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Celebrate il SIGNORE perché Egli è buono

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Celebrate il SIGNORE perché Egli è buono,
perché la sua bontà dura in eterno.
Salmo 136, 1
Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro.
Luca 6, 36

Oggi parleremo della bontà. Non è un argomento popolare la bontà. Viviamo in un tempo triste in cui gesti di bontà, moti di misericordia, atti di gentilezza, sentimenti di compassione, ma anche richiami al rispetto dei diritti più elementari, empatia per chi è in pericolo di vita, richiesta di servizi indispensabili verso chi soffre, chiunque sia,  vengono ridicolizzati e bollati velocemente come atteggiamenti buonisti. E quello che si etichetta come “buonista” così alla svelta, si liquida senza impegnarsi in un qualche ragionamento di qualsiasi tipo. Tu sei buonista e io non ti ascolto, basta! Atteggiamento infantile. In latino si chiama “fallacia ad hominem” si attacca una persona per non doverne discutere le idee. Come quando da piccoli dicevamo: “Sei brutto, non voglio sentire e basta!”. L’accusa di buonismo rivolta a categorie indefinite di persone esime dal doverne discutere le tesi. L’accusa ci arriva senza motivazione e chiude bruscamente un discorso forse neanche iniziato. Oggi va invece di moda il cattivismo, il linguaggio offensivo sdoganato qualche decennio fa da certa televisione e ora dilagante nei social, la condanna sbrigativa, l’odio verso il debole, la caccia al povero, la presa in giro del portatore di handicap, l’irrisione del timido, il rogo dei rom e dei gay. E la memoria corta. Un tempo triste in cui  chi cerca di immedesimarsi nel dolore degli altri è considerato uno stupido come chi cerca di costruire ponti di dialogo.

Martedì scorso ho partecipato a un seminario organizzato dal Forum delle religioni che raccoglie persone delle varie fedi viventi. L’argomento era l’immigrazione. Un incontro molto interessante in cui abbiamo soprattutto condiviso le nostre varie esperienze a partire dalle nostre sensibilità. Una signora buddista, una dottoressa,  che opera da volontaria nell’associazione Naga ha riportato tre esempi. Li condividerò brevemente. Ha detto:

