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Il caso: una grande opportunità nella quale Dio può parlarci

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Testo: Rut 2,1-23

v3 Rut andò e si mise a spigolare in un campo dietro ai mietitori; e per caso si trovò nella parte di terra appartenente a Boaz, che era della famiglia di Elimelec.

Il primo capitolo del libro di Ruth si è concluso con un grande pessimismo. Naomi, piena di amarezza, dichiarò che Dio l’aveva resa infelice. Un contrasto non indifferente con l’inizio di questo secondo capitolo! Infatti, una nota dell’autore ci informa del fatto che, a dispetto della situazione catastrofica che Naomi vedeva, ella aveva comunque un parente di suo marito potente e ricco proprio lì in Betlemme. Naomi però, triste e rassegnata, sembrava ignorare questo parente e non aveva dato indicazioni specifiche a Ruth circa il campo dove andare a spigolare. Infatti fu proprio la giovane moabita a prendere l’iniziativa offrendosi per andare a cercare del cibo. La legge che Dio aveva dato ad Israele prevedeva che gli Israeliti si preoccupassero di lasciare sempre qualcosa per i poveri quando mietevano il proprio raccolto. In Dt. 24:19 leggiamo infatti: “Se, mietendo il tuo campo, vi avrai dimenticato qualche covone, non tornerai indietro a prenderlo; sarà per lo straniero, per l’orfano e per la vedova, affinché il SIGNORE, il tuo Dio, ti benedica in tutta l’opera delle tue mani. ”
Non sappiamo se Ruth conoscesse realmente questa legge mosaica, ma sperava comunque di trovar grazia agli occhi di qualcuno che le permettesse proprio di spigolare tra gli avanzi del raccolto, andando dietro ai mietitori. C’erano molte incertezze in ciò che Ruth si apprestava a fare, il rischio di trovare gente che si approfittasse di lei era molto alto, ma l’alternativa sarebbe stata morire di fame, pertanto Naomi non poté fare altro che lasciarla andare, dicendo: «Va’, figlia mia». Ed è proprio con questa frase che cambia tutto in questo piccolo libro della Bibbia; è proprio questo il momento in cui Ruth finisce a spigolare dietro ai mietitori nella parte di terra appartenente a Boaz, il parente di Naomi. Come ci ha ricordato il narratore del testo, Naomi non aveva dato alcuna indicazione su quello che doveva fare e dove andare. Eppure “per caso”, Ruth finì proprio in quel terreno. Potremmo dire che è stata proprio fortunata, alla luce di ciò che leggeremo in seguito. Ruth che va spigolando nei campi di Boaz dietro ai mietitori è l’immagine di una povertà operosa e contenta, supportata dalla fiducia in Dio. Ormai lontana dal suo paese, non ha più alcun appoggio: genitori, famiglia, casa; tutto è sfumato. Ma proprio questo vuoto di valori, questa povertà così radicale l’ha messa nelle condizioni più adatte per ricevere tutto da Dio. Questo non vuol dire che dobbiamo trovarci nella situazione di Ruth per avere benedizioni da parti di Dio. Assolutamente no! Questo ci fa comprendere che anche davanti alla vera povertà, di mezzi e di spirito, se riponiamo ogni nostra fiducia e speranza in Dio, la vita è più serena e lieta. Proprio nei campi di grano avviene il suo incontro con Boaz; Boaz non rappresenta solo il futuro marito per Ruth, ma anche l’amore con cui Dio, circonda il povero, sovvenendo ad ogni sua esigenza. Ruth viene in contatto con il Dio di Israele inizialmente con Noemi, in maniera del tutto teorico, nella pratica attraverso Boaz. Boaz quindi diventa l’espressione dell’agire di Dio. Ognuno di noi, è e deve essere un segnale di Dio per il fratello e la sorella; è e deve essere un messaggero di amore per l’altro. Ricordiamo le parole del Salmista: “Beato chi ha cura del povero! Nel giorno della sventura il SIGNORE lo libererà. Il SIGNORE lo proteggerà e lo manterrà in vita; egli sarà felice sulla terra,e tu non lo darai in balìa dei suoi nemici”1. L’amore riempie di gioia una persona, l’amore è espressione di completezza. L’amore è espressione di accoglienza, protezione e liberazione. Amore è famigliarità, confidenza, condivisione della mensa, rispetto e considerazione. L’amore è un donare in silenzio. Ruth incontra in Boaz il volto di Dio. Il Dio di Israele è un Dio vicino; un Dio immerso