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CHE CERCATE? – UNA LETTERA DI GIOVANNI 1, 35 - 51

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La prima frase che Gesù pronuncia nel Vangelo di Giovani è una domanda: "Che cercate?". La scena si svolge "il terzo giorno". L'autore scandisce questa prima settimana del suo racconto molto chiaramente. Il primo giorno Giovanni Battista viene interrogato da una delegazione di sacerdoti e farisei provenienti da Gerusalemme. La domanda che gli rivolgono è: Tu chi sei e con quale autorità battezzi? La risposta è: "Io sono la voce di uno che grida nel deserto. Preparate la via del Signore. Io battezzo con acqua; in mezzo a voi c'è uno che voi non conoscete al quale non sono degno di sciogliere il legaccio dei calzari". Il primo giorno è il giorno del primo testimone messo sotto accusa.
Il secondo giorno Giovanni dà testimonianza pubblica sull'identità di Gesù. E lo presenta soprattutto a noi lettori del Vangelo con l'enigmatica frase: "Ecco l'agnello di Dio che toglie il peccato del mondo" e ci racconta poi come aveva ricevuto da Dio questa rivelazione. Gesù era colui sul quale lui aveva visto scendere lo Spirito come una colomba e "fermarsi" su di lui. Gesù dunque era il Figlio di Dio, l'unico che un giorno avrebbe potuto dare quello Spirito che era stabilmente presente in lui.
Ecco, la prima parte del brano che abbiamo letto rappresenta il terzo giorno. La testimonianza di Giovanni battista è diretta a due suoi discepoli di cui si tace il nome (dopo si chiarirà che uno è Andrea e l'altro? Forse il discepolo amato? Chissà!). Giovanni battista indica loro Gesù dicendo di nuovo: "Ecco l'Agnello di Dio!". Ed entrambi cominciano a seguire Gesù. E' a questo punto che Gesù chiede: "Che cercate?".
Ricordate? Questa fu anche la prima domanda che Gesù pronunciò la mattina di Pasqua rivolto a Maria Maddalena in lacrime: "Chi cerchi?". Due momenti cruciali. Il primo è quello di cui abbiamo letto. E' il terzo giorno della prima settimana del ministero di Gesù. Anche la mattina di Pasqua è il terzo giorno quando una fase è conclusa, Gesù è stato glorificato e comincia un tempo nuovo.
Ad ogni nuovo inizio la domanda diventa imprescindibile.
Che cercate? Chi cerchi? E' una domanda importante se ci pensiamo bene. Dovremmo ascoltare questa domanda e riflettere a lungo prima di rispondere. Tu, io, seguiamo Gesù ma che cosa cerchiamo veramente? Certo avremmo forse diverse risposte perché siamo tutti/e diversi/e. Ma ognuno e ognuna di noi avrebbe poi risposte diverse in momenti diversi della vita. Cosa cercavo io 45 anni fa entrando per la prima volta in una chiesa battista in un quartiere popolare di Napoli, la mia città ? Una chiesa che non ha alcuna facciata particolare, che si trova al primo piano e che per poterci entrare bisogna suonare il citofono? Cosa cercava quella ragazza quella volta? Forse non lo sapevo con certezza neppure io. Forse non avevo grandi aspettative, forse entravo solo per curiosità. Avevo perso la mia fede di bambina e non mi aspettavo di ritrovarla. Eppure entrai... Che cerco io oggi, dopo tanti anni venendo qui in chiesa?
E tu che cerchi? Forse vuoi solo conoscere una nuova confessione religiosa o forse no, sei qui perché finora sei stato distratto rispetto alla fede che i tuoi genitori hanno cercato di testimoniarti e da un po' hai deciso di approfondire quella fede. E ora ne cerchi le ragioni, per capire loro e anche capire te stesso.
Forse invece è una domanda imbarazzante, che rifuggo forse perché esige una risposta sincera. Magari sono qui per consuetudine e non cerco molto altro che un messaggio rassicurante, una parola buona, una carezza per l'anima. Che cerchi? Una domanda che ci interpella tutti.
