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Riflessione su MARCO 9.1 13

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II testo che abbiamo letto si divide in due parti.

La prima meta del testo narra un' esperienza di trascendenza e la seconda riflette sul suo significato.
Partiamo dall'analisi del testo letto e vediamo che ii primo paragrafo e pieno di elementi legati al divino. L'alto monte che e ii luogo piu vicino al cielo, e ii luogo della rivelazione. La nuvola simboleggia la presenza divina come e contenuto anche nel
A.T. in ES. 13,21; 33,9 etc e in Num 9,15.

La voce che viene dalla nuvola e quella di Dio ( parallelismo in ES al 24, 15 e 25,1).

Lo sfolgorante candore delle vesti di Gesu evoca la luce e ii fulgore della Shekinah, che era riflessa sul volto di Mose quando torno dal colloquia con Dio sul Sinai (ES, 34,29).
La voce "ascoltatelo" (v7) sembri riecheggiare quanta contenuto in Deut. 18,15 e suggerisce che Gesu e legato in continuita con i profeti Mose ed Elia e, quest'ultimo, viene citato per primo (v4).
Elia come Mose sperimento la presenza di Dio sul monte ea  lui a differenza di Mose si fece conoscere in una dolce, sommessa voce (I Re 19). Elia era dunque atteso come ii precursore, l'araldo del "giorno del SIGNORE". Elia come colui che avrebbe inaugurato ii tempo profetizzato come contenuto in Mal. 4,1-6, un brano in cui Mose viene menzionato nel ruolo di legislatore.
II suggerimento di Pietro di costruire tre tende forse e in associazione della Festa delle Capanne econ ii promesso riposo sabbatico legato alla fine dei tempi.
Mentre ii battesimo di Gesu e la sua risurrezione e ascensione hanno una collocazione logica ( inizio e fine della sua attivita terrena), ii racconto della trasfigurazione non ha una sua spiegazione automatica.
C'e chi tenta di spiegarlo come una apparizione del Risorto spostata indietro, che originariamente sarebbe dovuta terminare con la salita di Gesu al cielo. II racconto, tuttavia, ha un suo significato preciso nella forma e nella collocazione in cui Marco ce lo ha tramandato. Altri hanno visto una somiglianza con le tappe e ii rituale che precedeva l'ascesa al trono dei re orientali.

La prima tappa era l'elezione del nuovo re che e coincidente con la tappa del battesimo di Gesu econ la voce nel nostro caso "tu sei ii mio figliuolo";
La seconda tappa coincideva con la presentazione del re che nel caso di Gesu e la trasfigurazione che e una anticipazione momentanea della gloria che sara sua quando salira al trono.
Laterza tappa coincide con l'intronizzazione effettiva del re che e parallela alla risurrezione o ascensione di Gesu.
Non possiamo dire se Marco avesse in mente le analogie delle tappe che ho sopra citato, ma ii nostro racconto si riallaccia senza dubbio a quello del battesimo di Gesu
{la voce dal cielo dice quasi le stesse parole) ed anticipa per un istante la glorificazione finale di Gesu (parallelismo in I Tim. 3.16).
La trasfigurazione si distingue pero dal battesimo di Gesu in questo:

II battesimo di Gesu, oltre a segnare l'inizio della sua attivita, serve anche a chiarire ii rapporto tra l'attivita di Gesu e quella di Giovanni Battista, rapporto di continuazione ma soprattutto di superamento.
La trasfigurazione invece mette l'attivita di Gesu in relazione ai suoi discepoli. Sono i discepoli e loro soltanto ad essere presenti, nella persona di Pietro, Giacomo e Giovanni.
La voce della nuvola si rivolge a loro 3, non a Gesu e ii commento finale di Gesu parla del segreto che debbono mantenere sull'accaduto.
I discepoli hanno per un istante la visione della gloria celeste di Gesu che si sovrappone al suo aspetto umano e rende testimonianza della sua natura e della sua funzione di inviato da parte di Dio in chiave escatologica {legato alla fine dei tempi).
L'apparizione di Mose ed Elia a fianco di Gesu conferma che egli e l'ultimo elemento di una catena di interventi di Dio nella storia dell'umanita, dall'esodo che costituisce lsraele come popolo sotto la guida di Mose e sotto ii governo della Legge che porta ii suo nome, fino ai tempi finali di cui Elia doveva essere ii precursore.
La nuvola, infine, e un segno dell'avvicinarsi di Dio agli uomini.

I discepoli sono esaltati da tutto quello che vedono e dal suo significato simbolico; vorrebbero trattenere quell'attimo fuggevole e rimanere sempre in questa anticipazione della gloria futura.