“Sempre più spesso arrivano al bancone dell' accoglienza immigrati con i fogli di espulsione. Provati dall'evento e sfiniti, scoppiano in lacrime e proprio non si riesce a non farsi coinvolgere .
Ad esempio è il caso di una signora peruviana disperata, che da quasi dieci anni non vede suo figlio. Tre anni fa finalmente era riuscita ad avere tutto ciò che le serviva per il ricongiungimento familiare: permesso di soggiorno, reddito sufficiente, casa adeguata. Ha fatto domanda e ha atteso, piena di speranza. Ha atteso. Ha atteso. Ma dallo stato italiano nessuna risposta. Niente. 'Era un bambino piccolo quando l'ho lasciato a mia mamma, ora ha quasi quindici anni, è un uomo', mi ha raccontato tra una lacrima e l'altra: dopo aver perso gli anni delle elementari, questo ritardo le ha rubato anche quelli delle medie, la pubertà, le prime cotte del suo bambino. Due vite segnate per sempre, appese a una banale inerzia burocratica.
Un altro caso è quello di un ragazzino asiatico appena maggiorenne vestito come un giovane dandy. Aveva una voce profonda alla quale ogni tanto scappava un acuto, sfuggito al controllo severo che sicuramente s'imponeva per sembrare un uomo. Quasi non aveva fatto in tempo a compiere diciotto anni, e ha già preso il foglio con l'espulsione. Mentre verificavamo le informazioni e gli spiegavamo che cosa avremmo cercato di fare, all'improvviso senza motivo ha chinato il capo. Mi sono avvicinata, l'ho guardato da sotto in su e ho visto che dai suoi occhi lucidi stavano scendendo enormi lacrime. "Che cosa c'è? Che succede?" gli ho chiesto. "No mama no papa tre anni" ha risposto, ed era una  spiegazione sufficiente. Gli ho messo una mano sulla spalla, e lui per tutta risposta si è buttato in avanti, mi ha abbracciata, e ha pianto. Ha pianto tutta la paura di questi tre anni senza che nessuno potesse mai consolarlo con affetto”.
Vi racconto un' ultima storia, di un ragazzo giovane giovane, dal viso triste che subito aveva cominciato a raccontarmi: 'Per favore, buon giorno, Aiutatemi. Uno del mio paese, il Marocco, mi ha detto che per avere il visto c'era la Questura' mi aveva detto tra le lacrime silenziose raccontando che era arrivato da poco dal Marocco. Carino, fresco di laurea in logistica, era vestito come per un colloquio di lavoro. Era stanco: 'Per venire qui (in Italia) ho passato il mare con barcone poi il treno e poi ho camminato per essere a Milano. Per favore, aiutatemi'. Ho chiesto a Paolo, l'avvocato di turno, cosa si poteva fare e mi aveva risposto: 'Ti dico che non c'è storia, non ci sono estremi per nessun ricorso e rigirava il foglio d'espulsione del ragazzo tra le mani, dopo averlo letto almeno tre volte con attenzione 'Ho capito che è stato un suo connazionale a suggerirgli di andare in Questura per regolarizzarsi, ma sai che non c'è pietà per la buona fede'. Poi abbiamo riconsegnato il foglio al ragazzo che risollevando la testa dalle mani per nascondere il pianto, ha aggiunto solo poche parole: 'La mia famiglia ha speso tutti i suoi soldi per farmi arrivare fin qua. Non posso tornare indietro'. Si è ripreso le carte, con uno sguardo intenso e pieno di quel sentimento, tra la tenerezza e la rabbia, si è girato. Ricurvo, con passi lenti e pesanti se n'è andato.

Ecco, offrire parole buone e un abbraccio e quando si riesce – e si riesce sempre meno -  un aiuto concreto a queste persone oppresse dal potere di gomma della burocrazia e da leggi sempre più inique, considerare queste persone gente come noi, chi cerca di fare questo è tacciato di buonismo. Inutile cercare di interloquire. I diritti… l’umanità… l’irrazionalità di certe paure create ad arte… la verità incontrovertibile dei numeri…
Niente. Si scuote la testa: sei buonista. Non capisci niente. Basta. Chiuso il discorso.

Ma noi oggi parleremo di bontà. Perché siamo controcorrente o siamo all’antica, chissà… o forse perché siamo cristiani. E come cristiani dobbiamo ascoltare la parola di Dio che ci dice di celebrare “il SIGNORE perché Egli è buono e la sua bontà dura in eterno”. Egli è buono. La bontà è la sua caratteristica, una delle più importanti. Ve lo ricordate quando Mosè chiese a Dio di poterlo vedere? Era scoraggiato e stanco Mosè, il suo compito si era rivelato gravosissimo e lui non era più certo che Dio li avrebbe accompagnati dopo l’episodio del vitello d’oro. Così chiese a Dio di poter vedere la sua gloria. E Dio gli rispose che lo avrebbe messo dentro una buca e poi avrebbe fatto passare davanti a lui non la sua gloria ma “la sua bontà” e lui avrebbe potuto vederlo da dietro. La bontà e non la gloria. Forse perché la gloria lo avrebbe atterrato mentre la sua bontà l’avrebbe sollevato. Chissà…
Così il testo (Esodo 34, 6): “Il SIGNORE passò davanti a lui e gridò: “Il SIGNORE, il SIGNORE! Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di bontà e fedeltà”. E avvenne così che Dio sollevò Mosè dall’abbattimento,  perdonò il suo popolo e rinnovò il suo patto con questi pellegrini senza terra.
Dio è misericordioso e ricco di bontà. Dio è buono. Poiché è buono ed è fedele nella sua bontà possiamo avere la vita, il perdono, il futuro. Nonostante noi, le nostre infedeltà e idolatrie, debolezze e scoraggiamenti, Dio è buono ed è fedele nella sua bontà. Dio è il Dio che prese l’iniziativa e liberò il suo popolo che gridava il suo sconforto.  Dio era stato il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, quel Dio che nelle vicissitudini della vita non li aveva mai abbandonati.
Dio era stato il Creatore. Aveva creato cielo e terra, astri, mare, piante e animali, uomini e donne e alla fine aveva detto che era tutto molto buono! Dio che è buono fa cose buone. Anche noi egli creò, ci vide e disse che eravamo molto buoni. Buoni e belli! Perché creature fatte da Dio.
Il fondamento della nostra fede è il Dio misericordioso, lento all’ira e ricco in bontà capace di fare cose buone e belle! E a volte noi trasformiamo il bello in brutto, il buono in cattivo. 
Ma il nostro Dio  è ostinatamente buono fino a mandare suo figlio e lascarsi uccidere nel suo figlio dai buoni diventati cattivi. Anche quella volta non ci condannò, anzi ci diede un’altra opportunità. Potevamo essere perdonati e risorgere con lui a nuova vita, a vita buona, a vita eterna.
La bontà di Dio è la sola nostra certezza, la sola nostra speranza.