E tu cosa cerchi? Ci chiede Gesù. Una domanda, mille risposte diverse.
I due discepoli anonimi che erano stati discepoli di Giovanni battista rispondono a questa domanda con un'altra domanda. Forse non sapevano decifrare i loro stessi sentimenti o forse fu quella loro
domanda "Dove abiti?" un modo di rispondere: Cerchiamo di conoscerti personalmente, perché Giovanni Battista ci ha parlato di te. Ci ha detto che sei l'Agnello di Dio e noi non sappiamo quello che voleva dirci: Rabbì, dove abiti? Per conoscerti pensiamo ci sia un solo modo: stare con te.
La parola "abiti" è la stessa parola già usata prima da Giovanni quando parlò dello Spirito sceso dal cielo e fermarsi su di lui. "Fermarsi" e "abitare " in greco sono la stessa parola. Una parola importantissima in questo Vangelo. "E stettero con lui quel giorno". Di nuovo la stessa parola.
La risposta dei discepoli fu questa "Vogliamo conoscerti e per questo vogliamo stare con te".
Mi piacerebbe che anche noi potessimo rispondere così. L'obiettivo che stiamo mettendo a fuoco in questo momento è proprio questo: Cerchiamo te, Gesù, qualcuno ci ha parlato di te e noi vorremmo conoscerti e per farlo, vogliamo stare con te. Potremmo dire con una famosa frase di Giobbe: Avevo sentito parlare di te, ma ora gli occhi miei ti hanno visto. Cioè, non basta ascoltare la parola di un testimone anche se autorevole come Giovanni battista o nel caso nostro magari un pastore famoso o un'amica del cuore. Per conoscere Gesù decido di stare con lui. Se sto con lui cambia tutto.
Un giorno di tre anni dopo, quando Gesù e i suoi avevano percorso mille strade e visitato tante persone, quando nessuno di loro aveva più neppure una casa, Gesù avrebbe parlato di sé come di una vite. Avrebbe detto: Io sono la vita e voi siete i tralci. Dimorate in me e io dimorerò in voi (Giov 15, 5). E' lo stesso verbo: fermarsi, stare, abitare, dimorare, restare. A quel punto i discepoli erano forse pronti a comprendere che abitare con Gesù non era abbastanza, Gesù si offriva di diventare egli stesso la loro e la nostra casa. Abitate in me e io abiterò in voi. La conoscenza di Cristo è tale che Egli diventa poi la nostra casa di senso, il nostro radicamento in Dio.
C'è una strana annotazione di orario. Era l'ora decima. Le 4 del pomeriggio. Ma che voleva dire'? Forse era l'ora che indicava perfezione (10 è il numero della completezza per la cultura ebraica).
Ma arriva il quarto giorno e vediamo un altro movimento. Andrea, uno dei due discepoli anonimi del giorno prima che era rimasto con Gesù fino alle 4 del pomeriggio, decide di andare dal fratello Simone e a lui indica Gesù. Quindi da Giovanni battista ad Andrea e da Andrea a Simone. Si incomincia a formare una catena di testimoni. Andrea è il primo che individua Gesù. L'altro discepolo rimane in disparte. Gesù aveva chiesto: Chi cercate? Ora il discepolo Andrea dice: "Abbiamo trovato il Messia". Il tempo trascorso con Gesù lo ha convinto dell'identità di Gesù e ora è diventato a sua volta testimone. Il testimone non indica se stesso ma Cristo. E condusse Simone da Gesù. E Gesù profetizzò il cambiamento di nome, da Simone a Pietro. Quarto giorno.
Quinto giorno. Gesù è in partenza per la Galilea, trova Filippo e gli disse "seguimi".Così semplicemente. E' il verbo del discepolato. Ora è Gesù che chiama, Gesù che interpella e dice a Filippo: Vieni con me! Gesù non presenta un programma da discutere, da accettare e condividere. Il verbo seguire se ci pensate è un verbo che ha un solo contenuto, la persona che ci cammina davanti e che noi seguiamo.
Ricapitoliamo: C'è chi comincia a seguire Gesù e a cui Gesù chiede le ragioni.