nell’umano, presente anche nelle vicende più casuali, quotidiane della vita. La bellezza di un paesaggio, la fatica sudata del lavoro, la gioia in un pranzo comunitario, sono segno della presenza di Dio. Questa è un’altra lezione del nostro libro: i rapporti umani più semplici possono essere veicolo di Dio dove le azioni più modeste possono esprimerlo. Lo spazio per la rivelazione di Dio non è la qualità delle cose, ma la purezza di coscienza di chi le vive. Dio non fa preferenze di persone e accoglie una moabita nel suo popolo; così non fa preferenze di luoghi, di modi, di situazioni: tutta la vita, nella sua semplicità quotidiana, è possibile spazio al Suo rivelarsi; ogni uomo è un possibile luogo della Sua manifestazione.
Possiamo dire che il Signore si manifesta di frequente proprio attraverso episodi apparentemente casuali come questo. Dio non guida la storia sempre attraverso miracoli eclatanti ma spesso agisce dietro le quinte proprio come in questo caso. Siamo onesti, quante probabilità c’erano che, di tanti campi, Ruth finisse proprio nel campo di Boaz? Ben poche, vero? Naomi si era sentita giudicata da Dio il quale, a suo dire, l’aveva resa infelice. Eppure quella mattina la sua nuora Ruth, senza indicazioni da parte sua, era finita “per caso” nel terreno giusto.
Pensiamo ora alla nostra di vita… Quante volte ci ritroviamo a non avere alcun piano o idea su come tirarci fuori da una situazione? E quante volte sembra proprio che “il caso” ci venga in aiuto? In tali occasioni, molti si ritengono fortunati, non pensano neanche che Dio stia agendo in loro favore. Poi ci sono occasioni in cui invece le cose vanno male e molti sono pronti a prendersela con Dio un po’ come aveva fatto Naomi. Chissà quante volte Dio si è manifestato silenziosamente, con discrezione nella nostra vita e noi non ce ne siamo neanche accorti. Quando le cose vanno male è facile pensare che Dio ci abbia reso infelici ma quando accadono eventi positivi siamo in grado di riconoscere l’azione di Dio dietro le quinte della nostra vita? Jules Renard2 disse: «Il caso è lo pseudonimo di Dio quando non si firma personalmente». Io mi chiedo se è capitato a qualcuno di noi, di vedere spesso delle “strane coincidenze” nello spazio che intercorre tra le nostre preghiere e ciò che ci accade, tra le cose che diciamo a Dio e la realtà che ci circonda; a me piace pensare che c’è Dio dietro tutto questo, che risponde alle nostre domande, ai nostri ringraziamenti, ai nostri dubbi, alle nostre provocazioni, utilizzando gli strumenti più disparati: le Scritture, un amico/a, un fratello/sorella di chiesa, la pagina di un libro che stiamo leggendo, la melodia di una canzone, e persino un tramonto. Dio si manifesta e ci parla in mille modi. Molte volte ci piace pensare che siano solo coincidenze perché pensiamo che Dio non possa occuparsi di noi costantemente, o per cose anche futili alcune volte. Ma Dio c’è!
Fratelli, sorelle, la vita spirituale, è accorgersi di quel dialogo continuo che Dio ha con ciascuno di noi. Solo che Dio ha alfabeti strani per comunicare. Dio ci parla attraverso la realtà. Per questo non dobbiamo mai avere paura di ciò che ci accade, perché dietro le situazioni che viviamo c’è sempre qualcosa che dobbiamo interpretare ed apprendere. E quando tace, molto spesso è perché siamo noi ad aver cambiato frequenza e non Lui ad aver smesso di parlare. Ricordiamoci allora fratelli e sorelle che ogni evento casuale, diviene una grande opportunità grazie alla quale Dio interviene consolandoci e mostrandoci la strada giusta da seguire. Persino Cristo ha trasformato l’evento della Croce, in un’opportunità per noi ovvero il perdono dei nostri peccati e la redenzione eterna. In ogni situazione della vita, in ogni suo istante, ricordiamoci di tenere in considerazione il Signore; rendiamolo partecipe del nostro pensare e agire. Solo così ci renderemo conto della Sua presenza e “per caso” ci darà le forze fisiche e spirituali per affrontare le tempeste della vita.
Fratello, sorella, se sei in mezzo alla tempesta, ti invito a confidare in Dio e prego perché egli porti un raggio di sole nella tua vita in modo che la tua prospettiva possa cambiare come cambiò quella di Naomi e Ruth.