Ma noi umani assomigliamo a volte a quel debitore  della parabola che Gesù ha raccontato: pur conoscendo i nostri errori ci assolviamo trovando mille scusanti e invochiamo pietà ma diventiamo inflessibili e spietati con gli altri. Due pesi e due misure. Ci teniamo tutti i diritti ma non li estendiamo agli altri. Buonisti con noi stessi, cattivisti con gli altri.

Dio è buono ma non si fa ingannare. Ascoltiamo la sua Parola e mettiamola in pratica. Essa è il nostro specchio.  

Il salmo 136 (versione aggiornata 2019)

 
Celebrate il SIGNORE perché Egli è buono
Perché la sua bontà dura in eterno
Colui che ha creato i cieli e la terra e ha detto: “E’ buono”
Perché la sua bontà dura in eterno
Colui che ha creato il sole, la luna e le stelle,
perché la sua bontà dura in eterno
Colui che ha creato mari, laghi e montagne
Piante minuscole e alberi maestosi,
Perché la sua bontà dura in eterno.
Colui che ha dato la vita a
creature acquatiche, uccelli, mammiferi e rettili
a donne e uomini e li ha benedetti
Ed ecco era molto buono
Perché la sua bontà dura in eterno.

Celebrate il SIGNORE
Colui che ha visto e udito popoli oppressi
Ed è sceso per liberarli
Perché la sua bontà dura in eterno.
Colui che ha dato una legge di libertà a tutte le genti
Perché la sua bontà dura in eterno.
Colui che ha scelto gli stranieri, gli orfani e le vedove
Per proteggerne la vita
Perché la sua bontà dura in eterno.
Colui che nel tempo messianico
ha mandato suo Figlio sulla terra
L’eterna Parola a parlare con noi
Perché la sua bontà dura in eterno.
Ed è venuto a guarire le nostre ferite
a prendersi cura delle nostre ansie
Perché la sua bontà dura in eterno.

Celebratelo voi figli e figlie
Egli ci ha fatto conoscere la sua misericordia,
perché la sua bontà dura in eterno.
Celebrate Colui che ci dona lo Spirito
E fa crescere in noi il suo frutto
Perché la sua bontà dura in eterno.
Amore, gioia, e pace
Perché la sua bontà dura in eterno
Pazienza, benevolenza e bontà
Perché la sua bontà dura in eterno.
Fedeltà, mansuetudine e autocontrollo
Perché la sua bontà dura in eterno.

Siate buoni perché io sono buono!
Dice il Signore,
perché la sua bontà dura in eterno.
Amen