C'è chi invece avendo capito chi è Gesù, coinvolge altri (Andrea coinvolge suo fratello Simone).
Poi c'è chi sente la voce stessa di Gesù che lo invita a seguirlo: Filippo.
Poi c'è Filippo che vuole coinvolgere Natanaele con una presentazione che suona stonata.
«Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, figlio di Giuseppe». Abbiamo trovato il Messia, Colui che tutto Israele attende dai tempi di Mosè. E contemporaneamente: E' Gesù di Nazareth, figlio di Giuseppe. Il messia atteso che viene da un oscuro paesino della Galilea, che non è studente di grandi rabbini della capitale ma è figlio di uno sconosciuto Giuseppe. Natanaele coglie il contrasto e conosce la scrittura. Nazareth non è mai citata
nella Bibbia ebraica e negli scritti dei padri. «Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?». C'è pregiudizio, c'è stupore, c'è dubbio. Ma Gesù ha parole buone per lui. Ecco un israelita in cui non c'è frode. Ecco un uomo onesto, un uomo che non mente. Da cosa mi conosci? replica lui. «Prima che Filippo ti chiamasse, quando eri sotto il fico, io ti ho visto». Gesù che osserva e che conosce i cuori. Forse Natanaele leggeva la Torah sotto il fico, luogo tradizionale per una lettura assorta. Gesù lo ha notato e gli ha letto nel cuore. E Natanaele si apre a tal punto da pronunciare una prima impegnativa confessione di fede: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele».
Ma è presto per queste altisonanti dichiarazioni. C'è tanta strada da fare.
Questo testo cosa ci vuole dire?
Primo: Gesù ci interpella e ci chiede che cerchiamo.
Noi potremmo a questo proposito dire che nella nostra confusione non sappiamo davvero che cerchiamo ma ascoltiamo e facciamo nostra la parola di un Salmo a noi caro, il salmo 27 che ci dice: Il mio cuore mi dice da parte tua "Cercate il mio volto" Io cerco il tuo volto, non nascondermi il tuo volto. Potremmo dire a Gesù: noi cerchiamo te, vogliamo conoscerti, perché intuiamo che nel tuo volto rifulge la luce di Dio. Di quella luce abbiamo bisogno per vivere.
Secondo: Dove abiti? risposta: Vieni e vedi. Se vuoi conoscere Gesù, lui ti invita a restare con lui, abitare con lui, spendere tempo per conoscerlo. Cosa significa? Leggi il Vangelo, meditalo, ascolta la parola, appassionati a questa lettura e poi prega e sta' anche in silenzio davanti a lui, lui parlerà al tuo cuore.
Terzo. Gesù ti dice: Seguimi! E tu decidi di fidarti. Dove va lui, vai anche tu, e giorno per giorno ti farà conoscere nuovi luoghi e nuove persone. Non sarà un cammino facile ma è il cammino più avventuroso e pieno di amore che potrai mai immaginare.
Quarto. Forse alcuni pregiudizi che hai crolleranno mentre sarai con lui. Il cammino con lui è una scuola di vita.
Gesù ti invita ad abitare con lui, a camminare con lui, a vivere con lui, a seguirlo su sentieri nuovi inesplorati. I cinque discepoli cominciano una nuova vita. Nulla sarà più come prima.
A Natanele disse Gesù:
50 «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, tu credi? Tu vedrai cose maggiori di queste». 51 Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico che vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo».
Stare con Gesù, rimanere con Gesù, prendere casa in lui preserva tante sorprese, tante visioni.
Il cielo è aperto già, lo Spirito è sceso e abita in lui, ma questo è solo l'inizio.
La vita con Gesù sara difficile e in salita, è vero, ma sarà anche una scuola a cielo aperto, un'avventura con mille rivelazioni nuove.
Ma non dovremmo mai voltarci indietro.
Anche se può capitarci di perdere quacosa, magari perdere un po' di salute, nessun rimpianto. Quella vita che ci resta sarà ancora e sempre un'avventura affascinante. Gesù continua a camminare davanti a noi per condurci. Angeli incontreremo sulla nostra strada, messaggeri di Dio.
Li riconosceremo?