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La preghiera: il luogo, lo spazio, il tempo dove trasformarsi

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Se assistete ad una conversazione, spesso riconoscete come ci sono persone che mentre dialogano con l’altro sono bravissime a provocare l’altro, a non ascoltarlo e, più che a cercare di trovare un’intesa, mirano allo scontro. Dialogare con queste persone è molto frustrante perché ti rendi conto che sono animate da uno spirito di contesa e non di pace.
Ad esempio se vedete nei social, spesso ci sono delle chat, dei forum dove qualcuno si diverte a sparare parole cariche di veleno su altri, a buttare altra benzina sul fuoco per cercare di irritare l’altro e fargli del male.
Anche nel traffico di ogni giorno vedete chi mentre guida usa il clacson per avvisare o per rimproverare, per screditare altri.
Se anche voi, a volte, vi riconoscete, anche solo per un momento, in uno di questi comportamenti, se anche voi avete a volte agito mossi da una frustrazione, vorrei portarvi in un luogo dove tutto questo può essere bonificato, dove, con la potenza del Signore tutte queste cose possono essere trasformate in qualcosa di molto più sano ed utile.
Immaginate che come esistono delle macchine che hanno il compito di purificare il nostro corpo dalle sostanze tossiche, che hanno il compito di ossigenare il nostro sangue, così esiste uno spazio dove le nostre impurità possono essere pulite attraverso la potenza dello Spirito che il Signore infonde.
La preghiera è lo spazio temporale dove, connessi con il Signore, possiamo beneficiare della trasformazione che lui può fare in noi.
Una vita di preghiera è ciò che permette al Signore di trasformare, di togliere il veleno che accumuliamo e che abbiamo dentro.
La vita di preghiera nasce da sola, quando siamo da soli e leggiamo la Bibbia, ascoltiamo i suoi significati.
Ma poi questa vita di preghiera si nutre e si alimenta anche con la vita di preghiera delle altre persone che ci sono accanto, e si unisce alla vita di preghiera di tutte le persone di una chiesa.
Una vita di preghiera non cambia quello che ci succede nella vita. Non dipende dalla preghiera se le cose poi cambiano o no. La vita di preghiera permette al Signore di trasformarci e di farci vivere e vedere con una prospettiva diversa la nostra vita.
Esiste nel Nuovo Testamento, una lettera molto poco conosciuta, che è ricca di una serie di immagini che descrivono l’atteggiamento di cristiani che vivono senza una vera e autentica vita di preghiera e con il loro comportamento turbano le chiese, creano divisione, si lamentano di tutto e sono pieni di se stessi.
Al versetto 16 è descritto il loro comportamento: “Sono dei mormoratori, degli scontenti; camminano secondo le loro passioni, la loro bocca proferisce cose incredibilmente gonfie e circondano di ammirazione le persone per interesse”.
Nei versetti 12 e 13 l’autore usa metafore moto efficaci per parlare di loro:
“Costoro sono macchie nelle vostre agapi, mentre banchettano assieme a voi senza timore, pascendo sé stessi; essi sono nuvole senz'acqua, sospinte qua e là dai venti, alberi d'autunno senza frutti, doppiamente morti, sradicati, onde furiose del mare che vomitano la schiuma delle loro brutture, stelle erranti a cui è riservata la caligine delle tenebre infernali per sempre.”
Dunque essi sono come: nuvole senza acqua, alberi senza frutto, onde furiose del mare, stelle erranti.
La buona notizia stamattina ci dice che attraverso una vita di preghiera il Signore ci può trasformare da una nuvola senz’acqua in una nuvola che porta acqua, una nuvola che combatte quell’aridità che a volte abbiamo dentro o che vediamo negli altri.
Se ipotizziamo un percorso di crescita spirituale, la nuvola con la sua acqua ci permette di essere pronti per l’ascolto, per il servizio.
Giovanni 7:37,38 che recita:
“Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva».
Questo è il modo con cui il Signore, attraverso una vita di preghiera, sa trasformarci.
Quando il terreno non è più arido, ciascuno di noi può trasformarsi da albero infruttuoso in un albero che porta frutti, in una persona la cui vita offre sostegno e dona amore ad altri.
Giovanni 15:4-8
“Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.”
Nel nostro percorso, da terreno fertile, da albero che porta frutto, passiamo alla terza metafora. Possiamo essere trasformati da onde furiose del mare in onde che ci sospingono in porti di pace. È attraverso la preghiera che il Signore ci dona quella pace e quella serenità che non risente del contesto e della nostra condizione.
Marco 4:35-41
“In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: «Passiamo all'altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?»”.
Infine nel nostro percorso di crescita, attraverso la preghiera, il Signore ci permette di trovare quella luce, quella direzione che nessuno può scalfire, e di poterla trasmettere ad altri.

Giovanni 8:12
“Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.
Vorrei concludere questa nostra riflessione parlandovi di una saletta al primo piano di questa chiesa, dove noi ci troviamo ogni domenica a pregare, a condividere le cose belle che ci sono successe e anche a pregare per quelle più difficili da sostenere.
Non ci sono i più assidui frequentatori della chiesa in quella saletta, né i primi della classe, né i più dotti della bibbia.
Siamo solo persone sono consapevoli che tutto ciò che siamo e che potremo diventare dipende dalla nostra relazione con Dio, dalla nostra vita di preghiera con lui.
 Ed ecco perché ci ritroviamo, in questa saletta, insieme ogni domenica:
Isaia 40:28-31 recita:
Non lo sai forse?
Non lo hai udito?
Dio Eterno è il Signore,
creatore di tutta la terra.
Egli non si affatica né si stanca,
la sua intelligenza è imperscrutabile.
Egli dà forza allo stanco
e moltiplica il vigore allo spossato.
Anche i giovani faticano e si stancano,
gli adulti inciampano e cadono;
ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza,
mettono ali come aquile,
corrono senza affannarsi,
camminano senza stancarsi.
PREGHIAMO
Preghiamo perché il Signore possa mettere in cuor nostro di avere questa nuova abitudine della preghiera, come ad esempio nel ringraziare quando mangiano, per quello che mangiamo.
Preghiamo perché il Signore ci metta accanto persone che possono pregare con noi, pregare per noi, che ci possano insegnare a pregare.
Preghiamo perché il Signore possa aiutarci a toccare con mano i benefici che il contatto intimo con lui ci porta.
Che la nostra preoccupazione non sia più il mondo, ma che la nostra occupazione sia il Signore.
Amen.