Pietro esprime quest' aspirazione a rimanere sul monte della gloria, lontano dal mondo e dai suoi mali, con la proposta di costruire tende o capanne di frasche per Gesu per Mose ed Elia.
Ma, invece di una risposta di Gesu, ecco la voce dal cielo di cui abbiamo gia parlato, e poi la sparizione di tutto: i discepoli rimangono con Gesu che rimane da solo.
Abbiamo passato finora in rassegna gli elementi principali del racconto; ma ii racconto della trasfigurazione riceve un suo significato anche per la sua collocazione nel vangelo di Marco, infatti, prima del nostro testo Gesu aveva dato ii prime annunzio della sua passione ( Mc. 8:31-33) e aveva indicate la via della croce come quella su cui dovevano camminare anche i discepoli. Mentre Gesu scende dal monte della trasfigurazione ( Mc. 9:12) parlera, infatti, e ancora  del disprezzo  e dei patimenti del figlio  dell'umo  e, infine, dopa  la guarigione  del bambino  epilettico, dara ii secondo annuncio della passione ( Mc. 9:30-31).
Abbiamo letto nel nostro testo che la voce celeste aggiunge: "Ascoltatelo", cioe date retta a cio che Gesu vi dice sul carattere della sua Missione e del vostro discepolato. lndirettamente, e anche una risposta alla proposta di Pietro di rimanere sul monte della trasfigurazione: la via dei discepoli e un' altra e deve passare, come quella di Gesu, attraverso la miseria degli uomini e delle donne per annunziare ii regno di Dio e la sua giustizia. Questa deve essere ii loro cammino, non quello della contemplazione mistica della gloria futura rimanendo lontani dal mondo. E nel mondo avranno tribolazione come lui, Gesu.
Pero proprio la trasfigurazione e un segno di speranza e di incoraggiamento, perche rivela per un attimo la gloria che sara di Gesu, dopa che avra percorso fino in fondo, fedelmente e senza vacillare, la via che Dia gli ha assegnato.
II nostro racconto e dunque, nell'architettura del vangelo di Marco, una conferma della dichiarazione di Pietro a Gesu ( Mc. 8:29) e un invito a rimanere con lui senza vacillare.
I discepoli vivono l'esperienza della trasfigurazione eppure, leggiamo in Marco, a loro viene data l'ordine di non parlare. Questa divieto e una caratteristica del vangelo di Marco: lo troviamo anche in molti altri suoi passi.
Quale e ii significato che Marco attribuiva a un ordine cos, difficile da osservare?

Com'era infatti possibile nascondere un fatto cos1 straordinario come la trasfigurazione a cui assistono i discepoli?
Per la nostra logica c'e qui un'incoerenza ingenua ma non per la logica di Marco. La trasfigurazione, i miracoli, gli esorcismi non sono per Marco una via che permetta di riconoscere Gesu nel suo vero significato: la sola via che consentira di riconoscere Gesu e la sua morte redentrice.
I miracoli, le visioni creano ammirazione e stupore ma per essere credenti e discepoli di Gesu bisogna seguirlo nel suo cammino verso la croce e prendere quella via come scelta vocazionale e di testimonianza.
Noi oggi come credenti tante volte ci identifichiamo con Pietro, Giacomo e Giovanni in molti modi.
Come Pietro, in quelle rare occasioni in cui sperimentiamo, scorgiamo nella nostra vita personale in maniera fugace la presenza di Dia siamo tentati di "costruire capanne" e prolungare questa esperienza.
Anche noi vogliamo rimanere sul monte.

Noi tutti e tutte invece siamo chiamati a scendere dal monte e andare nel mondo.

Gesu, mentre scendeva con i discepoli dal monte, conversava con loro e accostava l'esperienza fantastica e mistica della trasfigurazione all'arduo e difficile discepolato nel mondo ed esalta la sofferenza che arrivera per molti nel seguirlo.
Come i primi discepoli, noi siamo spaventati e confusi dalla chiamata non facile che potrebbe portarci alla sofferenza nel mondo, ma siamo tutti e tutte chiamati alla sofferenza e alla morte con la speranza della resurrezione.
Qualche anno fa nessuno poteva immaginare di vivere una pandemia ed oggi dopa la pandemia e arrivata una guerra in Europa e tutti siamo confusi, spaventati di fronte a questi eventi.
In questi giorni mentre l'Europa vive l'incubo della guerra con la minaccia nucleare corriamo ii rischio di isolarci, di rimanere sul monte e di non far sentire la nostra voce con chiarezza fino a pagarne anche le conseguenze.
Oggi accade che noi credenti dobbiamo schierarci senza see senza ma per la pace e dire no alle armi, no all'invio delle armi perche noi crediamo nella promessa di Dio che trasformera le spade in vomeri ed aratri. Non possiamo essere timidi in questo anche se sappiamo che chi in questo momento si schiera per la pace e dice no alle armi sara sottoposto ad insulti ed essere sottoposto anche a una  gogna mediatica sui social e non solo.

Oggi come credenti alla sequela di Gesu non possiamo rimanere in silenzio quando i nostri politici rievocano ii  ritorno all'uso  delle centrali a carbone  per far fronte alla crisi energetica dovuta alla guerra. Come si puo minimamente pensare una cosa del genere quando siamo oramai vicini al punto di non ritorno per l'emergenza ambientale?

La drammaticita di quello che abbiamo vissuto con la pandemia e ora la guerra ci deve invece far dire a voce alta : perche non incentiviamo e aiutiamo le famiglie e i condomini ad installare pannelli solari ea fare un investimento massiccio per le energie rinnovabile nell'intero territorio italiano? Abbiamo imposto giustamente e, per la guerra, sanzioni agli oligarchi e cioe ai ricchi della Russia e ci chiediamo, perche per ii rischio di estinzione che rischia ii nostro pianeta non imponiamo una tassa patrimoniale ai nostri ricchi per avere risorse e attuare una vera e definitiva transizione ecologica ed energetica? Noi credenti alla sequela di Gesu cosa stiamo facendo? Siamo d'accordo sulle cose che ho detto ma preferiamo conservare questi nostri pensieri e isolarci sui "nostri monti", anziche, scendere in campo in prima persona per far sentire la nostra voce?
Paolo scrisse a Corinto ea Roma prima che ii vangelo di Marco fosse scritto ed e probabile che conoscesse la tradizione della trasfigurazione ed econ le sue parole che oggi voglio concludere la mia meditazione.
L'apostolo Paolo scrive: "E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua immagine, di gloria in gloria (II Cor. 3,18). E ancora Paolo scrive: "Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante ii rinnovamento della vostra mente, affinche conosciate per esperienza quale sia la volonta di Dio, la buona, gradita e perfetta volonta (Rom. 12,2).