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Tentazione di Gesù

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Matteo 4:1-11
Tentazione di Gesù
=(Mr 1:12-13; Lu 4:1-13) Ge 3:1-6 (Sl 27:2; Eb 4:15) 1Gv 2:16
1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2 E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3 E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio"».
5 Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, 6 e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: "Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo,
ed essi ti porteranno sulle loro mani,
perché tu non urti con il piede contro una pietra"».
7 Gesù gli rispose: «È altresì scritto: "Non tentare il Signore Dio tuo"».
8 Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: 9 «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». 10 Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto"».
11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano

Quand'è che un pensiero diventa una tentazione?
Quand'è che un suggerimento diventa una proposta indecente? A volte non è facile riconoscerlo.
Non sempre la tentazione si presenta allo stesso modo
Gesù non ebbe solo la capacità di resistere alla tentazione, ma soprattutto il merito di saperla riconoscere. Anzi, credo si possa dire, che seppe resistere proprio perché la seppe riconoscere!

Hai fame e sei in uno stato di profondo bisogno.
Hai la capacità di trasformare le pietre in pane. A chi aspetti?

Non è forse questa una maniera legittima di usare i tuoi poteri? Che c'è di male? E perché non usare questa abilità per sfamare la masse? Non chiedono altro! E se saprai farlo, è possibile che ti facciano re. E questo non è forse un bene? Perché dovresti sottrarti a queste tue capacità? Non vorrai mica andare a sotterrare i tuoi talenti? Se non saranno i giusti a governare, finiranno per farlo i furfanti. E allora c'è poco da recriminare!
A bene vedere, non c'è in questa proposta nulla di osceno. Anzi tutto appare decisamente sensato.

Noi sappiamo che quella fu una tentazione, perché il narratore ci dice che “Gesù fu portato nel deserto per essere tentato dal Diavolo”. Ma non c'è nulla nella descrizione della scena che renda Satana riconoscibile. Aveva le sembianze di un uomo diverso dal solito? Com'è il diavolo? Con le corna? O era solo una voce? E com'è la voce di Satana? O magari, quel che qui viene chiamato Diavolo, era solo un pensiero che stava accarezzando la mente di Gesù? Non sappiamo.

Si potrebbe dire: La voce è di Satana perché lo invita a risolvere un problema per se stesso e quindi lo spinge all'egoismo. Ma siamo sicuri? Noi chiameremmo egoista una persona che nel bisogno, fa tutto il possibile, per soddisfare i propri bisogni? Ma non è proprio quello che diciamo ai poveri? Attivatevi! Datevi da fare! Mettete a frutto tutte le vostre abilità! Non vi adagiate sull'aiuto degli altri. E a questo punto, quasi sempre facciamo l'esempio del pesce e della canna da pesca...

Nella seconda tentazione, la voce gli chiede di gettarsi dal pinnacolo del tempio. Quando gli angeli di Dio lo raccoglieranno, secondo quanto predetto dal Salmo, sarà palese a tutti la sua identità di figlio di Dio.

Oggi diremmo far “coming out”. Dire chi sei e non temere più il giudizio degli altri. Dimostrare le proprie capacità e identità senza vergognarsi.

Ha forse provato vergogna Beethowen quando ha scritto la nona sinfonia? Avrebbe dovuto trattenersi dal manifestare quel suo dono straordinario, per non umiliare quelli stonati come me?

Certo, anche qui potremmo dire che ostentare delle abilità può avere un che di malizioso. Ma dare dimostrazione di quello che si è, è un atto di coscienza, di consapevolezza. Che c'è di male?

Se ben guardiamo è solamente alla fine che il Satana getta via la maschera e rende palese il suo obiettivo. “Ti do' tutti i regni del mondo se tu ti prostri adorandomi”.

A questo punto Gesù, che prima aveva obiettato con dei riferimenti biblici, adesso ha la prova provata di chi sia colui che gli parla e lo caccia via chiamandolo per nome: “Vattene Satana!”

Osserviamo che qui la tentazione non ha un carattere eminentemente morale (fare qualcosa di ingiusto e sbagliato in sé), ma un valore teologico: servire Dio o mettersi al suo posto.

La difficoltà nel riconoscere la tentazione sta nella gradualità dell'attacco sferrato dal diavolo, il quale prima si presenta con la persuasione e solo alla fine con la proposta indecente.

Gesù resistette a queste tentazioni, perché le seppe riconoscere. E perché fin dal principio seppe porsi dei dubbi e farsi delle domande.

Quando noi pensiamo a periodi della storia in cui interi popoli e nazioni sono state sedotti da ideologie di morte, ci chiediamo, come abbiano fatto.

Ma dobbiamo ricordarci che prima che il male getti giù la maschera per manifestare se stesso, prova a travestirsi di luce, facendoci credere che tutto quello che ci suggerisce, in fondo, è buono, è giusto, è ragionevole e anzi che esso stesso sia un rimedio al male.

Perciò, si aderisce alle ideologie mortifere con gradualità. E si perde lentamente la capacità critica di reagire e porre dei limiti, soprattutto se poi si “incassano i dividendi”, vale a dire se diventiamo complici perché godiamo dei vantaggi. (Pensate all'appropriazione di terze persone di beni immobili degli ebrei deportati). Il mio privilegio personale diviene, piano piano, una vera e propria benda davanti agli occhi, che non mi lascia riconoscere che quella voce, dentro o fuori di me, è la voce dell'avversario e non dello Spirito Santo.

Ma come si fa a riconoscere la tentazione quando è seduttiva, quando, soprattutto all'inizio, è così attraente, così divertente e così piacevole?

Questa è la vera domanda di questa mattina. Basta aver studiato la storia? E' sufficiente leggere il giornale tutte le mattine? Ci vuole la laurea? Il Master?

Il punto debole di questa parte della predicazione, lo ammetto, sta in questo: francamente non sento di avere una ricetta.

Tuttavia una proposta ce l'ho:

Dentro le chiese, talvolta, su questioni politiche, o anche etiche, si manifestano delle divergenze, che poi, talvolta diventano dissidi. A volte possono essere drammatici e portare alla rottura, alla scissione. Molto più spesso portano a prendere strade diverse. Devo ammettere che in certe circostanze questo è il male minore.

Ma perché non pensare che, almeno in parte, una dialettica interna ad una comunità possa essere un beneficio, una spia, un segnale che ci aiuti a vedere le cose anche un'altra prospettiva? Perché invece di alzare subito i tacchi per cercarsi una chiesa in cui tutti sono d'accordo con te, non accettare la sfida di rimanere e marcare il proprio dissenso con lucidità e con fraternità?

Perché dico questo? Perché credo che rispetto alle seduzioni del presente secolo, sono molto più letali spiritualmente per noi, quelli che ci danno sempre ragione, che quelli che sanno marcare la propria diversa visione delle cose.

Il dubbio dei secondi diviene obbligo a pensare dei primi e viceversa. E forse proprio in questo possiamo trovare la forza di riconoscere i travestimenti del Diavolo.

Di una cosa sono certo, che quando riconosciamo il male e lo chiamiamo per nome, fugge via, perde tutto il suo potere.