sgridò dicendo: “Voi non sapete da quale spirito siete animati, io son venuto per salvare non per perdere la vita delle persone”. Ecco, questo è l’esempio più vicino ad una minaccia di maledizione che noi troviamo nei Vangeli. Una proposta che Gesù respinse con forza.
La maledizione è la parola che esprime odio e disprezzo che viene pronunciata perché si trasformi immediatamente o col tempo in destino di sventura e morte. La maledizione ha origine in un tempo in cui a un certo tipo di parola, veniva attribuita una potenza distruttiva, nel caso della maledizione oppure di benessere e abbondanza di vita nel caso della benedizione. Maledizione è desiderio di morte dell’altro affidato alla parola.

Ma noi viviamo in un altro tempo – diciamo giustamente -  questa visione e convinzione si basava su una concezione magica della parola che non ci appartiene più! Possiamo anche convenire. Eppure… ne siamo certi? Siamo cioè sicuri che anche oggi non si uccida con la parola?
Da un indagine di un paio di anni fa sull’uso dei twitter ecco che cosa venne fuori: in otto mesi oltre un milione di messaggi prendevano di mira le donne, le offendevano e le insultano. L’odio verso le donne è la forma di intolleranza più diffusa in tutta Italia e con picchi in Lombardia, Friuli, Campania. Oltre centodiecimila anche i messaggi omofobici. Sempre le stesse regioni ai primi posti. I ricercatori dell’Università degli studi di Milano, della Sapienza di Roma e di Bari hanno fatto una mappa a partire da oltre due milioni di tweet. Gli insulti più diffusi prendono di mira la dimensione sessuale e corporea: corpi sessualizzati, deformati, mutilati, mortificati. E’ il presupposto a livello psicologico della mentalità che porta alla violenza materiale, ai corpi picchiati o violentati. L’omofobia esplicita, invece, si rivolge quasi esclusivamente ai gay maschi, per ridurli a un mero atto sessuale, considerato di per sé denigratorio, privandoli  della loro umanità e accostandoli a ciò che suscita più disgusto. Così l’articolo del Corriere che presentava la ricerca.
Qualche considerazioni prima di passare all’altro corno del nostro tema, quello che amiamo senz’altro di più, cioè la benedizione.
Non sottovalutiamo mai  la forza della parola. Si parte sempre dalla parola per poi arrivare ai fatti prima isolati e poi, attraverso l’indifferenza, ai crimini collettivi. Il passaggio è questo: individuazione del gruppo sociale, parola di disprezzo, stereotipo, pregiudizio, propaganda,  isolamento di una particolare categoria di persone, atti di odio diffusi, indifferenza, leggi di messa al bando e discriminazione, persecuzione di Stato fino ad arrivare ai crimini di massa. Questo è quello che è avvenuto verso gruppi etnici e categorie di persone tante volte nella storia. Ecco di seguito le categorie prima oggetto di odio verbale e poi passate attraverso tutti gli stadi fino allo sterminio nella Germania nazista.


Fra questi ci sono oltre gli ebrei e gli oppositori politici, i rom e i sinti (gli zingari), gli apolidi, i testimoni di Geova e gli omosessuali, ciascuno contrassegnato da un segno visibile di riconoscimento.
Questo è il processo di maledizione che conduce alla morte passando attraverso l’indifferenza, che è l’anestesia dell’umanità. Non si sa neppure quanti omosessuali siano morti per le persecuzioni e le politiche di sterminio naziste. Le stime oscillano dalle 10.000 alle 600.000 persone. Le tantissime persone uccise dall’odio omofobo non hanno neppure un numero certo che le ricordi!

Ma guardate a queste categorie – e siamo alla seconda considerazione -  e sentite quanto di quell’odio sia rimasto ancora vivo nelle sue malefiche conseguenze. In Cecenia oggi si trova un campo di concentramento a Argun ad est della capitale Grozny, dove centinaia di omosessuali sono torturati sistematicamente e picchiati a morte. Ecco una testimonianza: "Vengono torturati con l'elettroshock, e sappiamo con certezza che alcune decine sono già morti”. Tra i racconti, percosse per mezzo di tubi, stupri, detenuti restituiti alle famiglie un attimo prima di morire. In Russia un processo di esclusione e persecuzione stanno subendo i Testimoni di Geova, 175.000 persone rischiano oggi l’arresto e condanne fino a 10 anni se sorpresi a professare il loro credo in pubblico. Le loro proprietà confiscate, come al tempo sovietico quando furono deportati nei Gulag. Per l’odio razzista verso i Rom non ho bisogno neppure di parlare. Questo pregiudizio non si è mai  attenuato ed è diffuso dovunque come i frequenti atti di violenza dimostrano senza che ci sia mai un’adeguata reazione di sdegno e presa di distanza da parte dell’opinione pubblica. Un famoso testo attribuito al pastore protestante antinazista Martin Niemueller recita:
«Quando i nazisti presero i comunisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero i sindacalisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi presero gli ebrei,/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.  Poi vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa».

Non maledite. Non maledite mai! Non maledite nessuno!
Anzi vegliate! State attenti e dite voi qualcosa, contrastate quelli che lo fanno. Il machismo, il bullismo, il razzismo, l’omofobia sono frutti avvelenati dello stesso odio. Ascoltate Gesù che disse e dice: “Io sono venuto per salvare, non per perdere la vita, l’anima delle persone”.

E ora passiamo alla benedizione. Il tema è bello e affascinante. Il nostro testo esorta: “Benedite e non maledite!”.
Fra le tantissime cose che potremmo dire a partire dalla Bibbia che parla di benedizione dalla prima pagina all’ultima, ne dico una. Altre considerazioni le lascio a Massimo.
Prendo spunto da un autore controverso e affascinante, un teologo ex cattolico, oggi anglicano, che Ratzinger ha espulso dall’ordine dei domenicani nel 1993. Lui dice nel suo volume “In principio era la gioia” che in origine di tutto, e ciò che regge la vita, il mondo e l’universo non è il peccato ma la benedizione. Naturalmente questo è argomentato a lungo e molto bene ma il concetto è chiaro. La dottrina del peccato originale pone sull’umano alla sua nascita una colpa non sua propria. Cioè la persona in quanto nata è già giudicata da Dio e rigettata. Il battesimo – nelle chiese in cui questa dottrina è professata – può lavare la colpa ma il porre questa colpa al primo posto per Fox è sbagliato. All’origine non c’era la colpa ma la benedizione di Colui che “creò l’umano a sua immagine, lo creò ad immagine di Dio, maschio e femmina li creò. Dio li benedisse”. All’origine la benedizione, benedizione che si estendeva a tutta la creazione che Egli aveva dichiarato molto buona.
Fox scrive: “La dottrina del peccato originale è devastante specie per gli anawim, per coloro la cui fiducia in se stessi e la cui immagine di sé non sono sostenute dalla società. (…)”. Secondo Fox l’insicurezza che viene dal nostro passato può continuare ad ossessionarci.  Ascoltate: “L’omosessuale rischia di percepire la propria omosessualità come un peccato originale, la donna viene incoraggiata a guardare al proprio sesso come un peccato originale, e per il nero in una società dominata dai bianchi il proprio essere nero è un peccato originale. E così via”. (Fox, l “In principio era la gioia” p. 52). Quello che Fox dice fa riflettere. L’idea del peccato originale che condanna le persone per colpe che non hanno è simile a tutte le condizioni di svantaggio che la società ritiene sbagliate, inferiori. L’impressione per queste persone si traduce in una sensazione, non quella di aver sbagliato qualcosa (in questo caso si può sempre cercare di  riparare) ma di essere essi stessi intrinsecamente sbagliati! Di essere nati sbagliati. Ecco, di essere frutto di una maledizione originaria!
Per noi evangelici e battisti quella del peccato originale è sempre stata considerata una dottrina senza fondamento biblico. Per questo non abbiamo mai praticato il battesimo ai bambini che noi consideriamo nati senza peccato. Il battesimo per noi non cancella il peccato originale ma i nostri peccati, quelli davvero da noi commessi, e lo fa per la misericordia e l’amore e la grazia di Cristo. Questa profonda e radicata convinzione deve per noi avere delle conseguenze: non c’è nessuno che deve sentirsi in colpa per peccati non suoi. Tutti noi pecchiamo e abbiamo bisogno di perdono, ma nessuno di noi è uno sbaglio di Dio. Tutti figli e figlie di benedizione originaria.
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Certe comunità costruiscono la loro unità, raccogliendo le ansie e le paure dei singoli, concentrandole poi nei confronti di alcune categorie di persone. E' già successo così tante volte: nei confronti delle donne ad esempio, o degli ebrei o degli zingari.
Si chiama meccanismo del capro espiatorio, e scatena disprezzo, offesa verbale, fino alla vera e propria violenza. Su queste cose alcuni costruiscono il senso della appartenenza alla comunità. Solo così si possono comprendere fenomeni come, ad esempio, l'inaudito odio tra tifoserie di squadre di calcio diverse, magari della stessa città, tipo laziali e romanisti.
Se uno ci pensa: che sciocchezza! Eppure in nome del colore di una maglietta si sono uccise persone innocenti e si fanno ogni domenica offese verbali indecenti negli stadi indirizzate alle opposte tifoserie.

Non dobbiamo commettere questo errore come cristiani. Noi siamo chiamati ad essere comunità accoglienti, inclusive. L'agape è lo Statuto, e la Carta Costituzionale della Chiesa di Cristo. 
Nessuno in mezzo deve mai sentirsi rifiutato o anche solo messo ai margini per la propria condizione, per la propria estrazione sociale, per la propria appartenenza etnica, linguistica, o di genere.

Brueggemann nel bel libro che stiamo leggendo nei gruppi in casa "Entrare nella Parola", nel suo capitolo intitolato  "dalla morte alla vita", sostiene due cose bibliche fondamentali ma spesso neglette.
La prima è che la vita, nel linguaggio biblico è relazione. Relazione con Dio, in primo luogo, ma anche relazione con gli altri. Perciò la categoria fondamentale è quella dell'Alleanza.
Emarginare, scomunicare, disprezzare, equivale a uccidere anche se solo spiritualmente.
La seconda cosa, conseguenza della prima, è che essere integrati nella propria diversità è una caparra di resurrezione e perciò la resurrezione è una categoria collettiva non meno che personale. La chiesa che accoglie, che non giudica, che include, che annuncia l'amore sconfinato di Dio, è una chiesa di risuscitati. La resurrezione non ha a che vedere semplicemente col futuro, con la vita dopo la morte, ma anche con la vita prima.

Noi siamo chiamati a benedire non a maledire.
Sì, ma allora, si obietterà, dove è andata a finire la maledizione, di cui pure parla l'Antico Testamento e la Scrittura?
Gesù l'ha presa su di sé. In Galati 3, è scritto: 13 Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi.

Qui non ci sono lebbrosi, samaritani, rom, vagabondi, omosessuali, schiavi, Dalit, Hutu, ebrei, Navajo, aborigeni, neri, siriani, arabi, palestinesi, juventini, napoletani, zingari, rumeni. Qui ci sono solo uomini e donne, amati da Dio.
Ditelo ai vostri amici, invitate le vostre amiche!
Dite così:
"Vieni a trovarci nella nostra chiesa. Noi non siamo perfetti, ma siamo amati perfettamente. Noi non siamo giusti, ma siamo pienamente giustificati.
Da noi non c'è né giudeo né palestinese, non c'è né cattolico e né protestante, né ricco né povero"
Dite così:
"La mia chiesa è una piccola chiesa, ma, per la grazia di Dio non ci sono né cinesi, né napoletani, né maschi né femmine, né normodotati né handicappati, né sposati, né divorziati, né etero né omo, pur essendoci tutte queste persone e tante altre ancora,
perché siamo tutti figli e figlie di Dio, egualmente peccatori, egualmente giustificate, egualmente salvati, egualmente amate, egualmente stimati,  egualmente rivitalizzate, egualmente risuscitati.

Perché?
E' semplice! perché il nostro Maestro ha preso su di sé ogni nostri pregiudizio, ogni nostra fobia, ogni nostra iniquità, ogni nostra ribellione, ogni nostra bestemmia, ogni nostra grettezza, ogni nostra prepotenza, ogni nostra violenza. Sulla croce si è caricato di tutte le nefandezze con cui si semina morte e ci ha dato in cambio perdono,  vita,  grazia,  speranza di vita eterna, gioia di vivere.  

Se c'è qualcuno triste, cerchiamo di piangere con lui. Se c'è qualcuna allegra, proviamo a rallegrarci con lei. Ci sforziamo ad essere pazienti gli uni con le altre; proviamo a sostenere chi è nella prova con la preghiera, con una parola di incoraggiamento e proviamo ad essere ospitali con tutti. Perché la nostra vocazione è benedire, non maledire, accogliere, non rifiutare, includere non emarginare.

Se poi capita che venga in mezzo a noi qualcuno che menta su di noi, che ci diffami per questa nostra apertura, che è geloso di questa nostra libertà, se viene qualcuno affetto da qualche acuta fobia in nome della quale semina zizzania, divisione, insinuazioni tra noi, soffriamo e siamo in pena, non possiamo negarlo.
Nondimeno ci sforziamo, con tutte la nostra fede, di essere gentili e accoglienti. Perché questo ci ha insegnato Paolo "benedite e non maledite!" sempre, e questo ci ha insegnato Gesù, ad amare i nostri nemici e a "dare anche la tunica a chi ci chiede il mantello".  E così ci ha insegnato Martin Luther King e la comunità nera perseguitata dal pregiudizio razziale. Ecco le sue parole:

Ai nostri più accaniti oppositori noi diciamo: "Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le sofferenze; andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza d’animo.
Fateci quello che volete, e noi continueremo ad amarvi.
Noi non possiamo, in buona coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché la non-cooperazione col male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene.
Metteteci in prigione, e noi vi ameremo ancora.
Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo ancora.
Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case, nell’ora di mezzanotte, batteteci e lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo ancora.
Ma siate sicuri che vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire.
Un giorno, noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi, e la nostra vittoria sarà una duplice vittoria".
Perché l’amore è il potere più duraturo che vi sia al mondo.
Sì Signore, insegnaci a benedire sempre, in ogni circostanza per vincere l'inimicizia e il male!
Te lo chiediamo nel nome di Gesù. Amen!